Chi è davvero l’artista dietro al padiglione dell'Austria alla Biennale di Venezia, autrice della performance più discussa e virale di questa edizione.
Per festeggiare i 75 anni, i Cahiers du Cinema stanno pubblicando gratuitamente sul loro sito i pezzi più belli scritti nella storia della rivista
L'iniziativa si chiama "30 jours 30 textes" e permette di leggere pezzi scritti da Bazin, Truffaut, Rohmer, Duras, Tarkovskij e moltissimi altri.
Nello scorso aprile Cahiers du Cinema ha festeggiato il suo 75esimo compleanno, tanto è passato da quel leggendario numero 1, uscito nell’aprile del 1951, copertina gialla con al centro una foto di Gloria Swanson di Viale del tramonto. Per l’occasione, la rivista ha deciso di fare un regalo ai suoi lettori e di lanciare l’iniziativa “30 jours 30 textes”: ogni giorno viene pubblicato sul sito dei Cahiers du Cinema l’estratto di un articolo che ha fatto la storia della rivista. L’estratto è disponibile a tutti, gratuitamente, mentre per leggere l’articolo completo bisogna sottoscrivere uno dei due abbonamenti: quello annuale alla rivista, che comprende l’accesso all’archivio, cioè a tutti gli articoli pubblicati dal 1951 a oggi e quello che, oltre a un anno di rivista e all’accesso all’archivio, comprende anche i numeri speciali (monografie dedicate a temi, autori, festival). Entrambi gli abbonamenti sono attualmente in sconto del 50 per cento: il primo costa 124 invece di 174 €, il secondo 142 invece di 192 €.
Se siete appassionati di cinema e di critica cinematografica, a questo punto vi sarete già convinti a fare quello che va fatto: andare sul sito di Cahiers, leggere tutto quello che è già stato pubblicato, abbonarvi, continuare a leggere. Ma magari c’è tra di voi chi ha bisogno di essere convinto, chi ha sempre una scusa per non pagare ciò che merita di essere pagato, chi è semplicemente tirchio. Dunque, per convincervi, scegliamo soltanto il primo dei testi che i Cahiers hanno pubblicato sul sito, l’inizio dei “30 jours 30 textes”. «André Bazin (1918-1958) pubblica nel nº3 della rivista, nel giugno 1951, un pezzo brillante dedicato a Diario di un curato di campagna di Robert Bresson. Ma prima di diventare un classico della critica, ripreso nella raccolta Che cos’è il cinema? e studiato all’università, questo pezzo fu un testo paradossale, che, sottolineando la singolarità radicale di Bresson, suscitò polemiche: un’idea innovativa dell’adattamento cinematografico che promuove “lo schermo svuotato di immagini e restituito alla letteratura”». Questo si legge nella breve introduzione al pezzo pubblicata sul sito.
Se avete bisogno di ulteriore convincimento, ecco una lista di nomi che speriamo basti: Nicole Védres, François Truffaut, Éric Rohmer, Jacques Rivette, Jean Douchet, Danièle Dubroux, Serge Daney, Marguerite Duras,
«È la storia di un uomo che ci ha messo 15 anni a fare un film e che finché non ci è riuscito non ha fatto nient'altro. Tutto raccontato con l'ironia di mio padre», ha detto Raffaella Leone, figlia di Sergio e produttrice del film.