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LuisaViaRoma, una delle storiche mete dello shopping italiano, è in grave crisi L'azienda ha chiesto al Tribunale 60 giorni di tempo per presentare un piano di risanamento e ripagare i debiti. Nel frattempo i dipendenti hanno scioperato e i sindacati parlano di «scelte manageriali non adeguate».
A Seoul c’è un club del libro in cui si leggono i libri mentre si ascolta la techno «Ritmi ripetitivi e suoni minimali aiutano a immergersi più a fondo nella lettura», dicono gli organizzatori di questo curioso club del libro.
Sui profili social della Casa Bianca sono apparsi degli inquietanti post di cui nessuno sta capendo né il senso né lo scopo Foto sgranatissime, video incomprensibili, una musica che se ascoltata al contrario riproduce il messaggio «exciting announcement tomorrow».
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Nella guerra in Iran, per la prima volta nella storia i data center privati sono stati attaccati in quanto obiettivi militari legittimi I Pasdaran hanno iniziato a colpire i data center di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, sostenendo che gli attacchi di Usa e Israele passano anche da quelle strutture.
Per la sorpresa di nessuno, la persona più contenta della decisione del CIO di escludere le donne trans dalle gare olimpiche femminili è J.K. Rowling La decisione del Cio l'ha talmente entusiasmata che si è persino dimenticata di commentare il trailer della nuova serie di Harry Potter.
Gregory Bovino, il famigerato capo dell’operazione anti immigrazione di Minneapolis, è andato in pensione e ha detto che il suo unico rimpianto è non aver espulso più immigrati Dopo la disastrosa operazione nelle Twin Cities, Bovino era stato declassato e rinnegato dall'amministrazione Trump. Ora va in pensione, rivendicando tutto.

Breasts, anche i seni hanno una storia

Simbolo di maternità, empowerment, sessualità, immagine corporea e malattia, ma anche oggetto di censura: la mostra a Venezia è un'indagine sul modo in cui il seno è stato rappresentato nell'arte attraverso culture e tradizioni diverse.

17 Aprile 2024

Sono fra i soggetti più desiderati, decantati, controversi, occultati e contemporaneamente ostentati della storia dell’umanità. Pablo Neruda le chiamava cupole gemelle, mentre quel romanticone di Pierre de Ronsard «il luogo dove nasce l’amore». Su di loro si sono scritti poemi, libri, trattati sociologici e psicanalitici (Freud li considerava il punto di partenza dell’intera vita sessuale). E ora al seno è dedicata anche una mostra d’arte, una delle più attese nel corposo panorama degli eventi del fuori Biennale. Breasts, il titolo in inglese rende il tutto più glamour, è la super collettiva che celebra il simbolismo del seno dal ‘500 a oggi. Il progetto, curato da Carolina Pasti (che ha collaborato con la Fondazione Ieo-Monzino, dedicando il 30% dei fondi del catalogo per sostenere la ricerca), è allestito all’ACP Palazzo Franchetti, proprio davanti al Ponte dell’Accademia. Ma soprattutto, nella stessa sede dell’esposizione Your ghosts are mine: expanded cinemas, amplified voices, prodotta da Qatar Museums che, saputo il tema della mostra attigua, pare abbia immediatamente chiesto di tenere a debita distanza dagli emiri qualsiasi manifesto dominato da capezzoli, mammelle e simili.

Le opere in scena, che coinvolgono pittura, scultura, fotografia e cinema, indagano il modo in cui il seno è stato rappresentato nell’arte attraverso culture e tradizioni diverse. Il tutto riflettendo su una serie di temi quali la maternità, l’empowerment, la sessualità, l’immagine corporea e la malattia. Insomma attraverso Breasts, il seno diventa la Cartina Tornasole per affrontare temi socio-politici, sfidare le tradizioni storiche ed esprimere identità personali e collettive. Un progetto per certi versi dirompente in un’epoca perbenista e politicamente correttissima come la nostra. Perdersi nel mare di seni raccontati nelle cinque stanze del palazzo che dal 1999 appartiene all’Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, suona un po’ come contrappasso nei confronti di chi oggi – Instagram è l’esempio più clamoroso – consente di postare i capezzoli maschili ma non quelli femminili a meno che non si tratti di foto di allattamento o cicatrici da mastectomia.

