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Su YouTube è stato pubblicato Giorni di gloria, il primo film italiano a raccontare la Resistenza Lo girarono nel '45 Luchino Visconti, Mario Serandrei, Giuseppe De Santis e Marcello Pagliero, con l'intenzione di lasciarci «la testimonianza definitiva della lotta partigiana».
Sta per uscire il nuovo album di Thomas Bangalter dei Daft Punk ed è di nuovo la colonna sonora di un balletto Si intitola Mirage: Ballet For 16 Dancers e uscirà il 5 giugno. Nell'attesa, se ne può ascoltare già un pezzettino su YouTube.
La costumista del Diavolo veste Prada 2 ha detto che i brand di moda si sono fatti la guerra pur di comparire nel film con i loro vestiti e accessori Molly Rogers ha detto che per la prima volta nella sua carriera si è trovata ad affrontare un eccesso di scelta che l'ha costretta a scartare molti capi nonostante fossero perfetti.
Uno dei soldati che hanno partecipato alla cattura di Maduro ha vinto 400 mila dollari su Polymarket scommettendo sulla cattura di Maduro Il sergente maggiore Gannon Ken Van Dyke ha piazzato ben 13 scommesse sulla cattura di Maduro. Ovviamente le ha vinte tutte.
Il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha assunto nel suo staff il creatore di È quasi magia Giany, un profilo Instagram di meme su di lui Enrico Milano, 22 mila follower su Instagram guadagnati prendendo in giro Giani, è la prova che i meme ormai sono un mestiere vero e proprio. O, quantomeno, aiutano a trovarne uno.

La situazione in Catalogna sta sfuggendo di mano

Come la Spagna si è ritrovata in una crisi, che ora non sa come gestire: il referendum è illegale, ma si può davvero impedirlo?

di Studio
13 Settembre 2017

La definizione più calzante l’ha data Javier Solana, il politico spagnolo di lungo corso, che è stato ministro degli Esteri nel governo socialista di Felipe González e poi alto rappresentante per la politica estera europea: la situazione in Catalogna, ha detto Solana, è «diventata fuori controllo». La questione, per farla breve, è questa: il referendum per l’indipendenza catalana, che dovrebbe tenersi il primo ottobre, è stato dichiarato illegale dalla Corte costituzionale; però il parlamento catalano, dove dominano gli indipendentisti, è determinato a portarlo avanti; intanto il governo centrale di Madrid sembra determinato a impedire che la votazione si svolga. Se ci riuscirà, e a quale prezzo, resta tutto da vedere. Ieri, come riporta El Paìs, il primo ministro Mariano Rajoy ha ribadito che «il referendum è palesemente illegale» e ha invitato i catalani a non partecipare.

Come siamo arrivati a questo punto? Come qualcuno ricorderà, non è la prima volta che si tiene un referendum sullo status della Catalogna: tra il 2009 e il 2011 ci sono stati vari “referendum informali”, organizzati su base cittadina da varie forze separatiste, mentre nel 2013 il governo catalano aveva annunciato un referendum non-vincolante, che poi si è svolto nel 2014 (ha stravinto l’indipendenza, ma con un’affluenza bassa, inferiore al 40 per cento degli avanti diritto) e che è stato dichiarato nullo dalla Corte costituzionale. Il governo catalano ci ha riprovato quest’anno, annunciando un nuovo referendum lo scorso giugno: a questo giro, però, il voto dovrebbe essere vincolante, almeno nelle loro intenzioni.

Barcellona

Se il referendum si fa, il rischio è doppio. Primo, il governo dimostrerebbe di non essere in grado di fare rispettare la legge, e dunque di non avere alcuna credibilità e autorità. Poi, se dovesse vincere l’indipendenza, magari con una buona affluenza, che si fa? Certo, da un punto di vista giuridico e costituzionale la sentenza della Corte invaliderebbe automaticamente qualsiasi risultato. Però, da un punto di vista politico, passerebbe un messaggio difficile da fare digerire: il popolo s’è espresso, ma non conta. L’alternativa è fare di tutto affinché il referendum non si svolga, ma anche questo comporterebbe un prezzo da pagare. Mercoledì l’ufficio del procuratore generale dello Stato ha annunciato che sono ufficialmente indagati i sindaci che sostengono il referendum (precedentemente, il procuratore generale aveva ordinato il sequestro delle schede elettorali): una misura drastica che può avere il sapore della repressione e che rischia di rendere la situazione ancora più tesa.

Nelle sue ultime dichiarazioni, Rajoy ha tentato di coniugare queste due esigenze diverse, da un lato la necessità di fare rispettare la legge e la costituzione, e dall’altro il rispetto della volontà popolare, spiegando: «Se la legge smette di essere rispettata, ciò significa che la volontà della maggioranza dei cittadini è assolutamente inutile, perché ognuno potrebbe fare quello che ritiene opportuno e conveniente». E tutto è ulteriormente complicato dal fatto che di questi tempi la politica spagnola è già abbastanza volatile di per sé: tra il 2015 e il 2016, il Paese è rimasto 314 giorni senza un governo e attualmente il conservatore Rajoy guida un governo di minoranza.

(Immagini Getty)
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