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19:13 giovedì 17 settembre 2026
La prima ricerca sul disastro in Nepal ha confermato quello che tutti sospettavano: la crisi climatica c’entra eccome in quello che è successo Lo ha realizzato la climatologa Friederike Otto dell'Imperial College di Londra: per lei, i nepalesi stanno pagando una crisi provocata dalle emissioni di combustibili fossili.
Una città in Belgio ha affidato la cura dei suoi prati a un gregge di pecore e le pecore sono state così brave a curare i prati che ora il Comune assumerà altre pecore per curare i prati Si chiamano Lactose, Rayban, Pils, Domino, Katimini, Maria, Juliette e Puyu. E il Comune di Ixelles non può più fare a meno di loro nella cura del verde pubblico.
Stati Uniti e Israele hanno concluso una delle più grosse compravendite di una delle più grosse bombe di tutti i tempi Bombe che pesano tutte almeno una tonnellata, pensate per distruggere edifici interi e che quando esplodono lasciano crateri profondi 15 metri.
Macklemore ha donato tutti i soldi guadagnati nel tour di Ed Sheeran a organizzazioni umanitarie che aiutano i palestinesi Un milione di dollari a sei diverse organizzazioni umanitarie. «Una vita palestinese non vale meno di qualsiasi altra vita sulla Terra», ha detto.
JD Vance si è lanciato in un incredibile spiegone per dimostrare che Emily in Paris è la miglior serie di sempre e lo «Shakespeare della nostra epoca» Secondo il Vicepresidente la serie è «una grande critica culturale al processo decisionale dei Millennial».
Se sei l’erede di una grande dinastia della moda italiana e ti serve un direttore creativo per il tuo brand, chiami Dario Vitale Dopo l'esperienza da Versace, Dario Vitale diventa il primo creativo esterno ad assumere la guida di Emporio e degli accessori Giorgio Armani, segnando la prima vera svolta della maison dopo la scomparsa del fondatore.
Nonostante gli scienziati dicano che non funzionerà mai, diverse persone stanno pagando 200 mila euro a un’azienda australiana per far congelare i loro cadaveri nella speranza di essere resuscitati in futuro L'azienda si chiama Southern Cryonics, si trova a Holbrook, nel New Souther Wales, e ai suoi clienti propone "a chance of life extension".
Per salvare i suoi cittadini dal brainrot, Singapore ha deciso di pagarli per leggere almeno 15 minuti al giorno Quindici minuti valgono venti monete virtuali, per arrivare a un dollaro di Singapore ne servono mille, cioè cinquanta giorni di lettura.

Coachella 2024, di male in peggio

Il festival delle influencer è sempre stato una baracconata, ma negli anni post-Beyoncé sembra essere diventato un vero e proprio disastro popolato da un pubblico che non capisce gli artisti sul palco e da artisti che non riescono più a raccapezzarsi.

16 Aprile 2024

«La tua timeline è Coachella, la mia è il Salone del Mobile, non siamo uguali», ha scritto in una storia l’influencer brendahasthtag (quella che si veste solo di bianco o solo di nero, per capirci), tralasciando l’altro “contenuto virale” del weekend, i missili iraniani su Israele. Con la sua battutina da snob, Brenda voleva sottolineare quanto il Coachella sia diventato sfigato, o meglio, ancora più sfigato. L’abbiamo sempre saputo che il Coachella era una gran baracconata, il “festival delle influencer”. Ci andavano le aspiranti Chiara Ferragni (bionde, magre, appena emerse da un paio di lettini solari) per documentare i loro orribili look giorno per giorno: trasparenze, nudità, colori fluo, bikini a uncinetto, gonnelle di rete, diamantini in faccia, treccine, piume, frange, pizzo, fiori, stelle, cuori, stivali cowboy, anfibi. Un pasticcio di stili e appropriazioni indossato sulla pelle abbronzata e i sorrisi sbiancati coi filtri, nell’entusiasmo di ostentare il privilegio di essere lì, davanti alla ruota panoramica, a scattarsi quelle foto taroccate con Photoshop.

