Quasi tutti Paesi europei si sono espressi contro la decisione della Biennale e in tanti hanno già iniziato a minacciare il boicottaggio.
Christopher Walken è diventato il profeta della disconnessione
«Non uso tecnologia. A casa ho solo l’antenna satellitare. Quindi Severance l’ho visto grazie ai dvd che la produzione è stata così gentile da mandarmi. Non ho un cellulare. Non ho mai mandato una mail né ho mai, come si dice, twitterato (sic, ndr). Non ho mai avuto nemmeno un orologio. Se mi serve sapere che ora è, lo chiedo a qualcuno. Allo stesso modo, quelle rare volte in cui ho bisogno del telefono, chiedo alle persone se me lo possono prestare». Con queste parole, dette in un’intervista concessa al Wall Street Journal, Christopher Walken (che nell’ultimo anno è stato parecchio occupato: è stato l’imperatore Shaddam Corrino IV in Dune – Parte Due e Burt in Severance) è diventato il profeta della disconnessione, l’idolo di tutte le persone che vorrebbero disperatamente liberarsi di tutti i device e di tutte le app che hanno grandemente contribuito a complicarci la vita e ad arricchire le persone sbagliate. Peccato che dell’entusiasmo con il quale le sue parole sono state accolte su internet, Walken non saprà mai nulla: figuriamoci se a casa ha il Wi-Fi.
Un set speciale e segreto che ora, nel giorno dell'anniversario della morte del fondatore, si può ascoltare e scaricare gratuitamente sulla pagina Bandcamp di C2C Festival.
Lo scrittore ha recentemente ribadito che «non è dell'umore giusto» per scrivere il finale, gettando nello sconforto chi da anni lo attende. Ma il tormentato rapporto con la sua opera più famosa dice molto su cosa significhi oggi essere uno scrittore di successo.