Hype ↓
10:59 martedì 24 febbraio 2026
La bandiera di One Piece è arrivata anche a Sanremo grazie a Tommaso Paradiso Il cantante è un fan sfegatato del manga di Eiichiro Oda e ha deciso di portarsi questa sua passione anche sul green carpet dell'Ariston.
Il Vaticano ha annunciato che le messe nella basilica di San Pietro avranno una traduzione simultanea in 60 lingue fatta dall’AI L'AI in questione si chiama Lara e verrà presentata in occasione dei festeggiamenti per i 400 anni della Basilica.
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.
Alla cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici di Milano Cortina, Ilia Malinin si è esibito indossando dei jeans Balmain da 1100 dollari Il pezzo era abbinato a una felpa del rapper NF: nel suo insieme, il look sembrava suggerire una riflessione sulla salute mentale nello sport.
Giorgia Meloni ha dovuto pubblicare un comunicato stampa ufficiale per smentire le voci di una sua partecipazione a Sanremo È stata costretta a farlo perché da giorni questa voce circolava insistentemente, tanto che i giornalisti hanno anche chiesto a Carlo Conti se fosse vera.
La cosa più discussa dei BAFTA non sono stati i film né i premi ma le censure riuscite e fallite della BBC Un insulto razzista non è stato rimosso dalla differita della cerimonia, un "Free Palestine" e una battuta su Trump sono invece sparite. Non è chiaro il metodo applicato dall'emittente.
A giudicare dalle vendite, dopo il ritorno dei vinili potrebbe essere arrivato il momento del ritorno dei cd I numeri sono in crescita negli Usa, in UK e anche in Italia: c'entrano collezionismo e nostalgia, ma pure il desiderio di "possedere" la musica che si ama, soprattutto per i più giovani.
Dopo 13 anni, l’episodio “Ozymandias” di Breaking Bad ha perso il suo 10/10 su IMDb per colpa di una guerra tra il fandom di Breaking Bad e quello di Game of Thrones Era l'unico episodio di una serie tv ad aver mai raggiunto quel traguardo. Che ora è andato perso per colpa della "bellicosità" del suo fandom.

Lettere di un giovane scrittore scimmiato

L'epistolario appena pubblicato da Adelphi è la prova dello straordinario talento comico di William S. Burroughs, oscurato dalla sua fama di visionario.

28 Gennaio 2022

«Ho appena buttato tre ore a scrivere e a te e a Marker. Farò bene a conservare le mie lettere, magari riusciamo a ricavarci un libro quando mi sarò fatto un nome». Così scriveva – profeticamente, come sempre – il 22 aprile 1952 da Città del Messico quel giovane scrittore scimmiato Bill, come si firmava. Solo otto mesi prima aveva sparato alla moglie Joan Vollmer, in uno degli episodi più folli e ambigui della storia della letteratura: lui che forse la invita a mettersi un bicchiere sopra la testa – alla Guglielmo Tell – e la uccide con la pistola che si portava sempre dietro per divertimento e paranoia (due fari, a pensarci, di tutta la sua vita). La vicenda non trova mai un racconto plausibile: i possibili desideri suicidi della moglie, la quantità di alcol ingerito dalla coppia, la volontà omicida di lui (la possessione dello “Spirito Brutto” da cui si sarebbe liberato da vecchio con un rito sciamanico), la versione di comodo approntata per il tribunale messicano grazie a un avvocato che subito dopo – ehm – avrebbe sparato a propria volta a un teppistello e sarebbe scappato. Dell’incidente si parla poco qui, perché l’epistolario (Il mio passato è un fiume malvagio. Lettere 1946-1973, a cura di Oliver Harris e Bill Morgan, traduzione di Andrew Tanzi, Adelphi) presenta una scelta tratta dai due volumi originali, effettuata per l’edizione italiana da Ottavio Fatica. Carotaggi di una vita e di uno stile, quindi. Microdosi di mescalina burroughsiana, per chi fosse in astinenza. E quindi confessioni contraffatte, viaggi o trip, invettive, lampi di perfidia, cinismo a profusione. Oltre a una serie di incubazioni di incubi, confluite nei romanzi.

