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Google ha emesso un’obbligazione che gli investitori potranno incassare tra 100 anni, se saranno ancora vivi A quanto pare, era l'unica maniera di trovare tutti i soldi che l'azienda vuole investire nello sviluppo dell'intelligenza artificiale.
Il Partito Liberale Democratico di Sanae Takaichi ha preso così tanti voti che non ha abbastanza deputati per occupare tutti i seggi vinti, quindi ne ha dovuti “regalare” un po’ agli altri partiti La vittoria è stata così larga che a un certo punto si sono accorti che non avevano più deputati da mandare alla Camera.
Alla Tate Modern di Londra sta per aprire la più grande mostra mai dedicata a Tracey Emin Concepita in stretta collaborazione con l’artista, A Second Life ripercorre 40 di carriera e riunisce più di 90 opere, alcune mai esposte prima.
C’è una nuova piattaforma streaming su cui vedere centinaia di classici, legalmente, gratuitamente e senza pubblicità Si chiama WikiFlix e riunisce più di 4000 lungometraggi, cartoni animati e cortometraggi, sia famosissimi che sconosciuti.
Trump ha fatto rimuovere la bandiera Lgbtq+ dal monumento di Stonewall, il luogo in cui è nato il movimento Lgtbtq+ Il governo ha poi spiegato che le uniche bandiere consentite nei pubblici monumenti sono quelle che «esprimono la posizione ufficiale» del governo.
La pergamena lunga 36 metri sulla quale Jack Kerouac scrisse la prima stesura di Sulla strada andrà all’asta La basa d'asta è fissata a due milioni e mezzo di dollari, per un oggetto diventato quasi leggendario tra gli appassionati di letteratura americana.
Per addestrare la sua intelligenza artificiale, l’azienda Anthropic avrebbe comprato, scansionato e poi distrutto due milioni di libri usati L'azienda avrebbe approfittato di un cavillo legale e sostiene di avere tutto il diritto di usare in questa maniera libri che ha regolarmente acquistato.
Maison Margiela ha reso disponibile il suo intero archivio, per tutti, gratuitamente, su Dropbox L'iniziativa fa parte del progetto MaisonMargiela/folders, che porterà il brand in Cina con 4 mostre, e una sfilata programmata ad aprile.

Corita Kent, la suora della Pop Art

Storia della religiosa diventata artista, a cui la galleria kaufmann repetto di Milano ha dedicato una retrospettiva.

04 Aprile 2021

Quando, all’età di 18 anni, Frances Elizabeth Kent entrò nell’ordine religioso del Cuore Immacolato di Maria, nessuno, eccetto l’amica del tempo, sembrò sorpreso. Era il 1936 e i Kent, che da diversi anni vivevano a Los Angeles, erano una tipica famiglia cattolica. Sister Mary Corita, come da quel momento si farà chiamare, era la penultima di sei figli di cui due indossavano già la tonaca. Lei dirà di aver sempre voluto essere una suora. Non 
si sorpresero neppure quando,
 32 anni dopo, nel 1968, Corita
 abbandonò la vita monacale
 e si stabilì a Boston. L’opposizione dell’arcidiocesi di Los 
Angeles all’impulso progressista del Concilio Vaticano II era 
ostinata e, come lei, altre suore 
lasciarono l’ordine. Quello che 
nessuno si aspettava era che 
Corita potesse diventare un’artista di successo, capace con le sue opere – brillanti, audaci, coloratissime – di veicolare messaggi di amore, speranza e giustizia in un mondo che stava cambiando.

