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In Tasmania stanno installando un monolite artificiale che sarà la “scatola nera” della fine del mondo e dell’estinzione dell’umanità Funzionerà esattamente come la scatola nera di un aereo, registrando l’apocalisse giorno dopo giorno.
C’è un’app per inviare messaggi che viaggiano alla velocità di un piccione viaggiatore Si chiama Roost e si presenta come un servizio di messaggistica "anti istantanea" per riscoprire il piacere (e la frustrazione) dell'attesa.
Ai colloqui di pace tra Usa e Iran c’è un problema: J.D. Vance continua a essere ignorato da diverse delegazioni diplomatiche Tanto che la Casa Bianca è stata costretta a diffondere un comunicato stampa per dire che non è affatto vero che Vance viene ignorato.
Secondo i climatologi, la colpa dell’ondata di caldo in Europa non è affatto del Super El Niño ma tutta degli esseri umani Stiamo pagando il prezzo di anni di crisi climatica, non basta un singolo evento climatico a spiegare l'incredibile caldo di queste settimane.
Criterion Collection farà un lussuosissimo box set di 30 DVD con tutti i film restaurati di Stanley Kubrick Conterrà tutti i suoi corti e lungometraggi in versione restaurata, più 25 ore di contenuti speciali, molti dei quali inediti e assai sfiziosi.
Per colpa di Sam Altman e OpenAI nessuno vuole distribuire Artificial, il film di Luca Guadagnino su Sam Altman e OpenAI Doveva distribuirlo Amazon, che però ha cambiato idea all'ultimo momento. Warner Bros. e Paramount lo hanno già rifiutato. E adesso del film non si sa che ne sarà.
L’Inghilterra sarà anche senza Primo Ministro, ma si è innamorata dell’hot podium guy che sistema il leggio e prova i microfoni prima delle conferenze stampa davanti a Downing Street Tradotto in italiano sarebbe "il bono del podio", unica figura stabile nella politica inglese, tanto che molti sui social lo propongono come Premier.
Olivia Rodrigo ha annunciato un festival musicale con una line up di sole artiste donne per raccogliere fondi a sostegno delle donne Si chiama Daisy Chain Fields: sul palco si esibiranno Stevie Nicks, Karen O, Chappell Roan, Mitski, Doechii, le Katseye e tante altre.

Ci tocca anche Sgarbi

20 Maggio 2011

Ci tocca anche Sgarbi, Rai Uno

Mai più, ore 21:10

È dalla messa in onda di “Vieni Via con Me” della coppia Fazio e Saviano su Rai Tre, ormai quasi sei mesi fa, che nel Consiglio di Amministrazione RAI cercano una risposta alla domanda “È possibile fare un programma di cultura, arte e informazione di destra in Italia?” A vedere l’8% di share che la prima, e ultima, puntata ha registrato, la trasmissione di Vittorio Sgarbi, “Ci tocca anche Sgarbi”, sembra effettivamente la risposta a una domanda che nessuno si era mai posto. Siamo nel 2011 e la destra italiana ha ancora l’invidia del pennivendolo.

Nonostante un lavoro che avrebbe occupato un paio di trimestri di scritture e riscritture — e addirittura l’intervento diretto del Presidente del Consiglio una settimana prima della messa in onda per motivare le truppe e dare suggerimenti — la puntata trasmessa in diretta l’altra sera è apparsa priva del più minimo canovaccio. Subito parte una sigla stucchevole, una serie di immagini orribili, il crollo della chiesa di Assisi dopo il terremoto, le Twin Towers decapitate da bombe umane, degli uomini in giacca e cravatta che cantano abbracciati assieme un successo di Battisti, “Il mio canto libero”. Poi si aggiungono al finto karaoke delle anonime tipe scopabili, e quindi ne arrivano altre. Sarà l’ultima volta che appariranno nella trasmissione.

Sgarbi, infatti, dopo aver denunciato l’esistenza di oscure macchinazioni contro la sua persona, contro il programma troppo “sovversivo ed estremo”, inizia la puntata annunciando che siamo tutti cristiani ed ebrei. Che siamo tutti —per forza, anche se non vogliamo e lo neghiamo — figli di Dio, nostro padre. Il Vescovo di Noto annuisce al suo fianco senza mai intervenire, accontentandosi di giocare, facendolo passare fra le dita, con l’enorme crocifisso d’oro da gangsta rapper morto appeso al collo.

