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15:31 venerdì 10 aprile 2026
Nei suoi primi 100 giorni da sindaco di New York, Mamdani ha fatto una cosa meglio di tutti i suoi predecessori: aggiustare le buche per strada Il sindaco ha appena sigillato la centomillesima buca della sua amministrazione, un traguardo raggiunto nei cento giorni dall'insediamento. E di cui va molto fiero.
I Nine Inch Nails hanno annunciato un nuovo album che uscirà tra neanche una settimana Si intitola Nine Inch Noize, uscirà il 17 aprile ed è l'ufficializzazione del trio Trent Reznor, Atticus Ross e Alexander Ridha, in arte Boys Noize.
Stefano Gabbana lascia la presidenza di Dolce&Gabbana In una nota riportata oggi si specifica che la scelta del co-fondatore del brand nato nel 1985 non avrà però alcun impatto sul suo contributo creativo al gruppo.
Una ricercatrice è riuscita a completare la prima mappa dei nervi del clitoride E grazie a questa mappa si è scoperto che le informazioni che avevamo sul clitoride non solo erano pochissime ma in molti casi anche sbagliate.
Il governo pakistano si è inventato due giorni di festa nazionale per svuotare Islamabad ed evitare disordini durante il negoziato tra Usa e Iran La capitale al momento è deserta: per strada non c'è quasi nessuno, ci sono poliziotti e soldati ovunque, in attesa dell'arrivo delle delegazioni di Usa e Iran.
Per la prima volta in dieci anni non c’è neanche un film italiano in corsa per la Palma d’oro al Festival di Cannes Le ultime speranze riguardavano il nuovo film di Nanni Moretti, Succederà questa notte. Che però, a quanto pare, non è ancora finito.
La tregua tra Usa e Iran prevederebbe un pedaggio di 2 milioni di dollari per ogni nave che passa per lo Stretto di Hormuz. Prima della guerra non c’era nessun pedaggio Il problema è che, secondo l diritto internazionale, non si può imporre un pedaggio in acque internazionali. Ma sia Iran che Usa hanno promesso di farlo.
L’autrice del best seller The Housemaid ha rivelato la sua vera identità perché era stanca di chi sosteneva che fosse un maschio Ha venduto milioni di copie in tutto il mondo con lo pseudonimo Freida McFadden, ma alla fine è deciso di rivelare il suo vero nome, Sara Cohen.

Coachella 2024, di male in peggio

Il festival delle influencer è sempre stato una baracconata, ma negli anni post-Beyoncé sembra essere diventato un vero e proprio disastro popolato da un pubblico che non capisce gli artisti sul palco e da artisti che non riescono più a raccapezzarsi.

16 Aprile 2024

«La tua timeline è Coachella, la mia è il Salone del Mobile, non siamo uguali», ha scritto in una storia l’influencer brendahasthtag (quella che si veste solo di bianco o solo di nero, per capirci), tralasciando l’altro “contenuto virale” del weekend, i missili iraniani su Israele. Con la sua battutina da snob, Brenda voleva sottolineare quanto il Coachella sia diventato sfigato, o meglio, ancora più sfigato. L’abbiamo sempre saputo che il Coachella era una gran baracconata, il “festival delle influencer”. Ci andavano le aspiranti Chiara Ferragni (bionde, magre, appena emerse da un paio di lettini solari) per documentare i loro orribili look giorno per giorno: trasparenze, nudità, colori fluo, bikini a uncinetto, gonnelle di rete, diamantini in faccia, treccine, piume, frange, pizzo, fiori, stelle, cuori, stivali cowboy, anfibi. Un pasticcio di stili e appropriazioni indossato sulla pelle abbronzata e i sorrisi sbiancati coi filtri, nell’entusiasmo di ostentare il privilegio di essere lì, davanti alla ruota panoramica, a scattarsi quelle foto taroccate con Photoshop.

