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Il miliardario Larry Ellison, fondatore di Oracle, ha dovuto cambiare nome al suo megayacht dopo essersi accorto che leggendolo al contrario diceva “Im a nazi” Peccato, perché Izanami, divinità madre del pantheon shintoista, era proprio un bel nome. Almeno, lo era se lotto da sinistra a destra.
Dopo la morte del figlio di Chimamanda Ngozi Adichie, in Nigeria è iniziata una protesta contro il disastroso stato della sanità nazionale La scrittrice ha perso un figlio di appena 21 mesi e ha fatto causa all'ospedale in cui era ricoverato, accusando i medici di gravissime negligenze.
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Maria Corina Machado ha offerto il suo Premio Nobel a Trump, lui se l’è preso e ha detto che se lo tiene Ma la Fondazione Nobel ha fatto sapere che non vale, non basta avere il Premio Nobel per essere il Premio Nobel.
Kim Gordon ha annunciato che il suo nuovo album si chiamerà Play Me e uscirà a marzo Sarà il terzo album da solista dell'ex-bassista dei Sonic Youth dopo The Collective e No Home Record.
È uscito il trailer di Euphoria 3 e tutti stanno parlando di Sydney Sweeney che fa la onlyfanser Ma ci sono diverse altre novità rispetto alle precedenti due stagioni, tra cui la presenza di Rosalía e Sharon Stone.
L’Ukip vuole usare un nuovo logo elettorale praticamente identico alla croce di ferro della Germania nazista È la seconda volta che il partito di estrema destra guidato dal personal trainer Nick Tenconi cerca di far approvare un simbolo che richiama apertamente l'iconografia del Terzo Reich.

Un libro di poesie contro la poesia

Canzoniere dei parchi acquatici di Alessandro Gori-Lo Sgargabonzi è un omaggio in versi alla tradizione lirica italiana e una sfida alle correnti che hanno dominato la nostra poesia nel Novecento, quella nazionalista a destra e quella retorica a sinistra.

14 Settembre 2023

«Stefania / vita mia / ti amo da impazzire / come il primo giorno / sono stato debole / ti ho tradita e lo ammetto / ma / amore mio bellissimo / non hai mai pensato / che ho ceduto alla tentazione / proprio perché sicuro / del mio sentimento per te? / stavo bene / alla grande / servito e riverito / e così / mi è scappato / il tradimento–relax / adesso ti è chiaro / mitica? / accendere il cervellino / ogni tanto / ti va? / ovviamente sto scherzando / sei l’incanto mio / il candido albor dell’aprile in fior».

È una delle 137 poesie che compongono il Canzoniere dei parchi acquatici (Rizzoli) di Alessandro Gori-Lo Sgargabonzi che, come evidente già da questi pochi versi e dal titolo, gioca con una delle più antiche tradizioni della lirica italiana, sia per scrivere d’amore che per raccogliere in questa confezione componimenti di argomenti molto diversi. Buona parte delle poesie sono indirizzate a Stefania che è la Laura di questo Canzoniere, Stefania ha lasciato l’autore dopo ripetuti tradimenti e l’autore spera di riconquistarla – è ciò che si conviene nella poesia stilnovistica – in parte raccontando il loro amore e celebrandolo come la forma più alta di sentimento umano, ma soprattutto mettendo in mostra la versione di sé che di solito, almeno secondo le convenienze del pudore, si è tenuti a nascondere. Quindi il poeta rilancia e rivendica la liceità dei tradimenti, alterna un linguaggio alto a delle notazioni più che triviali, invita Stefania a cedere alle tentazioni e a mostrarsi anche lei per quello che è, rinunciando a modelli o ideali.

Gori vuole farci intendere che la poesia dovrebbe servire a questo: a svelarsi e a mettere a nudo le passioni intime e reali, non a identificarsi o ad ispirarsi a modelli astratti, fasulli e irrealizzabili. L’amore esiste, ma è straordinario proprio perché si innamorano anche delle persone orrende e incapaci di amare. In questo modo, anzi, ci invita implicitamente a riconsiderare anche i vecchi canzonieri, chissà che perfino quelli non siano altro che cataloghi di disonestà e che abbiano raccolto solo ciò che si può dire dell’amore, facendo finta che ciò che non si può dire non esista e basta.

Naturalmente che la poesia d’amore dei canzonieri fosse in molti casi forzatamente alta e, di conseguenza, buffa e lontana dalla realtà non se ne sono accorti solo degli studenti svogliati settecento anni dopo, ma era evidente già ai coevi. Il tono alto dello Stil Novo era, infatti, deriso già allora: perfino Dante scrisse componimenti giocosi e si fece beffe in modo serio del tono artefatto di certi poeti che pretendevano di essere sublimi. E Cecco Angiolieri, il più noto dei poeti di questo genere di poesia comico-realistica-giocosa, aveva anche lui la sua Beatrice o Laura e cioè Becchina e, non a caso, in uno dei sonetti più noti chiedeva a Becchina di perdonarla di un tradimento.

Proprio come il meccanismo comico di questi antichi poeti che, purtroppo, l’Italia ha dimenticato molto facilmente preferendo, da sempre, il tono retorico (nazionalistico da destra e sentimentale da sinistra, ma questo sarebbe un altro argomento), Gori suscita il riso mostrando come i modelli alti vengano rimasticati e snaturati dal discorso comune. È un canzoniere di un poeta, ma l’autore più che parlare una lingua si fa parlare dalla lingua. Sembra un’intelligenza artificiale che usa una lingua solo per imitazione o uno dei concorrenti di Temptation Island quando deve spiegare un gesto durante uno dei cosiddetti falò di confronto. Non è l’amore in sé a far ridere, ma come le persone pensano di poter utilizzare parole e sentimenti alti senza possederli e senza forse averli neanche compresi. Ma il meccanismo dell’abbassamento e del disvelamento della pretenziosità di molti di questi racconti in forma di poesia non riguarda solo l’amore. Sono tantissimi, infatti, gli ambiti dell’esistenza in cui con la lingua finta della retorica proviamo a velare la verità. Ecco la sofferenza: «Di là / in camera / mia mamma / immobile / su un materasso antidecubito / che piange sommessa / per non farsi sentire / e se / incrocia il mio sguardo / accenna un sorriso / di qua / in cucina / mio padre / in salopette / che balla / con una volpe impagliata / e canta / “tu sei la mia / simpatia” / di casadei». O ecco, per fare un altro esempio, questa poesia in cui ci si prende gioco dell’ossessione per gli aneddoti fintamente sapienziali che dilaga ormai incontrollata sulle piattaforme social attraverso le card o negli status: «Quando hai fame /lo stolto / ti dà del pesce / il saggio invece / ti dà la canna da pesca / si siede con te / e / t’insegna a usarla / perché / deve fare il fenomeno / ABBIAMO UNO SPIRITO GENTE / VIENI ATTILIO GUARDA QUESTO COGLIONE”. E ancora un gioco a scoprire quanto siano pomposi e retorici tutti i discorsi teorici sulla satira e il grande valore della satira e l’importanza sociale della satira: “satira satira / nessuno ti dava due lire / eppure / grazie alle tue frecciate / stai cambiando un po’ le cose / in questo paese / peccato / perché a me piaceva».

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