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Google ha emesso un’obbligazione che gli investitori potranno incassare tra 100 anni, se saranno ancora vivi A quanto pare, era l'unica maniera di trovare tutti i soldi che l'azienda vuole investire nello sviluppo dell'intelligenza artificiale.
Il Partito Liberale Democratico di Sanae Takaichi ha preso così tanti voti che non ha abbastanza deputati per occupare tutti i seggi vinti, quindi ne ha dovuti “regalare” un po’ agli altri partiti La vittoria è stata così larga che a un certo punto si sono accorti che non avevano più deputati da mandare alla Camera.
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Trump ha fatto rimuovere la bandiera Lgbtq+ dal monumento di Stonewall, il luogo in cui è nato il movimento Lgtbtq+ Il governo ha poi spiegato che le uniche bandiere consentite nei pubblici monumenti sono quelle che «esprimono la posizione ufficiale» del governo.
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Per addestrare la sua intelligenza artificiale, l’azienda Anthropic avrebbe comprato, scansionato e poi distrutto due milioni di libri usati L'azienda avrebbe approfittato di un cavillo legale e sostiene di avere tutto il diritto di usare in questa maniera libri che ha regolarmente acquistato.
Maison Margiela ha reso disponibile il suo intero archivio, per tutti, gratuitamente, su Dropbox L'iniziativa fa parte del progetto MaisonMargiela/folders, che porterà il brand in Cina con 4 mostre, e una sfilata programmata ad aprile.

Calasso e l’aura di Adelphi

Perché i libri pubblicati dal grande editore sono più pop che snob.

30 Luglio 2021

Ho conosciuto persone che avevano letto un solo libro. Non per modo di dire, proprio uno solo e tuttavia quel libro gli aveva cambiato la vita. Ne ricordo due, un amico biologo che lesse Bruce Chatwin e se ne andò in Australia e un altro che girava sempre – pure alla feste – con un libro di Robert M. Pirsig che parlava di zen e motociclette. Ecco, quel tizio, d’un tratto chi lo vide più. Dicevano che, appunto, in moto era partito per un viaggio: un tipo un po’ strano, un po’ filosofo e un po’ chi lo capisce a quello. Erano gli anni ’80, c’era il riflusso, così dicevano, era cominciato, così dicevano, il crollo delle ideologie. E insomma in generale c’era tanta voglia sia di partire per le vacanze (l’aereo diventava mezzo di consumo di massa) sia fuggire in posti lontani: ebbene, Adelphi/Calasso con questi due libri, sulla via dei canti e lo zen e l’arte della manutenzione delle motocicletta offrivano una guida pronta all’uso.

Poi, vero, quei due avevano letto un solo libro ma in quel libro c’era un po’ di romanzo, un po’ di riflessione, un po’ di descrizioni e magari i critici avrebbero parlato di forma sperimentale, mista, saggio personale, ma quella struttura narrativa rispecchiava anche la poetica di quei due, cioè segnavano un tratto antropologico di un’epoca: annoiati dalla provincia, dalle ristrettezze, dalle strade ingolfate perché tanto nelle piccole città si facevano le vasche oppure con la macchina si andava da quel bar all’altro. Ecco, quei due parlavano sempre di viaggi, annotavano le proprie impressioni su taccuini che certo non erano i moleskine ma quaderni comprati in cartolibreria: quei due si rispecchiavano in Chatwin e Pirsig e ringraziavano Adelphi/Calasso per averli portati in libreria: gli avevano davvero cambiato la vita.

Ho conosciuto scrittori che detestavano fortemente altri scrittori di successo che uscivano per Adelphi, però desideravano fortemente pubblicare per Adelphi. Perché non si sa come, vuoi i titoli sempre indovinati, vuoi le copertine che erano una garanzia e che comunque facevano arredo, insomma Adelphi e Calasso riuscivano sempre nell’intento di creare dei casi editoriali (dando al libro un’aura difficile da descrivere). Ma non con le solite, assurde, inverosimili e per quanto mi riguarda noiose saghe familiari, famiglie del sud, o borboniche oppure lombarde, ma con argomenti considerati difficili, prendi la fisica classica o quella quantistica o riflessioni intorno alle domande principali: ma l’origine del tutto, come è andata? Perché c’è qualcosa e non il nulla?

Ebbene, la casa editrice era una garanzia, pubblicava il libro di un astrofisico e riusciva a rendere belle, poetiche, interessanti nonché materia di conversazione alcune questioni molto ostiche. Certo, per essere affrontate, richiedevano analisi matematiche e tante parentesi, ma i suddetti saggisti con molta intelligenza e la necessaria scaltrezza riuscivano a mettere tutto in narrativa. Adelphi e Calasso, insomma, hanno fatto nascere nuove e più interessanti saghe, tanto è vero che negli ultimi vent’anni nelle cene e negli assembramenti sempre di più si sono affrontai temi quali: com’è nato l’universo, e la coscienza? Il libero arbitrio, ne vogliamo parlare? Anche per questo, Adelphi e Calasso sono diventati biasimati per un verso e nello stesso tempo invocati: hai visto mai che tocca a me questo giro?

C’erano poi alcuni amici filosofi che già non si capivano. S’erano fissati con alcuni libri filosofici molto voluminosi che, se accidentalmente ti cadevano in testa, la prognosi poi era seria. Questi amici filosofi si sono abbeverati per anni di alcuni libri Adelphi e hanno cominciato un po’ per vezzo a mettere i trattini per separare le parole, non solo quando scrivevano ma pure al bar, mentre si chiacchierava della partita di calcio e ovvio all’inizio facevano impressione per quella costante oscurità poetica, segno, si diceva, di genialità, ma poi, col tempo, i suddetti libri sono stati acquistati per fare arredo e quei filosofi piano piano sono diventati ottimi soggetti da parodia ma vabbè, ancora una volta, Adelphi e Calasso avevano colto lo spirito dei tempi, una certa alfabetizzazione di ritorno che stava cominciando a conquistare il ceto medio, uomini e donne che desideravano uscire dalla solita routine intellettuale e fuggire nei meandri caldi e febbricitanti di una certa filosofia: non erano snob, Calasso e quelli di Adelphi, tutt’altro, erano pop e del pop conservano alcuni canoni e comunque, come si dice oggi, sempre sul pezzo. Detta meglio, ascoltavano il mondo cangiante e lo restituivano in varie forme.

I vizi e virtù di questa casa editrice possono, infine, essere raccontati con un esempio: me stesso. Nel 1985, durante Quelli della notte, un critico musicale, Roberto D’Agostino sfoggiava un look d’avanguardia e pubblicizzava un libro con un titolo stranissimo: L’insostenibile leggerezza dell’essere. Non credo che D’Agostino lo avesse letto, ma lo usava per parlare di ogni cosa, anche delle gaffe in tv e dell’edonismo reganiano. Lo comprai anche io, ne lessi qualche pagina e non lo capii o non mi piacque, ma ricordo che lo citavo in continuazione facendo leva sull’essere e sulla leggerezza, due parole che in quel decennio erano usate per vari motivi. Finché passati 20 anni e in piena idiosincrasia e voluttà per la casa editrice Adelphi rilessi questi libro… e che dire, uno dei libri più belli che ho letto.

Quel giorno ho capito che molti libri Adelphi/Calasso sono diventati di moda per un certo periodo per via della nostra superficialità, ma tanti di questi libri sono e saranno dei classici perché contenevano o inseguivano lo spirito dei tempi con la necessaria inquietudine.

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