Poi parte un monologo che vorrebbe ricalcare quelli proposti in TV da Saviano, solo che non c’è un argomento chiaro, un fine prestabilito, un senso. Sono tante parentesi aperte, senza chiusa. Va avanti per quaranta, o cinquanta minuti. Sgarbi mostra dei vecchi video virali pixellati dove prende e tira schiaffi, degli interventi in cui zittisce ospiti ostili ripetendo i suoi tormentoni—ormai istituzionalizzati da un display che tiene il conto e dal pubblico che applaude e si unisce al coro. Quindi parla di chi lo ha ispirato, si vanta di tutte le persone importanti che ha conosciuto —Pasolini, Walter Chiari, Mario Soldati, Carmelo Bene, Italo Zannier, Federico Zeri — delle sue canzoni preferite, di suo padre e di suo figlio. Dei paesaggi belli. La RAI ha speso 1 milione e 500.000 euro per aprire un account YouTube a Vittorio Sgarbi.

Quando più tardi ritorna su Carmelo Bene mostra un passaggio dell’autobiografia reso gigantesco. “Qui è dove appare ‘Casa Sgarbi’”, e indica il punto esatto in cui l’attore teatrale scrisse il suo cognome.

Il pubblico in sala non è molto numeroso, c’è qualche esponente politico, degli uomini calvi col loro miglior vestito; per la maggior parte sono giovani donne con la ricrescita rese presentabili. Si riconoscono subito; qualcuno le ha costrette a raccogliere i capelli, le ha infilate dentro una camicetta bianca e una gonna sotto al ginocchio, e sudano insofferenza. Assistono alle filippiche di Sgarbi come pupazzi di neve che attendono la primavera. Esauste, ogni tanto parlano fra di loro. “Andate via! Andate via! Non si può fare una trasmissione con voi che parlate! Via!” dice Sgarbi a un certo punto. Un grosso errore strategico, ignora che tra loro si nasconde il futuro Direttore Responsabile Gestione Scorie Nucleari.

L’ex assessore alla cultura di Milano, nel corso della puntata, prende sempre più spesso pause solenni, tenta di impreziosire i propri sofismi inserendo con insistenza non sequitur su filosofi greci o l’arte rinascimentale, come succede nei Griffin con i riferimenti incoerenti sulla cultura pop usati per chiudere battute senza idee. Tira fuori una testa mozzata e la paragona al decapitamento nel Davide con la testa di Golia, di Caravaggio. In realtà, l’atto del taglio della testa, si vede solo nel Giuditta e Oloferne dell’artista milanese e, ancora meglio, in quello di Artemisia Gentileschi.

Ma questo non importa. La trasmissione si anima. Sgarbi attacca sul caso Eluana Englaro e i promotori delle energie rinnovabili, attacca chi giudica lo stile di vita suo e del Premier, chi non crede in Dio, chi lo interrompe mentre parla — chiede scusa solo alle persone che ha insultato che nel frattempo sono morte. Come Federico Zeri, il critico d’arte a cui ha rubato tutti i manierismi che lo hanno reso celebre e a cui augurò di crepare durante il Costanzo Show. Il suo stile retorico si ritrova così costretto dentro delle fallacie sempre più complesse. Le sue argomentazioni si sviluppano e si concludono sempre allo stesso modo. Se discute con Ermenegildo Zegna che dice che 2 + 2 fa 4 si sposta il riporto e risponde “no Ermenegildo Zegna, 2 + 2 non fa 4,5”. Poi per 15-25 minuti dimostra che il risultato è sbagliato perché una volta ha parlato con Jeff Koons. Questa è tutta la capacità intellettuale di Vittorio Sgarbi. Costretto ormai a passare l’intera esistenza a spiegare a un maglione perché un’equazione matematica da test d’ingresso della 2° elementare è sbagliata, sbagliando. Però che profumi, Santità.

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