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08:40 martedì 25 agosto 2026
Un tizio ha creato una mappa di tutti i musei più strani e di nicchia del mondo Volete sapere dov'è che si trova il museo delle pompe di benzina, quello delle archeoplastiche o degli spazzacamini? Questo è lo strumento che fa per voi. E sì, questi musei esistono tutti e si trovano tutti in Italia.
Tra i film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia si è aggiunto all’ultimo NAZA, il nuovo documentario dei registi di No Other Land Yuval Abraham e Rachel Szor Prodotto (tra gli altri) dal Guardian e dal Guardian, e il titolo è l'acronimo con cui l'intelligence israeliana conta i civili palestinesi che muoiono nei raid.
C’è un film d’animazione così brutto che sta diventando campione d’incassi perché le persone vanno a vederlo per accertarsi che sia davvero così brutto Niu Lai è il film del momento in Cina, prodotto dell'ingegno di una madre e un figlio senza nessuna esperienza e formazione in cinema d'animazione. E si vede.
Le donne iraniane si stanno togliendo il velo e stavolta il regime è troppo impegnato nella guerra con gli Usa per farci qualcosa La repressione non si ferma, ma ormai le donne che semplicemente rifiutano di mettere l'hijab sono troppe per perseguirle e condannarle tutte.
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.

Come riconoscere la gentrification dall’illuminazione

27 Ottobre 2017

Studio ha più volte parlato di gentrification. Il fenomeno, osservato per la prima volta dal sociologo inglese Ruth Glass a Londra (e per alcuni risalente all’antica Roma), è stato indagato su queste pagine in alcune delle sue possibili declinazioni: dalla nicotina ai rapporti con il terrorismo, fino ai casi italiani. La cosiddetta classe creativa (ma forse sarebbe meglio parlare di ceto) è sicuramente responsabile del mutamento dell’identità dei luoghi e della loro omologazione ai gusti e agli stili di vita degli strati medi della popolazione. Tanto che, alcuni mesi fa, Richard Florida, che aveva definito la creative class per la prima volta (mettendone il luce il ruolo propulsivo), ne ha individuato un lato più oscuro ed escludente, che ha generato Trump e i populismi.

Insomma, la gentrification ha i suoi protagonisti e i suoi luoghi d’elezione. Inoltre ha un alfabeto simbolico che siamo in grado di riconoscere subito (e in base al quale facciamo le nostre scelte, ad esempio decidendo di sederci in un ristorante o no), un catalogo del quale sembra facciano parte anche le lampadine Edison. Quest’ultime sono un modello caratterizzato da un aspetto tradizionale e un colore caldo e intimo, molto diverse dall’illuminazione delle strade delle grandi città americane, dalla tonalità più fredda e meno delicata (ma più economiche).

California Lawmaker Considers Bill Banning Conventional Light Bulbs

Thomas Campanella racconta su Citylab la sua lunga passeggiata tra i diversi quartieri di Brooklyn. L’accademico ha attraversato zone a maggioranza sia nera che bianca, aree ricche e povere, abitate dalla classe creativa o affollate da negozi pakistani, indiani, cinesi e così via. Individuando gli esercizi con le lampadine Edison e segnandoli, quindi, su una mappa, Campanella ha scoperto che la loro presenza si concentra esattamente nei quartieri più ricchi, quelli più gentrificati, mentre il sofisticato manufatto manca completamente nelle aree circostanti. Al termine dell’articolo, lo scrittore si abbandona a una riflessione: durante la nostra ricerca per l’autenticità cittadina, faremmo meglio a farci guidare non dalle lampade vintage al tungsteno, ma dalle fredde e bianche lampade fluorescenti, perché quest’ultime sono l’illuminazione «del grill guyanese, della drogheria dominicana, del take-away fujianese, dell’edicola del Bangladesh».

Foto Getty
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