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Un bambino di 9 nove anni ha presentato la sua collezione couture alla fashion week di Parigi Si chiama Max Alexander, ha quasi 6 milioni di follower su Instagram, Sharon Stone come cliente, e in sogno ha scoperto di essere la reincarnazione di Guccio Gucci.
Tutti i teatri dell’opera del mondo stanno massacrando Timothée Chalamet, compresa la Scala di Milano L'attore ha detto che «a nessuno importa del balletto e dell'opera». Il teatro ha risposto con un video piuttosto piccato.
L’Iran ha fatto un altro cortometraggio in stile Lego The Movie per dare tutta la colpa della guerra a Usa e Israele Era già successo nello scorso giugno, durante i precedenti attacchi di Usa e Israele. Anche in quel caso, i protagonisti era Trump, Netanyahu e Satana.
Il video del nuovo singolo di Olivia Rodrigo è un montaggio di video fatti dai bambini di Gaza, del Sudan, dell’Ucraina e dello Yemen Lo ha pubblicato su Instagram per promuover l'uscita del disco di beneficienza Help(2), per il quale ha realizzato una cover di "The Book of Love".
I creator assoldati per fare propaganda a favore di Israele stanno facendo causa a Israele perché non sono stati pagati Diversi enti governativi israeliani avrebbero debiti per milioni con studi di produzione e creator assunti per influenzare l'opinione pubblica.
Polymarket è stata costretta a chiudere la pagina in cui faceva scommettere sull’imminente apocalisse nucleare Si poteva fare una di due scelte: la bomba esploderà entro la fine di marzo? Oppure entro giugno dell'anno prossimo?
Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.

Corita Kent, la suora della Pop Art

Storia della religiosa diventata artista, a cui la galleria kaufmann repetto di Milano ha dedicato una retrospettiva.

04 Aprile 2021

Quando, all’età di 18 anni, Frances Elizabeth Kent entrò nell’ordine religioso del Cuore Immacolato di Maria, nessuno, eccetto l’amica del tempo, sembrò sorpreso. Era il 1936 e i Kent, che da diversi anni vivevano a Los Angeles, erano una tipica famiglia cattolica. Sister Mary Corita, come da quel momento si farà chiamare, era la penultima di sei figli di cui due indossavano già la tonaca. Lei dirà di aver sempre voluto essere una suora. Non 
si sorpresero neppure quando,
 32 anni dopo, nel 1968, Corita
 abbandonò la vita monacale
 e si stabilì a Boston. L’opposizione dell’arcidiocesi di Los 
Angeles all’impulso progressista del Concilio Vaticano II era 
ostinata e, come lei, altre suore 
lasciarono l’ordine. Quello che 
nessuno si aspettava era che 
Corita potesse diventare un’artista di successo, capace con le sue opere – brillanti, audaci, coloratissime – di veicolare messaggi di amore, speranza e giustizia in un mondo che stava cambiando.

Al pari di quella religiosa, la vocazione artistica di Corita Kent si manifesta assai precocemente. Incoraggiata dalla famiglia, frequenta l’Otis Art Institute di Los Angeles e qualche mese più tardi entra all’Immaculate Heart College, di cui, dopo la laurea e un master in storia dell’arte, assume la direzione del dipartimento artistico. Tra i suoi maestri ci sono Alois Schardt e soprattutto Charles Eames, il geniale architetto e designer che fa spesso visita al College e grazie al quale Corita matura l’interesse per il progetto e una crescente insoddisfazione per l’arte figurativa. Dalla vedova del muralista messicano Alfredo Ramos Martínez apprende invece i fondamenti della serigrafia. I primi lavori, realizzati a partire dagli anni ’50, risentono dell’influenza dell’Espressionismo astratto e combinano temi biblici ed elementi moderni, come le sedie di Eames su cui siedono gli invitati alle nozze in “at cana of galilee” del 1952.

Corita Kent, “with love to the everyday miracle”, 1967 screenprint

Corita Kent, “the day – shell writing #1”, 1976 screenprint

La svolta decisiva arriva però dieci anni dopo, quando alla Ferus Gallery di Los Angeles vengono esposte le Campbell’s Soup Cans di Andy Warhol. È la prima mostra della Pop Art sulla West Coast e Corita ne rimane folgorata: «Tornando a casa vedevo tutto come Andy Warhol», racconterà in seguito. Ha scoperto che può trovare ispirazione nelle corsie di un supermercato, trasformando ad esempio il packaging a cerchi del pane in cassetta Wonder o un pomodoro Del Monte nel “più succoso di tutti i pomodori”: Maria. Crea una sorta di Factory all’interno del convento e arruola i suoi studenti e le sue
consorelle in una battaglia contro la fame nel mondo,
la guerra in Vietnam, le disuguaglianze sociali, le discriminazioni razziali. Si appropria del linguaggio del
consumismo, ma prende spunto anche da e.e. cummings, Kierkegaard, Gertrude Stein, citando senza
distinzioni i Beatles e la Bibbia. «Gli artisti hanno
sempre lavorato con quello che li circonda. Nel XVIII
 secolo erano signore, signori e divanetti in giardino;
oggi potrebbero essere barattoli di zuppa Campbell e
segnali stradali. Non c’è una reale differenza», spiega.

Intorno alla metà degli anni ’60 Corita è una celebrità, con mostre a Los Angeles, New York e in Connecticut. Ha contatti con John Cage, Buckminster Fuller, Hitchcock, Henry Miller, che invita regolarmente alle sue lezioni, mentre lei stessa tiene conferenze sui suoi metodi d’insegnamento innovativi. Nel 1967 Harper’s Bazaar la annovera tra le cento donne americane di successo; qualche mese dopo è sulla copertina di Newsweek, che titola «The Nun: Going Modern». «È una suora e un’artista, è così moderna», scrivono, stentando quasi a credere che le tre cose possano coesistere in una sola persona. L’arcidiocesi di Los Angeles intanto è preoccupata: le attività del College sono troppo liberali e l’arte di Corita blasfema. Lo scontro si inasprisce e l’anno successivo Corita lascia l’ordine. Si trasferisce a Boston, dove realizza progetti su commissione e lavora per le numerose gallerie che la rappresentano.

Corita Kent, “come off it”, 1966 screenprint

Corita Kent, “my country”, 1981 screenprint

La sua arte si fa più introspettiva, più politica, con serigrafie che riflettono sulle uccisioni di Robert Kennedy e Martin Luther King, sulle tensioni razziali e l’escalation della guerra in Vietnam. Muore nel 1986, malata di cancro, ma celebrata in tutto il Paese come la suora della Pop Art. Oggi la carica dirompente dei messaggi di Corita ha conquistato Chloé, che ne ha fatto una dichiarazione di vitalità e armonia, inserendo alcune sue stampe nella collezione Primavera Estate 2021 firmata da Natacha Ramsay–Levi. A Milano invece si svolge la prima retrospettiva italiana: dal 4 marzo al 17 aprile la galleria kaufmann repetto ospita 35 opere che ne ripercorrono la carriera, mostrandone gli sviluppi e le svolte inattese.

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