Il libro si intitola Compton Street Legend, autopubblicato, 215 pagine con filigrane a forma di foro di proiettile, e descrive Duane Keith Davis, detto Keffe D, come l'uomo che procurò la pistola che fu usata per uccidere Tupac.
Per scoprire se l’ultimo film di Tarantino sia davvero un capolavoro (ce lo chiedevamo qui), dovremo aspettare ancora pochi giorni. Certo è che il suo atto d’amore per la vecchia Hollywood si è guadagnato una posizione nella classifica stilata dal Guardian, sui 100 film migliori del ventunesimo secolo. Vi trova posto il taglio di capelli (quello iconico, “a scodella”) di Anton Chigurth in No Country for Old Men, la stasi amorosa che Sofia Coppola ha raccontato con Lost in Translation, e persino la leggerezza infantile di Paddington 2 (versione fiabesca e cordiale dell’orsetto protagonista di Ted, anche lui presente in classifica).
We need to talk about Kevin, con cui Lynne Ramsay prosciuga le cinquecento densissime pagine del romanzo di partenza, è inserito alla posizione 63 (merito di quei filtri cromatici calcolati al millimetro), superando Brokeback Mountain e Requiem for a dream. Oltre alla perfezione della «lussuria estiva così intensamente catturata da Luca Guadagnino» in Call me by your name, altri italiani risultano nella lista. È il caso, tra questi, di Matteo Garrone con Gomorra, Fuocoammare di Gianfranco Rosi e della Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, già vincitore dell’Oscar come miglior film straniero nel 2014.
Spazio anche allo sperimentalismo con il piano sequenza più lungo della storia (parliamo di Arca russa di Aleksandr Sokurov), e alla concretezza di Before sunrise, che nel 1995 ci ha fatto comprendere quanto «e vissero tutti felici e contenti» fosse solo una sintesi troppo approssimativa dell’amore. Al primo posto? There will be blood di Thomas Anderson, dedicato alla memoria di Robert Altman. Se Wes Anderson e altri registi compaiono più volte, Lars von Trier figura solo con Dogville. Almeno per la sua filmografia, c’è ancora qualcuno che non si indigna.
Il libro si intitola Compton Street Legend, autopubblicato, 215 pagine con filigrane a forma di foro di proiettile, e descrive Duane Keith Davis, detto Keffe D, come l'uomo che procurò la pistola che fu usata per uccidere Tupac.