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La foto di un giornalista ha mostrato cosa resta al Dolby Theatre dopo la cerimonia degli Oscar: una montagna di spazzatura Cibo, cartacce, bottiglie vuote: la foto ha fatto arrabbiare molti per l'inciviltà mostrata dai partecipanti alla cerimonia. La colpa, però, non è delle celebrity.
Una ricerca ha scoperto che, contrariamente a quanto si credeva, la cannabis non ha nessuna efficacia nella cura di ansia e depressione Si tratta della più grande ricerca di questo tipo mai fatta. Secondo i risultati, usare i cannabinoidi per curare ansia, anoressia nervosa, Ptsd o altre dipendenze non serve a nulla.
C’è una petizione per fare della Hoepli una bottega storica di Milano e provare così a salvarla dalla chiusura Petizione che ha già raccolto più di 48 mila firme, tra cui quelle di Eleonora Marangoni, Mario Calabresi, Alessandro Cattelan e Vinicio Capossela.
Tutti aspettavano il ritorno di John Galliano nella moda, ma nessuno si aspettava sarebbe stato una collezione per Zara La collaborazione tra il brand del gruppo Inditex e lo stilista di Gibilterra durerà due anni, e la prima collezione arriverà nei negozi a settembre.
Israele ha detto che agli sfollati libanesi non sarà consentito tornare a casa Secondo le autorità libanesi più di 1 milione di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, a quanto pare definitivamente.
Dal 20 marzo torneranno al cinema, in versione restaurata, i film di Béla Tarr Si comincia con Perdizione, poi Le armonie di Werckmeister, Sátántangó e Il cavallo di Torino. E a seguire verranno tutti gli altri.
Sempre più persone vanno dallo psicologo dicendo di essersi ammalate di depressione per colpa della politica Stress cronico, spaesamento, ansia. La cura più efficace, al momento, sarebbe l'attivismo, quello vero.
Il creatore di Fortnite sta usando i miliardi guadagnati con il videogioco per comprare foreste e salvarle dall’abbattimento Tim Sweeney sta usando il suo patrimonio personale per salvare milioni di chilometri quadrati di foresta, sottraendoli alla speculazione immobiliare.

L’arte e la guerra nelle opere di tre artiste ucraine in mostra a Milano

Dal 18 al 28 novembre il Centro Brera a Milano ospita una mostra che è anche uno spazio di dialogo sull’Ucraina e riunisce le opere di tre artiste di generazioni diverse: Lyubov Panchenko, Polina Rayko e Zhanna Kadyrova.

di Studio
18 Novembre 2024

Nei giorni dell’apertura della mostra Colori spenti, dal 18 al 28 novembre, il Centro Brera di Milano diventerà anche uno spazio di dialogo sulla vulnerabilità della cultura e della natura di fronte alla tragedia della guerra: il 20 novembre, alle 18 e trenta si parlerà dei danni culturali ed ecologici della guerra russa contro l’Ucraina, mentre il 26 novembre, sempre alle 18 e trenta, ci sarà un approfondimento sull’arte ucraina. Le curatrici sono Oksana Semenik (qui il bel profilo che le ha recentemente dedicato il New York Times) e Ilona Demchenko. La mostra racconta le storie di tre artiste ucraine le cui sorti e opere si intrecciano con gli eventi tragici dell’aggressione russa all’Ucraina, l’occupazione di Bucha e l’esplosione della centrale idroelettrica di Kakhovka. Tre donne che appartengono a tre generazioni differenti ma sono accomunate dal forte legame con il patrimonio culturale ucraino.

Polina Rayko (nata nel 1928 e morta nel 2004, a 76 anni) ha iniziato a dipingere all’età di sessantanove anni, diventando una delle più note pittrici autodidatte dell’arte naïf ucraina.  La sua casa a Oleshky, nella regione di Kherson, è diventata la sua unica opera. Per anni, la pittrice ne ha ricoperto le pareti con immagini realistiche e mistiche, dando forma a quella che, dopo la sua morte, è diventata una casa-museo visitata da migliaia di persone. Ma come ha raccontato anche il Guardian, il 6 giugno 2023 questo capolavoro è stato distrutto dall’inondazione causata dall’esplosione della diga della centrale idroelettrica di Kakhovka, occupata dai russi. L’allagamento ha coinvolto ottantaquattro villaggi, tra cui anche Oleshky. L’acqua e il fango hanno rovinato gli affreschi sulle pareti e sui soffitti. Oggi i colori delle sue opere esistono esclusivamente nelle fotografie, nei video e nella nostra memoria. Il villaggio di Oleshky è tuttora occupato dall’esercito russo e non è quindi possibile intervenire per preservare le parti rimaste e la casa sta lentamente cadendo a pezzi.

Lyubov Panchenko (nata nel 1938 a Bucha e morta nel 2022, a 84 anni, a Kiev) trovava ispirazione nella cultura tradizionale ucraina dalla quale era circondata sin dall’infanzia. Oltre alla pittura, Panchenko si dedicava al ricamo, alla grafica, al design di abiti. Le sue opere più famose sono state create utilizzando lana per cappotti, un materiale mai usato prima per le opere artistiche: i primi osservatori di questi suoi lavori rimanevano particolarmente colpiti dai loro colori vividi e dalla loro espressività. La pittrice, che viveva a Bucha, è sopravvissuta all’occupazione russa, ma è morta in ospedale due settimane dopo la liberazione della città a causa dell’esaurimento fisico dovuto alla carenza di cibo nel periodo dell’occupazione.

Zhanna Kadyrova ha 43 anni e con le sue creazioni affronta oggi il tema della guerra, trasformando i simboli della distruzione in manifesti artistici. Una delle pittrici contemporanee ucraine più note, lavora anche con la scultura, i mosaici, le installazioni e la video art. Fin dall’inizio dell’invasione, Kadyrova ha rinunciato a ogni altro progetto che non riguardasse il sostegno all’Ucraina. Oggi l’artista usa i simboli e le immagini della guerra per attirare l’attenzione di tutto il mondo sull’Ucraina. Le sue opere sono state selezionate sia per la Biennale di Venezia del 2019, May You Live in Interesting Times (qui la descrizione delle sue installazioni), che in quella del 2024, dove è stato presentato il suo nuovo progetto, un organo in cui le tradizionali canne sono state sostituite dai bossoli delle armi russe. “Russian Rocket 2022” è una performance di street art avviata dall’artista attaccando degli sticker a forma di missile russo in volo sui finestrini dei mezzi pubblici e sulle finestre degli edifici in giro per l’Europa, creando l’illusione ottica di un missile nel cielo (come dimostrano le foto raccolte sul profilo Instagram dedicato). Un intervento delicato ma potente con cui l’artista vuole ricordarci che la guerra può arrivare ovunque e, in un modo o nell’altro, ci coinvolge tutti.

Nell’immagine: Zhanna Kadyrova © NS-Dokumentationszentrum München, fotografia Connolly Weber Photography

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