In realtà ogni volta che riapro il grande beat tossico mi rendo quanto di quale straordinario scrittore comico fosse, oscurato dalla propria fama di visionario. Sì, certo: Pasto nudo, il cut-up, l’Interzona, il nichilismo tossico, eppure leggere queste lettere è in grandissima parte un’esilarante discesa nella mente di un comico sprezzante imbottito di roba. Dileggia Ginsberg per la sua pavidità verso l’omosessualità, enumerando il numero di rapporti che ha avuto con i camerieri del posto. Quando Kerouac va a trovarlo, si lamenta delle sue incursioni nel frigorifero come un coinquilino in Erasmus (eppure fu proprio K. a coglierne lo spirito swiftiano). Spara memorabili stronzate tipo: «Credo che lo yage sia una droga telepatica, ma non posso esserne certo». Quando conosce un junkie scroccone: «Io chi sono, la Società Benevola del Tossico, Cristo santo?». Quando ragiona sui romanzi in via di pubblicazione (sono gli anni di La scimmia sulla schiena e Queer): «Dobbiamo stare attenti con questi nomi. Cambia Johnny l’irlandese in l’Irlandese e basta, oppure Jimmy l’irlandese. È morto ma potrebbe avere degli eredi. Il vecchio Bart può restare Bart. È morto – problemi di cuore – e non ha parenti». Quando vorrebbe piantarla con le pere e teme di perdere la pancia piatta, nemmanco scrivesse per un settimanale femminile chiamato Eroina e wellness: «Metti caso che è la roba a conservarmi e che se e quando la mollo divento grasso? Questo sì che è un dilemma!». Quando sente aria di integralismo in Marocco: «Mi sono comprato un machete. Se parte un jihad mi avvolgo in un lenzuolo lercio e mi precipito in strada e faccio un po’ di jihad pure io». Quando scrive al figlio (12enne), per dirgli che si è disintossicato: «Ora sono in grado di viaggiare, essendomi liberato della scimmietta che mi causa sempre tanti problemi con gli agenti della dogana…». La tenera scimmietta dell’ero, bambino mio!

Era comico perché, tra i beat, era il più intelligente, ergo il più sardonico, lontano dall’enfasi palingenetica di Allen Ginsberg e dal furore ebbro di Jack Kerouac, per restare agli unici tre nomi che abbiano ancora un effettivo valore letterario (proprio a quei due, tra l’altro, è indirizzata la maggior parte delle lettere). Era anche il più lucido e sbiellato di tutti, capace incredibilmente di sopravvivere meglio degli altri (di vivere, anche, tout court: cioè seppellirli tutti), di contare a lungo su una serie di adepti e proseliti, di finire nel secondo lungometraggio di Gus Van Sant (a interpretare un prete, giustamente) e di ricevere Kurt Cobain in soggezione come uno scolaretto («Quel ragazzo è troppo nervoso», pare che abbia detto, perfidamente). Negli anni novanta era ridiventato cool. Nonostante tutto. La fatica di leggerlo, tra l’altro. E poi le contraddizioni, le ambiguità. E non solo per la questione dell’uxoricidio ma per mille altre cose, compresa la faccenda dei ragazzini, che qui ha momenti schiettamente ripugnanti (ci prova con un tredicenne davanti ai genitori, oppure: «Ti ho mai detto di quando io e Marv abbiamo dato sessanta centesimi a due ragazzini arabi per guardarli scoparsi l’un l’altro?». Finché un amico non slitta verso i bambini di otto anni e lui si dice disgustato: alleluia, Bill).

Sì, certo: Pasto nudo, il cut-up, l’Interzona, il nichilismo tossico, eppure leggere queste lettere è in grandissima parte un’esilarante discesa nella mente di un comico sprezzante imbottito di roba

D’altra parte anche il proprio corpo per Burroughs è un campo d’esperimento per ogni tipo di sballo, sedazione, scarto, visione. Prova di tutto. Ingerisce, inala, inietta: usa l’Io come un alambicco per esperimenti verso l’altro mondo. Possibilmente con viaggio di ritorno, anche se rischia di schiattare a ogni momento. Bilancia, regola, miscela: indaga. Mad Doctor, Sherlock Holmes dell’estasi, cuoco dandy dello sbando. Aggiusta l’eroina con la codeina, la codeina con il fenobarbital, il fenobarbital con dio sa cosa. Erba, coca, peyote. Nulla basta. Vuole disperatamente lo yage, la cui quest è già narrata nell’altrettanto stupefacente Lettere dello yage (sempre Adelphi). Gli piace perché è una droga rara, stravagante, sessualmente fluida (a volte a prenderlo si sente una donna, a volte addirittura etero) ma soprattutto perché garantisce «la più grande perdita di rispettabilità possibile», evidente spauracchio borghese dovuto alle sue origini. Disprezza i conservatori, i liberal, i poliziotti, le donne, gli altri omosessuali. «Bisognerebbe uccidere tutte queste principessine dei frocetti perfetti, non perché tradiscano la causa della checcaggine, ma perché svendono la razza umana alle forze della negazione e della morte», ma subito dopo «Uccidiamo anche chi picchia le checche». Tutti quanti eccetto – bah – tipi giusti e simpatici tipo i gatti.