Nella sua cattivissima stroncatura dell’esibizione di Lana Del Rey sul Guardian, Alaina Demopoulos (che invece qui si spertica in lodi dello show di Doja Cat: grazie tante, stiamo parlando di una macchina da guerra dei live) ci azzecca soltanto a metà. Esordisce ricordandoci giustamente come alcuni degli accessori che caratterizzavano il “Coachella look” coincidessero con quelli della prima Lana Del Rey. «L’immagine cliché di Lana Del Rey – corona di fiori, occhiali da sole a forma di cuore, broncio da Lolita», scrive, «corrisponde al cliché di una ragazza del Coachella». Ma continua dicendo: «Sia Lana Del Rey che il festival hanno visto un picco a metà degli anni 2010, durante i primi anni dell’esplosione della cultura influencer. Quindi è logico che la ragazza d’oro del Coachella sia la protagonista del festival… anche se, nel 2024, arriva con 10 anni di ritardo». Secondo me, invece, la maggior parte delle influencer che nel 2010 indossavano corone di fiori e occhiali a cuore (molto probabilmente acquistati da Accesorize) non si sarebbero mai sognate di andare a un concerto di Lana Del Rey.

La meravigliosa Billie Eilish, che non sbaglia mai (il duetto di “Video Games” è l’unico momento che ha convinto tutti) sembra aver voluto sottolineare questo fenomeno: «This is the reason for half of you bitches’ existence», ha ricordato alla folla, ormai totalmente caotica nei gusti e nello stile (o meglio, nelle varie espressioni dell’assenza di entrambi), come sottolinea Dazed che parla della “fashion identity crisis” del festival. Ma nel 2010, per quelle influencer abbronzate, Lana Del Rey era ancora un fenomeno strano, recepito con scetticismo, una weirdo da bullizzare e deridere, di cui fare l’imitazione. E quelle stesse influencer che ora si professano fan, non l’avevano ancora capita. Checché né dica il Guardian, quindi, il 2024 è l’anno perfetto per Lana Del Rey al Coachella, proprio perché è questa la fase in cui la cantautrice è “arrivata a tutti”, è diventata popolare, mainstream, «l’amica di Taylor Swift». Da “stonata (nella voce e nella mente) col filler” a Venerata Maestra.

Ma Lana Del Rey non è fatta per un pubblico di tale quantità e qualità. La sua esibizione è stata giudicata negativamente non solo per la voce altalenante ma anche per la sua “presenza scenica” (quando uno dei motivi per cui la veneriamo è proprio il suo misteriosissimo, irreplicabile mix di eleganza e goffaggine). E la sua performance non è stata l’unica ad aver deluso l’esigente platea del Coachella. Pare che, anche quest’anno (nel 2023 si era parlato soprattutto del “disappointing mess” di Frank Ocean) la maggior parte dei concerti sia stata un mezzo schifo, con il pubblico attraversato da un flusso costante di persone che se ne andavano. Sembra che dopo l’apice del Beycella (la leggendaria, impeccabile, amatissima esibizione di Beyoncé nel 2018), si sia innescato un inarrestabile processo di decadimento (che pare aver colpito anche la stessa Beyoncé, a dire la verità). Una prova starebbe anche nello scarso entusiasmo con il quale i fan quest’anno hanno risposto all’apertura delle prevendite: il 2015 del tutto esaurito in 40 minuti è lontanissimo, nel 2024 dopo un mese restano ancora biglietti disponibili per il secondo fine settimana del festival.

Grimes (probabilmente conosciuta da gran parte del pubblico del festival soltanto come «la ex di Elon Musk») ha avuto dei problemi tecnici e ha dovuto interrompere il suo set, aggiornando tutti in tempo reale sui suoi maldestri tentativi di superare l’empasse (anche qui: su TikTok i fan più fedeli giurano che è una cosa che accade spesso e tirano in ballo il suo presunto autismo), un atteggiamento giudicato molto poco professionale da tutti quelli che hanno deciso di abbandonarla lì coi suoi esperimenti. Anche Damon Albarn dei Blur ha scelto di comunicare col pubblico in maniera diciamo “informale”, intimando: «You’re never seeing us again so you might as well fucking sing it» (sembrava non conoscessero le parole di “Girls & Boys”, o perlomeno non sembravano intenzionati a cantarla). Come ha recuperato punti di simpatia? Citando il famoso video TikTok che ha reso famosa “Song 2” (il vero motivo per cui le prime note della canzone hanno suscitato l’entusiasta e immediata reazione della folla): «Mi è stato mostrato un TikTok in cui questa canzone viene eseguita da un aspirapolvere», ha detto. «È una cosa umiliante e stimolante allo stesso tempo». Che forse descrive bene cosa provano questi artisti a esibirsi a un festival del genere.

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