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L’Unione europea ha scorte di petrolio sufficienti per tre mesi e c’è chi inizia a essere seriamente preoccupato Con il petrolio che ha superato i 100 dollari al barile e lo Stretto di Hormuz chiuso, l'Europa inizia a guardare con una certa inquietudine alle sue riserve energetiche.
Un bambino di 9 nove anni ha presentato la sua collezione couture alla fashion week di Parigi Si chiama Max Alexander, ha quasi 6 milioni di follower su Instagram, Sharon Stone come cliente, e in sogno ha scoperto di essere la reincarnazione di Guccio Gucci.
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L’Iran ha fatto un altro cortometraggio in stile Lego The Movie per dare tutta la colpa della guerra a Usa e Israele Era già successo nello scorso giugno, durante i precedenti attacchi di Usa e Israele. Anche in quel caso, i protagonisti era Trump, Netanyahu e Satana.
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I creator assoldati per fare propaganda a favore di Israele stanno facendo causa a Israele perché non sono stati pagati Diversi enti governativi israeliani avrebbero debiti per milioni con studi di produzione e creator assunti per influenzare l'opinione pubblica.
Polymarket è stata costretta a chiudere la pagina in cui faceva scommettere sull’imminente apocalisse nucleare Si poteva fare una di due scelte: la bomba esploderà entro la fine di marzo? Oppure entro giugno dell'anno prossimo?
Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.

Breasts, anche i seni hanno una storia

Simbolo di maternità, empowerment, sessualità, immagine corporea e malattia, ma anche oggetto di censura: la mostra a Venezia è un'indagine sul modo in cui il seno è stato rappresentato nell'arte attraverso culture e tradizioni diverse.

17 Aprile 2024

Sono fra i soggetti più desiderati, decantati, controversi, occultati e contemporaneamente ostentati della storia dell’umanità. Pablo Neruda le chiamava cupole gemelle, mentre quel romanticone di Pierre de Ronsard «il luogo dove nasce l’amore». Su di loro si sono scritti poemi, libri, trattati sociologici e psicanalitici (Freud li considerava il punto di partenza dell’intera vita sessuale). E ora al seno è dedicata anche una mostra d’arte, una delle più attese nel corposo panorama degli eventi del fuori Biennale. Breasts, il titolo in inglese rende il tutto più glamour, è la super collettiva che celebra il simbolismo del seno dal ‘500 a oggi. Il progetto, curato da Carolina Pasti (che ha collaborato con la Fondazione Ieo-Monzino, dedicando il 30% dei fondi del catalogo per sostenere la ricerca), è allestito all’ACP Palazzo Franchetti, proprio davanti al Ponte dell’Accademia. Ma soprattutto, nella stessa sede dell’esposizione Your ghosts are mine: expanded cinemas, amplified voices, prodotta da Qatar Museums che, saputo il tema della mostra attigua, pare abbia immediatamente chiesto di tenere a debita distanza dagli emiri qualsiasi manifesto dominato da capezzoli, mammelle e simili.

Le opere in scena, che coinvolgono pittura, scultura, fotografia e cinema, indagano il modo in cui il seno è stato rappresentato nell’arte attraverso culture e tradizioni diverse. Il tutto riflettendo su una serie di temi quali la maternità, l’empowerment, la sessualità, l’immagine corporea e la malattia. Insomma attraverso Breasts, il seno diventa la Cartina Tornasole per affrontare temi socio-politici, sfidare le tradizioni storiche ed esprimere identità personali e collettive. Un progetto per certi versi dirompente in un’epoca perbenista e politicamente correttissima come la nostra. Perdersi nel mare di seni raccontati nelle cinque stanze del palazzo che dal 1999 appartiene all’Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, suona un po’ come contrappasso nei confronti di chi oggi – Instagram è l’esempio più clamoroso – consente di postare i capezzoli maschili ma non quelli femminili a meno che non si tratti di foto di allattamento o cicatrici da mastectomia.

A questo tour guidato nel mondo del grembo femminile, si accede grazie ad un ingresso immersivo e site-specific progettato da Buchanan Studio. La prima sala è una sorta di ripasso della materia. Qui si ripercorrono le narrazioni storiche legate al corpo della donna, rivelando in che modo gli artisti di oggi abbiano riletto a loro immagine e somiglianza le raffigurazioni storiche firmate dagli antichi maestri del Rinascimento. Al centro di questa analisi, l’iconografia della Madonna che allatta il Bambino. Una delle figure più rappresentate nella storia dell’arte, che star come Cindy Sherman, Richard Dupont, Teniqua Clementine Crawford e Sherrie Levine hanno rivisitato secondo la propria sensibilità e il proprio stile. Ma è nelle stanze successive che si esplora il seno nelle sue infinite sfaccettature. Partendo dalle pratiche scultoree, rappresentate dalle opere surrealiste di Marcel Duchamp, “Prière de toucher”, con un seno di gommapiuma affisso sulla copertina del libro “Le Surréalisme en 1947” e dal “Nudo con lumaca” realizzato da Salvador Dalí. Ma anche dal lavoro di Prune Nourry, sopravvissuta al cancro, che a due passi dal Canal Grande presenta una scultura realizzata in vetro veneziano e bronzo.

Anche la fotografia si ritaglia un ruolo essenziale. Merito di stelle come Robert Mapplethorpe e Irving Penn, che, come veri e propri entomologi, esaminano al microscopio tutte rappresentazioni non convenzionali e simboliche del corpo, volando ben oltre la tradizione. Lo scopo? Suscitare emozioni subconsce ed evocare nello spettatore un senso di meraviglia, desiderio o disagio, spingendolo a mettere in discussione ciò che fino a quel momento ha sempre dato per scontato in tema di corpo umano e sessualità. Piu o meno lo stesso obbiettivo è perseguito dalla pubblicità, che negli ultimi 50 anni ha letteralmente saccheggiato l’iconografia del décolleté. Punta di diamante di quest’invasione politicamente scorretta: Oliviero Toscani, capace di sfidare e sovvertire  ogni convenzione fisica e stilistica.

Un’ampia sala è poi dedicata a quegli artisti capaci di frammentare e decostruire il seno creando suggestive connessioni con il materialismo contemporaneo. E’ il caso di Allen Jones, con i suoi manichini femminili del tutto simili ad armature e paramenti religiosi; di Laura Panno, che ha fatto del seno la vera fonte ispiratrice di oltre quarant’anni di carriera. Ma anche della gettonatissima (e costosissima) Anna Weyant, con i suoi pastosi dipinti dove tutto è innocenza e contemporaneamente perdizione. Una delle chicche in mostra è poi la tela dell’astro nascente della pittura figurativa Chloe Wise che ha raffigurato due prosperosi seni che ciondolano, sensuali, su un pallone da calcio, appositamente per l’evento in Laguna.

Infine il film Four For See Beauties di Laure Prouvost, che di fatto chiude la mostra. L’artista francese, vincitrice nel 2013 del Turner Prize, concentra in quindici minuti le varie fasi della vita umana attraverso le azioni di tre donne e di un neonato. Il video è una sorta di danza ipnotica dominata da corpi, suoni, stelle marine, pesci, sguardi, sospiri e ovviamente seni. Un eden in cui si alternano i nostri istinti più ancestrali. Il perfetta sintonia con la tesi dell’autore boliviano Gustavo Bolívar Moreno secondo cui «senza tette non può esistere il paradiso».

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