Nella sua cattivissima stroncatura dell’esibizione di Lana Del Rey sul Guardian, Alaina Demopoulos (che invece qui si spertica in lodi dello show di Doja Cat: grazie tante, stiamo parlando di una macchina da guerra dei live) ci azzecca soltanto a metà. Esordisce ricordandoci giustamente come alcuni degli accessori che caratterizzavano il “Coachella look” coincidessero con quelli della prima Lana Del Rey. «L’immagine cliché di Lana Del Rey – corona di fiori, occhiali da sole a forma di cuore, broncio da Lolita», scrive, «corrisponde al cliché di una ragazza del Coachella». Ma continua dicendo: «Sia Lana Del Rey che il festival hanno visto un picco a metà degli anni 2010, durante i primi anni dell’esplosione della cultura influencer. Quindi è logico che la ragazza d’oro del Coachella sia la protagonista del festival… anche se, nel 2024, arriva con 10 anni di ritardo». Secondo me, invece, la maggior parte delle influencer che nel 2010 indossavano corone di fiori e occhiali a cuore (molto probabilmente acquistati da Accesorize) non si sarebbero mai sognate di andare a un concerto di Lana Del Rey.

La meravigliosa Billie Eilish, che non sbaglia mai (il duetto di “Video Games” è l’unico momento che ha convinto tutti) sembra aver voluto sottolineare questo fenomeno: «This is the reason for half of you bitches’ existence», ha ricordato alla folla, ormai totalmente caotica nei gusti e nello stile (o meglio, nelle varie espressioni dell’assenza di entrambi), come sottolinea Dazed che parla della “fashion identity crisis” del festival. Ma nel 2010, per quelle influencer abbronzate, Lana Del Rey era ancora un fenomeno strano, recepito con scetticismo, una weirdo da bullizzare e deridere, di cui fare l’imitazione. E quelle stesse influencer che ora si professano fan, non l’avevano ancora capita. Checché né dica il Guardian, quindi, il 2024 è l’anno perfetto per Lana Del Rey al Coachella, proprio perché è questa la fase in cui la cantautrice è “arrivata a tutti”, è diventata popolare, mainstream, «l’amica di Taylor Swift». Da “stonata (nella voce e nella mente) col filler” a Venerata Maestra.

Ma Lana Del Rey non è fatta per un pubblico di tale quantità e qualità. La sua esibizione è stata giudicata negativamente non solo per la voce altalenante ma anche per la sua “presenza scenica” (quando uno dei motivi per cui la veneriamo è proprio il suo misteriosissimo, irreplicabile mix di eleganza e goffaggine). E la sua performance non è stata l’unica ad aver deluso l’esigente platea del Coachella. Pare che, anche quest’anno (nel 2023 si era parlato soprattutto del “disappointing mess” di Frank Ocean) la maggior parte dei concerti sia stata un mezzo schifo, con il pubblico attraversato da un flusso costante di persone che se ne andavano. Sembra che dopo l’apice del Beycella (la leggendaria, impeccabile, amatissima esibizione di Beyoncé nel 2018), si sia innescato un inarrestabile processo di decadimento (che pare aver colpito anche la stessa Beyoncé, a dire la verità). Una prova starebbe anche nello scarso entusiasmo con il quale i fan quest’anno hanno risposto all’apertura delle prevendite: il 2015 del tutto esaurito in 40 minuti è lontanissimo, nel 2024 dopo un mese restano ancora biglietti disponibili per il secondo fine settimana del festival.

Grimes (probabilmente conosciuta da gran parte del pubblico del festival soltanto come «la ex di Elon Musk») ha avuto dei problemi tecnici e ha dovuto interrompere il suo set, aggiornando tutti in tempo reale sui suoi maldestri tentativi di superare l’empasse (anche qui: su TikTok i fan più fedeli giurano che è una cosa che accade spesso e tirano in ballo il suo presunto autismo), un atteggiamento giudicato molto poco professionale da tutti quelli che hanno deciso di abbandonarla lì coi suoi esperimenti. Anche Damon Albarn dei Blur ha scelto di comunicare col pubblico in maniera diciamo “informale”, intimando: «You’re never seeing us again so you might as well fucking sing it» (sembrava non conoscessero le parole di “Girls & Boys”, o perlomeno non sembravano intenzionati a cantarla). Come ha recuperato punti di simpatia? Citando il famoso video TikTok che ha reso famosa “Song 2” (il vero motivo per cui le prime note della canzone hanno suscitato l’entusiasta e immediata reazione della folla): «Mi è stato mostrato un TikTok in cui questa canzone viene eseguita da un aspirapolvere», ha detto. «È una cosa umiliante e stimolante allo stesso tempo». Che forse descrive bene cosa provano questi artisti a esibirsi a un festival del genere.

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