A questo tour guidato nel mondo del grembo femminile, si accede grazie ad un ingresso immersivo e site-specific progettato da Buchanan Studio. La prima sala è una sorta di ripasso della materia. Qui si ripercorrono le narrazioni storiche legate al corpo della donna, rivelando in che modo gli artisti di oggi abbiano riletto a loro immagine e somiglianza le raffigurazioni storiche firmate dagli antichi maestri del Rinascimento. Al centro di questa analisi, l’iconografia della Madonna che allatta il Bambino. Una delle figure più rappresentate nella storia dell’arte, che star come Cindy Sherman, Richard Dupont, Teniqua Clementine Crawford e Sherrie Levine hanno rivisitato secondo la propria sensibilità e il proprio stile. Ma è nelle stanze successive che si esplora il seno nelle sue infinite sfaccettature. Partendo dalle pratiche scultoree, rappresentate dalle opere surrealiste di Marcel Duchamp, “Prière de toucher”, con un seno di gommapiuma affisso sulla copertina del libro “Le Surréalisme en 1947” e dal “Nudo con lumaca” realizzato da Salvador Dalí. Ma anche dal lavoro di Prune Nourry, sopravvissuta al cancro, che a due passi dal Canal Grande presenta una scultura realizzata in vetro veneziano e bronzo.

Anche la fotografia si ritaglia un ruolo essenziale. Merito di stelle come Robert Mapplethorpe e Irving Penn, che, come veri e propri entomologi, esaminano al microscopio tutte rappresentazioni non convenzionali e simboliche del corpo, volando ben oltre la tradizione. Lo scopo? Suscitare emozioni subconsce ed evocare nello spettatore un senso di meraviglia, desiderio o disagio, spingendolo a mettere in discussione ciò che fino a quel momento ha sempre dato per scontato in tema di corpo umano e sessualità. Piu o meno lo stesso obbiettivo è perseguito dalla pubblicità, che negli ultimi 50 anni ha letteralmente saccheggiato l’iconografia del décolleté. Punta di diamante di quest’invasione politicamente scorretta: Oliviero Toscani, capace di sfidare e sovvertire  ogni convenzione fisica e stilistica.

Un’ampia sala è poi dedicata a quegli artisti capaci di frammentare e decostruire il seno creando suggestive connessioni con il materialismo contemporaneo. E’ il caso di Allen Jones, con i suoi manichini femminili del tutto simili ad armature e paramenti religiosi; di Laura Panno, che ha fatto del seno la vera fonte ispiratrice di oltre quarant’anni di carriera. Ma anche della gettonatissima (e costosissima) Anna Weyant, con i suoi pastosi dipinti dove tutto è innocenza e contemporaneamente perdizione. Una delle chicche in mostra è poi la tela dell’astro nascente della pittura figurativa Chloe Wise che ha raffigurato due prosperosi seni che ciondolano, sensuali, su un pallone da calcio, appositamente per l’evento in Laguna.

Infine il film Four For See Beauties di Laure Prouvost, che di fatto chiude la mostra. L’artista francese, vincitrice nel 2013 del Turner Prize, concentra in quindici minuti le varie fasi della vita umana attraverso le azioni di tre donne e di un neonato. Il video è una sorta di danza ipnotica dominata da corpi, suoni, stelle marine, pesci, sguardi, sospiri e ovviamente seni. Un eden in cui si alternano i nostri istinti più ancestrali. Il perfetta sintonia con la tesi dell’autore boliviano Gustavo Bolívar Moreno secondo cui «senza tette non può esistere il paradiso».

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