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13:38 sabato 25 aprile 2026
La Slovenia non solo boicotterà l’Eurovision ma al suo posto trasmetterà una rassegna di film palestinesi «Trasmetteremo la rassegna cinematografica Voices of Palestine, una serie di film di finzione e documentaristici palestinesi», ha detto il direttore della tv pubblica slovena.
Su YouTube è stato pubblicato Giorni di gloria, il primo film italiano a raccontare la Resistenza Lo girarono nel '45 Luchino Visconti, Mario Serandrei, Giuseppe De Santis e Marcello Pagliero, con l'intenzione di lasciarci «la testimonianza definitiva della lotta partigiana».
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La costumista del Diavolo veste Prada 2 ha detto che i brand di moda si sono fatti la guerra pur di comparire nel film con i loro vestiti e accessori Molly Rogers ha detto che per la prima volta nella sua carriera si è trovata ad affrontare un eccesso di scelta che l'ha costretta a scartare molti capi nonostante fossero perfetti.
Uno dei soldati che hanno partecipato alla cattura di Maduro ha vinto 400 mila dollari su Polymarket scommettendo sulla cattura di Maduro Il sergente maggiore Gannon Ken Van Dyke ha piazzato ben 13 scommesse sulla cattura di Maduro. Ovviamente le ha vinte tutte.
Il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha assunto nel suo staff il creatore di È quasi magia Giany, un profilo Instagram di meme su di lui Enrico Milano, 22 mila follower su Instagram guadagnati prendendo in giro Giani, è la prova che i meme ormai sono un mestiere vero e proprio. O, quantomeno, aiutano a trovarne uno.
Secondo una ricerca, l’unico risultato che l’AI otterrà sicuramente e immediatamente è aumentare il numero di miliardari nel mondo Le proiezioni indicano che entro il 2031 i miliardari passeranno dagli attuali 3 mila a 4 mila. Tutto grazie agli investimenti in AI.
I produttori di Project Hail Mary stanno facendo di tutto per candidare all’Oscar come Miglior attore non protagonista James Ortiz, che però non è un attore ma il burattinaio che nel film muove l’alieno Rocky E a quanto pare potrebbero riuscirci, perché quella di Ortiz – che a Rocky presta anche la voce – è considerabile come una vera e propria prova attoriale.

Bully, la storia nera più estiva che c’è

Il film del regista di Kids racconta un vero caso di cronaca, l'omicidio di Bobby Kent, un giovane bullo ucciso il 14 luglio 1993 da un gruppo di teenager guidati dal suo migliore amico e dalla sua fidanzata.

28 Agosto 2024

Da quando l’ho visto su Mubi un paio di anni fa, per caso, durante uno degli infiniti pomeriggi di un agosto trascorso a Milano, Bully di Larry Clark è diventato il mio film dell’estate (oltre che uno dei miei film preferiti). Non ne sapevo niente: soltanto dopo ho scoperto che la storia che racconta è ispirata a un vero fatto di cronaca nera avvenuto il 14 luglio 1993, in Florida, quando Bobby Kent, un ragazzo di vent’anni, è stato ucciso da un gruppo di teenager (sette persone, per l’esattezza) compreso il suo migliore amico, Marty.

Il sud della Florida, i teenager, l’omicidio: ovviamente il regista di Kids ci vede subito un film. La sceneggiatura la fa scrivere a Roger Pullis e David McKenna (quello che nel 1998 ha scritto American History X), attingendo dal libro di Jim Schutze dedicato al caso, Bully: A True Story of High School Revenge. Sapendo che si tratta di Larry Clark, tu che ti appresti a guardarlo ti immagini già una girandola di ragazzini bellissimi che fanno sesso, cazzeggiano e si ubriacano accompagnati da una colonna musicale della madonna. E infatti è proprio così: ma la bellezza e lo stile dei giovani protagonisti fa da sfondo a una potentissima storia di vendetta, d’amore e di morte.

Le protagoniste femminili sono Ali, la classica adolescente esuberante, abbronzata, succintamente abbigliata e sessualmente iperattiva (una brat, potremmo dire oggi), e Lisa, la classica adolescente introversa, timida, infagottata dentro a magliette e pantaloni larghi, tanto pallida quanto vergine. Le due conoscono, o meglio abbordano, due amici che lavorano in un fast food, Bobby e Marty, e decidono di uscire per un date a quattro. E lì cominciano i problemi: Lisa e Marty si innamorano, ma Lisa scopre che tra Marty e il suo amico è in corso da anni una relazione tossica fatta di bullismo e violenza. Scopre anche, a sue spese, che Marty non è l’unica vittima di Bobby: molto presto emerge che oltre a essere aggressivo e prepotente, il ragazzo è un violento stupratore (e mi fermo qui altrimenti sto raccontando tutto). L’atmosfera leggera, estiva, euforica e spensierata dell’inizio del film si trasforma in un incubo oscuro, doloroso e molto molto angosciante, che sfocia nell’omicidio finale. Terrorizzati, caotici, goffi, Lisa, Marty e i loro amici si ritrovano a fare qualcosa che avevano fino a quel momento soltanto fantasticato, e con loro sgomento, riescono a farlo davvero. È una lunga, insopportabile, angosciantissima scena, così credibile che sembra vera. Per non parlare del “dopo”.

Il merito è anche del cast: io, ad esempio, mi sono innamorata dei due protagonisti, Rachel Miner, che fa Lisa (pelle bianca, lunghi capelli rossi, timida ma spietata) e Brad Renfro che fa Marty (taciturno, tormentato, bonissimo). Ma ce n’è per tutti i gusti: Bijou Phillips e Kelli Garner sono bellissime e dotate di invidiabili look anni 2000, mentre un giovanissimo Michael Pitt compare in un delizioso ruolo minore.

Si narra che David McKenna rinnegò il film finito, scrivendo al regista e ai produttori che «somigliava a un porno» con scene di «sesso incredibilmente gratuite, nessuna storia, zero motivazione, nessuno sviluppo dei personaggi». Decise infatti di firmare con uno pseudonimo, Zachary Long. Una descrizione, questa di McKenna, che ricorda un po’ quella che molti hanno dato di Euphoria di Sam Levinson, una serie che sicuramente a Bully deve qualcosa (oltre che a Petra Collins, come avevamo visto qui, e a molti altri), ma non tiene conto del potere di questo film di rievocare l’energia disperata, folle e spesso irrimediabilmente distruttiva che d’estate si avventa sull’adolescenza come il fuoco della Pentecoste.

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