Al pari di quella religiosa, la vocazione artistica di Corita Kent si manifesta assai precocemente. Incoraggiata dalla famiglia, frequenta l’Otis Art Institute di Los Angeles e qualche mese più tardi entra all’Immaculate Heart College, di cui, dopo la laurea e un master in storia dell’arte, assume la direzione del dipartimento artistico. Tra i suoi maestri ci sono Alois Schardt e soprattutto Charles Eames, il geniale architetto e designer che fa spesso visita al College e grazie al quale Corita matura l’interesse per il progetto e una crescente insoddisfazione per l’arte figurativa. Dalla vedova del muralista messicano Alfredo Ramos Martínez apprende invece i fondamenti della serigrafia. I primi lavori, realizzati a partire dagli anni ’50, risentono dell’influenza dell’Espressionismo astratto e combinano temi biblici ed elementi moderni, come le sedie di Eames su cui siedono gli invitati alle nozze in “at cana of galilee” del 1952.

Corita Kent, “with love to the everyday miracle”, 1967 screenprint

Corita Kent, “the day – shell writing #1”, 1976 screenprint

La svolta decisiva arriva però dieci anni dopo, quando alla Ferus Gallery di Los Angeles vengono esposte le Campbell’s Soup Cans di Andy Warhol. È la prima mostra della Pop Art sulla West Coast e Corita ne rimane folgorata: «Tornando a casa vedevo tutto come Andy Warhol», racconterà in seguito. Ha scoperto che può trovare ispirazione nelle corsie di un supermercato, trasformando ad esempio il packaging a cerchi del pane in cassetta Wonder o un pomodoro Del Monte nel “più succoso di tutti i pomodori”: Maria. Crea una sorta di Factory all’interno del convento e arruola i suoi studenti e le sue
consorelle in una battaglia contro la fame nel mondo,
la guerra in Vietnam, le disuguaglianze sociali, le discriminazioni razziali. Si appropria del linguaggio del
consumismo, ma prende spunto anche da e.e. cummings, Kierkegaard, Gertrude Stein, citando senza
distinzioni i Beatles e la Bibbia. «Gli artisti hanno
sempre lavorato con quello che li circonda. Nel XVIII
 secolo erano signore, signori e divanetti in giardino;
oggi potrebbero essere barattoli di zuppa Campbell e
segnali stradali. Non c’è una reale differenza», spiega.

Intorno alla metà degli anni ’60 Corita è una celebrità, con mostre a Los Angeles, New York e in Connecticut. Ha contatti con John Cage, Buckminster Fuller, Hitchcock, Henry Miller, che invita regolarmente alle sue lezioni, mentre lei stessa tiene conferenze sui suoi metodi d’insegnamento innovativi. Nel 1967 Harper’s Bazaar la annovera tra le cento donne americane di successo; qualche mese dopo è sulla copertina di Newsweek, che titola «The Nun: Going Modern». «È una suora e un’artista, è così moderna», scrivono, stentando quasi a credere che le tre cose possano coesistere in una sola persona. L’arcidiocesi di Los Angeles intanto è preoccupata: le attività del College sono troppo liberali e l’arte di Corita blasfema. Lo scontro si inasprisce e l’anno successivo Corita lascia l’ordine. Si trasferisce a Boston, dove realizza progetti su commissione e lavora per le numerose gallerie che la rappresentano.

Corita Kent, “come off it”, 1966 screenprint

Corita Kent, “my country”, 1981 screenprint

La sua arte si fa più introspettiva, più politica, con serigrafie che riflettono sulle uccisioni di Robert Kennedy e Martin Luther King, sulle tensioni razziali e l’escalation della guerra in Vietnam. Muore nel 1986, malata di cancro, ma celebrata in tutto il Paese come la suora della Pop Art. Oggi la carica dirompente dei messaggi di Corita ha conquistato Chloé, che ne ha fatto una dichiarazione di vitalità e armonia, inserendo alcune sue stampe nella collezione Primavera Estate 2021 firmata da Natacha Ramsay–Levi. A Milano invece si svolge la prima retrospettiva italiana: dal 4 marzo al 17 aprile la galleria kaufmann repetto ospita 35 opere che ne ripercorrono la carriera, mostrandone gli sviluppi e le svolte inattese.

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