«Il generale Mladic è un generale, e ci sono dei protocolli da seguire», questo si è limitato a dire il Ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic.
A Gaza non si possono più far volare gli aquiloni perché Israele li considera una minaccia terroristica
Lo ha annunciato il Ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, secondo il quale «Un aquilone viene trattato come un drone, con o senza esplosivi».
Nelle scorse settimane, diversi aquiloni sono stati ritrovati in una comunità israeliana vicino al confine con Gaza, dei normalissimi, innocui aquiloni. Lo ha precisato l’esercito israeliano stesso: nessun materiale sospetto, nessuna minaccia. Lunedì (24 agosto), però, il Ministro della Difesa Israel Katz ha comunque annunciato che verranno intraprese «azioni repentine» per porre fine al fenomeno, e, come riporta Bbc, ha spiegato che: «[…] Un aquilone viene trattato come un drone, con o senza esplosivi». Fonti militari, citate dai media israeliani, ritengono infatti che dietro agli aquiloni ci sia Hamas e che possano essere stati usati per saggiare le difese israeliane. Hamas nega, sostiene che gli aquiloni appartengono a bambini dei campi profughi, «bambini alla ricerca della loro innocente infanzia tra le macerie», e accusa Israele di usarli come pretesto per continuare i raid aerei nonostante il cessate il fuoco concordato in vigore dallo scorso ottobre.
Israele ha iniziato a considerare gli aquiloni una minaccia così grave e seria dal 2018, quando un gruppo di palestinesi che protestavano contro il governo israeliano e sul controllo che quest’ultimo esercitava (ed esercita ancora) sulla Striscia iniziarono a lanciare aquiloni e palloncini incendiari oltre il confine. Atterrando, questi rudimentali ordigni – la maggior parte dei quali funzionavano con del materiale infiammabile attaccato alla coda dell’aquilone 0 appiccavano il fuoco nei campi agricoli dei kibbutz più vicini al confine con la Striscia. Da quel momento in poi, Israele ha iniziato a considerare aquiloni e palloncini alla stregua dei droni, appunto.
Quelli che sono stati recuperati dalle forze armate israeliane in questi giorni, però, erano dei normalissimi, innocui aquiloni, pezzi di carta tenuti assieme da spago legato a bastoncini di legno o plastica. Lo stesso esercito lo ha confermato, spiegando in un comunicato stampa che non si tratta di oggetti che possono costituire un pericolo per la popolazione. Questo non è bastato a convincere il governo israeliano, secondo il quale questi aquiloni sono stati usati in una sorta di “prova generale”, un test dei terroristi di Hamas per saggiare le difesa nemiche. Alla base di questa convinzione ci sarebbero anche delle dichiarazioni degli abitanti dei kibbutz vicini al confine, che avrebbero riferito alle autorità che anche nelle settimane precedenti agli attacchi del 2018 si erano verificati dei lanci di aquiloni “normali”. La minaccia da parte di Israele è stata presa molto sul serio dai genitori palestinesi, come si legge su diversi giornali. In molti hanno vietato a figli e figlie di usarli, nonostante essi siano uno dei pochi svaghi rimasti ai bambini della Striscia. Altri li hanno addirittura distrutti, per assicurarsi che non si verifichino tragici incidenti. Un video, in particolare, rilanciato anche da Al Jazeera, mostra un bambino che, in lacrime, fa a pezzi i suoi aquiloni. «Così Katz è contento. Così Trump è contento», dice, piangendo a dirotto.