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La tv di Stato iraniana ha messo una taglia di 10 milioni di dollari sulla testa di Barron Trump Dando anche dei consigli pratici e logistici su come uccidere il più piccolo dei figli del Presidente degli Stati Uniti.
Un tizio ha creato una mappa di tutti i musei più strani e di nicchia del mondo Volete sapere dov'è che si trova il museo delle pompe di benzina, quello delle archeoplastiche o degli spazzacamini? Questo è lo strumento che fa per voi. E sì, questi musei esistono tutti e si trovano tutti in Italia.
Tra i film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia si è aggiunto all’ultimo NAZA, il nuovo documentario dei registi di No Other Land Yuval Abraham e Rachel Szor Prodotto (tra gli altri) dal Guardian e da Jonathan Glazer, e il titolo è l'acronimo con cui l'intelligence israeliana conta i civili palestinesi che muoiono nei raid.
C’è un film d’animazione così brutto che sta diventando campione d’incassi perché le persone vanno a vederlo per accertarsi che sia davvero così brutto Niu Lai è il film del momento in Cina, prodotto dell'ingegno di una madre e un figlio senza nessuna esperienza e formazione in cinema d'animazione. E si vede.
Le donne iraniane si stanno togliendo il velo e stavolta il regime è troppo impegnato nella guerra con gli Usa per farci qualcosa La repressione non si ferma, ma ormai le donne che semplicemente rifiutano di mettere l'hijab sono troppe per perseguirle e condannarle tutte.
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.

L’artista è la persona che ha l’idea o quella che realizza l’opera?

Sembra una domanda stupida, eppure il processo che coinvolge Maurizio Cattelan e lo scultore Daniel Druet fissato per il 13 maggio dovrà formulare una risposta.

04 Maggio 2022

Lo dimostra la quantità di video su TikTok che ti invitano a farti venire un’idea geniale, mollare il tuo lavoro “9 to 5” e diventare il boss di te stesso. Lavorare per gli altri non è mai stato facile e forse adesso, nel 2022, è ancora più difficile: il senso di impotenza nei confronti degli eventi che non possiamo controllare (e via con la solita lista: pandemia, guerra, etc.) amplifica un tipo di frustrazione più intima, quotidiana, quella che si prova lavorando a un progetto in cui non ci si riconosce o, ancora peggio, in cui ci si riconosce, ma ha la faccia di qualcun altro. Lavorare per gli altri è assai sconfortante, ma quando si tratta di persone famose dev’essere ancora più difficile. Ne sa qualcosa Daniel Druet, un nome che nessuno ha mai sentito nominare, il creatore dei prototipi in cera e resina delle opere più famose di Maurizio Cattelan. Dopo anni di onorato servizio, Druet ha deciso di ribellarsi: convinto di essere il vero autore delle opere dell’artista, ha fatto causa a lui e a Perrotin, la sua galleria, insegnandoci che non è mai troppo tardi per (provare a) mandare affanculo i propri capi: nato a Parigi il 6 ottobre 1941, Daniel Druet ha 81 anni.

Se oggi Maurizio Cattelan è quello che ci compare nelle stories di Instagram perché si impicca nel bagno della galleria Massimo De Carlo (cadavere + fiori + gli splendidi marmi verdi di Casa Corbellini-Wassermann = perfetto sfondo per i selfie durante l’Art Week) o che usa lo scotch grigio (proprio come aveva fatto col gallerista De Carlo in persona) per attaccare una banana alle pareti dello stand di Art Basel Miami, raggiungendo cifre record, bisogna ricordare che già alla fine degli anni Novanta era stato capace di diventare virale (quando non c’erano i social si parlava ancora di “fare scandalo”) perché aveva esposto una riproduzione in cera di Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite, “La Nona Ora” (1999) e due anni dopo un piccolo Hitler inginocchiato in preghiera.  Chi vedeva “Him” per la prima volta, senza sapere di cosa si trattava, si avvicinava con curiosità e tenerezza alla sagoma di un bambino inginocchiato di cui vedeva soltanto le spalle, per poi riconoscere la faccia del dittatore soltanto quando ci si trovava davanti. L’opera è stata venduta nel 2016 in un’asta da Christie’s per la cifra record (sia per l’artista sia per l’asta) di 15 milioni di euro.

Vent’anni dopo, il “vero creatore” di quelle potentissime opere afferma di essere stato derubato della sua proprietà intellettuale. Non solo: Daniel Druet sostiene che ben nove delle opere più famose dell’artista siano basate su modelli in cera originali da lui realizzati, mentre secondo Galerie Perrotin sono solo quattro le opere da attribuire alla mano (ma non alla mente!) di Druet: “La Nona Ora”, “La Rivoluzione Siamo Noi” (un Maurizio Cattelan con l’abito in feltro di Beuys appeso all’attaccapanni di Marcel Breuer), “Him” e “Untitled” (la testa di Cattelan che sbuca dal pavimento). Sembra ovvio: se io ti dico di fare una scultura che riproduce un determinato soggetto e tu la fai, l’artista sono chiaramente io. Tu sei un mero esecutore. Ma se non stipuliamo alcun tipo di contratto (come ammette Perrotin definendola “un’ingenuità”), tu vieni pagato una certa cifra e le opere che hai creato vengono vendute per milioni che vanno tutti in tasca a me e al gallerista, le cose possono complicarsi.

Lo scultore ha raccontato a Le Monde come funzionava la collaborazione con l’artista vent’anni fa: Cattelan, o qualcuno dei suoi collaboratori italiani, mandava un fax in francese stentato con 10 righe di istruzioni per realizzare le opere. «Era tutto abbastanza vago», spiega Druet, «e spettava a me gestirlo». Secondo quanto riportato dal quotidiano francese, lo scultore sta combattendo per ottenere la piena paternità di tutte le opere da lui realizzate per Cattelan, comprese le cinque non riconosciute dalla galleria, oltre a un risarcimento per un totale di quasi 5 milioni di euro. Druet ha fatto causa anche a La Monnaie di Parigi, la prestigiosa istituzione che nel 2016 ha allestito una grande retrospettiva dedicata all’artista italiano, sostenendo che il museo sia stato complice dell’appropriazione indebita delle sculture in cera originali di Druet, mai nominato da nessuna parte. Il processo è fissato per il 13 maggio.

Non è passato molto tempo dalla battaglia legale tra Jeff Koons e un collezionista italiano (ha vinto il collezionista) e dalle tremende rivelazioni sulla factory di Damien Hirst, una “macchina da soldi” in cui i lavoratori vengono sfruttati, maltrattati e ingiustamente licenziati nonostante la caterva di fondi elargita dal governo. Episodi che invitano a non sottovalutare le parole di Druet, anche se verrebbe voglia di liquidarle rispondendo con una delle poche certezze che l’arte ci ha donato, almeno dal 1917: l’artista è la persona a cui viene l’idea, non quella che la realizza. 

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