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Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.

L’estetica trash del declino britannico nell’arte di Corbin Shaw

L'artista inglese in mostra con Eurotrash allo Spazio Maiocchi di Milano, un'allegoria della grandeur British che non esiste più.

di Studio
08 Novembre 2024

C’è un codice estetico immediatamente riconoscibile nell’opera dell’artista inglese Corbin Shaw a un primo, rapido colpo d’occhio: è quello di tutte le culture e sottoculture che la Gran Bretagna ha prodotto dal Dopoguerra a oggi, in diversi campi. Lo sport, con le bandiere di San Giorgio riempite di slogan e scritte che abbiamo visto per decenni negli stadi dei Mondiali e degli Europei; la moda, con i pattern più celebri di marchi come Burberry e Aquascutum; i tabloid, con le grafiche strillate, “bold” e colorate tipiche del Sun; ma anche i biglietti delle lotterie con quel logo di dita incrociate, i cartelli ubiqui dei divieti, l’estetica dei pub e della cultura della birra, la club culture, l’urbanistica trash e plasticosa degli orinatoi pubblici, le strade di periferia buie, fredde e abbandonate.

Poi, esaminando questi manufatti con più attenzione, si vede in cosa consiste l’operazione di Shaw: decontestualizzare e ribaltare semanticamente tutti questi elementi. Eurotrash, la mostra che l’artista di Sheffield classe 1998 inaugura venerdì 8 novembre allo Spazio Maiocchi di Milano (fino a domenica 11, info qui) è un’immersione nell’ex grandeur britannica che si va sempre più sbiadendo, nello sfilacciamento di un’identità nazionale passata dalla potenza politica imperiale al dominio della cultura pop ma di cui, oggi, rimane poco. Quindi una strana nostalgia di una Gran Bretagna che ha colonizzato i sogni culturali degli adolescenti di mezzo mondo, ma soprattutto uno sguardo critico e disincantato. Abbiamo contattato l’artista per parlare di Eurotrash, per parlare di questo sbiadimento, ha detto: «Penso che succeda perché politicamente non sta cambiando niente. Le persone al potere danno opportunità a chi gli assomiglia di più. La porta si sta chiudendo. Chi ha potere di spesa non scommette più su niente di nuovo o interessante: si preferisce fare per l’ottava volta un remake di Mary Poppins o qualcosa di stupido tanto quanto».

Nello spazio di Eurotrash si viene accolti da una cascata di bandiere dell’Unione Europea e di Union Jack bianche e nere, senza i colori originali. Nel mezzo, delle sedie di attesa tipiche degli aeroporti, mentre in alto i cartelli dicono “UK Border”. Al centro dello spazio, come se fosse una fontana in una pubblica piazza, un orinatoio pubblico simboleggia il volto di plastica della monumentalità odierna.

C’è un’altra caratteristica impossibile da ignorare nel lavoro di Shaw: il ragionamento sui codici della mascolinità. In suoi lavori passati legati alla cultura calcistica, per esempio, mostrano “pezze” da stadio con slogan tipo: «We should talk about our feelings», laddove ci si potrebbe invece immaginare un incitamento ai “ragazzi”. Oppure quel pezzo di stoffa con pattern Burberry su cui è cucito il claim, preso da una canzone degli Smiths, «Sweet & Tender Hooligan». Lui spiega: «Mi interessano gli spazi iper-maschili e maschilisti in cui si verificano momenti di tenerezza fugace ma davvero bella tra uomini, finché poi non vengono ignorati e dimenticati».

E poi la moda, appunto, con tutti i codici di vestiario che dall’Inghilterra si sono diffusi nel mondo. «I codici di abbigliamento maschile sono un argomento chiave nel mio lavoro», dice Corbin, «perché gli uomini dicono molto su ciò che scelgono di indossare. Gran parte della mia ispirazione per il mio lavoro deriva dagli ambienti in cui sono cresciuto, i pub, i club e le palestre di boxe. Tutti con i loro invisibili codici di abbigliamento. Ho capito fin da piccolo come vestirsi per non apparire troppo. Mi piace anche l’idea di sovvertire quei codici di abbigliamento. Il teppista, il manzo palestrato, il tipo del rugby, il “business bro”. Come puoi prendere questa armatura/costume maschile e giocarci».

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