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08:45 mercoledì 18 marzo 2026
La foto di un giornalista ha mostrato cosa resta al Dolby Theatre dopo la cerimonia degli Oscar: una montagna di spazzatura Cibo, cartacce, bottiglie vuote: la foto ha fatto arrabbiare molti per l'inciviltà mostrata dai partecipanti alla cerimonia. La colpa, però, non è delle celebrity.
Una ricerca ha scoperto che, contrariamente a quanto si credeva, la cannabis non ha nessuna efficacia nella cura di ansia e depressione Si tratta della più grande ricerca di questo tipo mai fatta. Secondo i risultati, usare i cannabinoidi per curare ansia, anoressia nervosa, Ptsd o altre dipendenze non serve a nulla.
C’è una petizione per fare della Hoepli una bottega storica di Milano e provare così a salvarla dalla chiusura Petizione che ha già raccolto più di 48 mila firme, tra cui quelle di Eleonora Marangoni, Mario Calabresi, Alessandro Cattelan e Vinicio Capossela.
Tutti aspettavano il ritorno di John Galliano nella moda, ma nessuno si aspettava sarebbe stato una collezione per Zara La collaborazione tra il brand del gruppo Inditex e lo stilista di Gibilterra durerà due anni, e la prima collezione arriverà nei negozi a settembre.
Israele ha detto che agli sfollati libanesi non sarà consentito tornare a casa Secondo le autorità libanesi più di 1 milione di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, a quanto pare definitivamente.
Dal 20 marzo torneranno al cinema, in versione restaurata, i film di Béla Tarr Si comincia con Perdizione, poi Le armonie di Werckmeister, Sátántangó e Il cavallo di Torino. E a seguire verranno tutti gli altri.
Sempre più persone vanno dallo psicologo dicendo di essersi ammalate di depressione per colpa della politica Stress cronico, spaesamento, ansia. La cura più efficace, al momento, sarebbe l'attivismo, quello vero.
Il creatore di Fortnite sta usando i miliardi guadagnati con il videogioco per comprare foreste e salvarle dall’abbattimento Tim Sweeney sta usando il suo patrimonio personale per salvare milioni di chilometri quadrati di foresta, sottraendoli alla speculazione immobiliare.

In che città vogliamo vivere

Il Coronavirus potrebbe avere decretato il tramonto delle Smart city e l’ascesa di un nuovo stile di vita.

18 Maggio 2020

Case di legno a impatto zero, nuove formule abitative, semafori intelligenti in grado di adattarsi al traffico. Doveva essere il rilancio del waterfront di Toronto, un progetto sostenuto dal governo canadese e portato avanti da Sidewalk Labs, società del gruppo Alphabet, che a sua volta controlla Google. La smart city più smart del mondo, insomma, votata al rispetto dell’ambiente e a una nuova idea di vita cittadina. Parte del megaprogetto, la costruzione di un Innovative Design and Economic Acceleration (IDEA) District, uber-distretto innovativo «in grado di attirare migliaia di posti di lavoro», e di un River District in cui avrebbe trovato casa Google Canada, oltre che un Innovation Campus e un parco da 16 ettari a dare ossigeno al tutto.

I dati previsti, sempre forniti da Sidewalk Labs, erano notevoli: 93mila posti di lavoro tra fissi e part time e un giro d’affari da 14,2 miliardi entro il 2040 con ben 4,3 miliardi di dollari in tasse. Un progetto che coniugava innovazione, spirito imprenditoriale e sostenibilità: una sede di Google fatta quartiere. Se vi siete affezionati al progetto e volete visitarlo, ho però una brutta notizia: lo scorso sette maggio, l’abbandono di Toronto e Quayside da parte di Sidewalk Labs. La causa ufficiale è la pandemia causata dal Coronavirus e i suoi effetti economici, come ha spiegato il direttore dell’azienda Dan Doctoroff, anche se il progetto nato nel 2016 ha in realtà avuto una vita breve e tortuosa anche prima del Covid-19. Ci sono state infatti le proteste cittadine e delle associazioni come la Canadian Civil Liberties Association, poi le accuse di aver svenduto un pezzo di città a privati, accompagnate dai dubbi sulla privacy e sull’utilizzo che la controllata da Google avrebbe fatto dei dati degli utenti, pardon cittadini.

Ma questo è il passato. In questa sede a noi interessa piuttosto notare come il tramonto di questa smart city sia coinciso con l’avvento di un’altra idea di città nata da una serie di nuove e impellenti esigenze. Proposte semplici ma profonde, come il piano della città di Milano per ampliare le piste ciclabili e la superficie pedonale, a cui fa sponda oltremanica un vasto piano britannico simile. Del piano milanese abbiamo già parlato, con un progetto comunale di nuove piste ciclabili e maggior spazio pubblico per le tante attività che non potranno utilizzare i loro locali; ma anche Londra si muove con un proposte simili, prevedendo un volume di traffico su bici fino a dieci volte superiore a quello pre-pandemico.

È come se, dopo anni di progettazione e #dreaming, la vera natura di una città “smart” si sia concretizzata davanti ai nostri occhi, costringendoci a guardare: un luogo più vivibile non ha per forza bisogno di semafori iperconnessi o lampioni abbonati a Spotify. Sorpresa: alle volte basta un banale e per-niente-smart piano di piste ciclabili per rivoluzionare l’assetto urbano di una città, togliendo spazio alle auto e incentivando i mezzi alternativi. La pandemia sembra aver velocizzato alcuni trend attivi da tempo, come il graduale abbandono delle automobili come mezzo definitivo per la generazione dei Millennial, una nuova coscienza ambientalista e una nuova età dell’oro per le città in tutto il mondo. Sono quest’ultime quindi a dover agire per rimanere vivibili anche in tempi di distanziamento sociale.

È strano riguardare le foto del progetto di Alphabet a Toronto: sembra un sogno futuristico palesemente figlio di una cultura precisa, quella della Silicon Valley, e reso inadeguato in pochi giorni dal frenetico progredire della Storia. Una possibile risposta a una domanda che nel frattempo è cambiata, e per sempre. Ogni utopia, del resto, è figlia del tempo in cui viene sognata. È come con i telefoni: da una parte gli smartphone, potenti, in grado di fare tutto, ma delicati; dall’altra i cosiddetti “dumbphone”: dispositivi vecchio stile, meno potenti ma resistenti come un Nokia 3310. Ecco, c’è qualcosa di “dumb” – sia detto con amore e affetto – nella city di cui sembra esserci bisogno oggi: più umana e meno accessoriata, più vivibile e alla portata di tutti. Dopo anni di smart, visti i risultati, è il momento di cambiare.

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