Enrico Milano, 22 mila follower su Instagram guadagnati prendendo in giro Giani, è la prova che i meme ormai sono un mestiere vero e proprio. O, quantomeno, aiutano a trovarne uno.
Il guasto di Cloudflare è stato così grave che ha causato anche il guasto di Downdetector, il sito che si occupa di monitorare i guasti su internet
Oltre a X, ChatGPT, Spotify e tanti altri, nel down di Cloudflare è andato di mezzo anche il sito a cui si accede quando tutti gli altri sono inaccessibili.
Il down di Cloudflare di martedì 18 novembre è stato uno dei peggiori nella storia recente di internet. E non ce ne sono stati certo pochi, di eventi simili, nella storia recente di internet. Poche settimane fa era successa la stessa cosa a AWS (Amazon Web Services), un altro down che aveva “oscurato” una notevole parte di internet. Al di là delle analisi e delle riflessioni – succede sempre più spesso che internet è sempre più un oligopolio, anche e soprattutto quando si tratta di server – c’è un dato che aiuta a capire quanto grave sia stato il guaio in cui il guasto di Clouflare ha messo tutta internet: tra i tantissimi siti rimasti inaccessibili per ore (X, ChatGPT, Spotify) c’è stato anche Downdetector, cioè il sito che tiene traccia dei guasti degli altri siti.
Al momento la situazione sembra essere tornata alla normalità, ma si aspetta ancora di capire cosa abbia causato il guasto di Cloudflare. Soprattutto, si aspetta una spiegazione da parte di Cloudflare. Al momento, l’azienda si è limitata a dire che è in corso un’indagine interna. Come si legge su Futurism, un portavoce dell’azienda ha riferito che nella mattinata di martedì, intorno alle 6:20, i server di Cloudflare hanno registrato un insolito picco di traffico, che potrebbe essere la causa, o una delle cause, del successivo down. Dalle prime indagini, sembra essere stata esclusa la possibilità di un attacco informatico: come ha spiegato Alan Woodward, professore presso il Centre for Cyber Security della University of Surrey, in un’intervista concessa al Guardian, è molto difficile e molto raro che un singolo attacco possa portare danni così gravi.
Enrico Milano, 22 mila follower su Instagram guadagnati prendendo in giro Giani, è la prova che i meme ormai sono un mestiere vero e proprio. O, quantomeno, aiutano a trovarne uno.
Il sito contiene migliaia di video e foto di violenze, oltre a consigli e tutorial su come eseguirle e nasconderle. Ma, a quanto pare, le autorità non possono chiuderlo a causa di un cavillo.
Dopo il 2016, Instagram era diventato il rifugio di chi fuggiva da un Facebook ormai invivibile. Dieci anni dopo, chi c'era allora vede muoversi gli stessi maligni meccanismi che hanno rovinato tutte le piattaforme social.
È una pratica antica ma che finora era rimasta confinata negli antri più oscuri di internet. In questi mesi, però, abbiamo assistito al suo definitivo sdoganamento: ora è una forma di comunicazione politica accettata e apprezzata. Grazie, ovviamente, a Donald Trump.
Il sorrisetto soddisfatto della sindaca di Genova a molti ha ricordato un meme famosissimo: quello della Disaster Girl, di cui Salis è involontariamente diventata la versione "adulta".