Si aggira inquieto per il mondo, dal Texas al Messico, dal Perù all’Ecuador, da Tangeri a Parigi. Ama l’esotico perché è convinto che gli Stati Uniti siano sull’orlo del comunismo (negli anni Cinquanta!) ma soprattutto perché altrove scopre un’adesione più naturale all’irrazionale, all’anarchia, «un sogno che si estende dal passato al futuro, una frontiera tra il sogno e la realtà». Anche se l’incantamento dura sempre poco e si stufa in un amen: l’autenticità gli pare subito un gioco da turisti. Non è quello. In fondo ciò di cui ha bisogno è solo un luogo altro: sociale, politico, sessuale, letterario. Apro la mia vecchia copia di Naked Lunch e trovo la sottolineatura: «Io non sono che uno strumento di registrazione». È la sostanza dei suoi libri: sottrarsi, disintegrarsi. Uscire dalla parola, uscire dal corpo. Ci provò in tutti i modi, come elenca Ottavio Fatica nella densissima postfazione: con gli sciamanetti “senza pretese” (come li chiama in una lettera spassosa), con i viaggi astrali di Aleister Crowley, con Hubbard e Scientology, con gli accumulatori orgonici di Wilhelm Reich, con la cristalloscopia, con gli esperimenti paranormali, con la psicoanalisi, con le cerimonie Lakota delle Capanne del Sudore. E perfino negli ultimi anni con i giretti in barca sul lago, nella speranza di venire rapito dagli Ufo. Le ultime parole, sull’ambulanza, furono: «Back in no time». Vado e torno. Prepariamoci.

Articoli Suggeriti
The Fall-Off è un altro, l’ennesimo, bel disco di J. Cole ed è proprio questo il suo peggior difetto

Uscito il 6 febbraio, nell'album non c'è nulla che si possa definire sbagliato ma non c'è neanche nulla che si possa definire rischioso. Ed è per questo che, secondo molti, è l'ennesima occasione persa. Forse l'ultima, per J. Cole.

A giudicare dalle vendite, dopo il ritorno dei vinili potrebbe essere arrivato il momento del ritorno dei cd

I numeri sono in crescita negli Usa, in UK e anche in Italia: c'entrano collezionismo e nostalgia, ma pure il desiderio di "possedere" la musica che si ama, soprattutto per i più giovani.

Leggi anche ↓
The Fall-Off è un altro, l’ennesimo, bel disco di J. Cole ed è proprio questo il suo peggior difetto

Uscito il 6 febbraio, nell'album non c'è nulla che si possa definire sbagliato ma non c'è neanche nulla che si possa definire rischioso. Ed è per questo che, secondo molti, è l'ennesima occasione persa. Forse l'ultima, per J. Cole.

A giudicare dalle vendite, dopo il ritorno dei vinili potrebbe essere arrivato il momento del ritorno dei cd

I numeri sono in crescita negli Usa, in UK e anche in Italia: c'entrano collezionismo e nostalgia, ma pure il desiderio di "possedere" la musica che si ama, soprattutto per i più giovani.

Bad Bunny avrà il suo primo ruolo da attore protagonista in un film che si intitola Porto Rico, che parla di Porto Rico e che è diretto da un regista di Porto Rico

Il cast principale include anche Viggo Mortensen, Edward Norton e Javier Bardem, con Alejandro G. Iñárritu a fare da produttore esecutivo.

Alla Berlinale abbiamo assistito alla nascita del Nuovo Cinema Boomer

Analogico, passatista, efficace, molto ben fatto e un po' trombone: la Berlinale l’ha dominata chi ha tentato di dimostrare che si stava meglio quando si stava peggio e che i giovani di oggi sono la peggiore generazione di sempre.

L’infiltrata, l’unico modo per salvarci dalla violenza politica in futuro è conoscere quella del passato

In Spagna è stato uno dei film più visti e premiati del 2025, nonostante sia un film di genere che racconta una pagina di storia traumatica come quella del terrorismo indipendentista basco. Del film, del suo successo e del suo messaggio abbiamo parlato con la regista Arantxa Echevarria.

Per festeggiare il centenario della sua nascita, ad aprile uscirà un album inedito di John Coltrane

Si tratta dei leggendari Tiberi Tapes, registrati tra il 1961 e il 1965, finora rimasti inediti e custoditi in una collezione privata.