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09:24 venerdì 7 agosto 2026
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.

Noi, i ragazzi di Brand:New

Il programma musicale più amato di Mtv Italia non poteva tornare dentro uno schermo perché quello schermo non esiste più: grazie a Massimo Coppola arriva invece nei club e nei teatri, per la gioia dei nostalgici.

28 Febbraio 2025

La santissima trinità della mia infanzia era composta da elementi di cui avrei capito il senso e l’importanza solo dopo molto tempo: i Simpson, Mai Dire Gol e Brand:New. Li guardavo insieme ai miei cugini e a mio fratello più che grande anche se avevo solo nove o dieci anni, non perché fossi un bambino prodigio ma perché mi piaceva stare con loro e perché loro, tenendomi lì incollato alla televisione, non avevano il problema di intrattenermi. Era un gioco di imitazione e di adattamento, capivo forse il tre per cento di quello che guardavo ma cercavo di ridere quando ridevano loro e di non farmi mai vedere troppo annoiato.

Crescendo ho avuto modo e maniera di recuperare tutte le stagioni geniali e incredibili dei Simpson, di rivedere le puntate di Mai Dire Gol – la Gialappa’s ha sempre continuato a lavorare, lo fa anche ora, ma certo il tocco che aveva a fine anni Novanta ha raggiunto vette irripetibili – ma avevo lasciato Brand:New in un piccolo e inconscio angolino della memoria. Era lì, con lo sfondo verde e la poltrona rossa, una trasmissione che più che un format era un pretesto. Per raccontare, approfondire e soprattutto presentare quello che ancora in Italia non si poteva conoscere. In principio un’ora di video musicali senza soluzione di continuità, nuove sonorità, artisti e canzoni che non si potevano letteralmente trovare da nessun’altra parte. Chi guardava Brand:New lo faceva per sapere cosa ascoltare il giorno dopo, la settimana dopo, anche il mese dopo. Era una trasmissione che creava opinione e di cui ci si poteva fidare. Poi un giorno ai videoclip è stato aggiunto anche il tocco che oltre che speciale l’ha resa una trasmissione di culto: intermezzo di narrazione, aneddoti, interviste, quello che vent’anni dopo avremmo imparato a chiamare story-telling.

Brand:New, quello vecchio

Dentro Brand:New esistevano aneddoti musicali certo ma anche filosofia, società, politica, sport (in questo momento sul profilo Instagram di Coppola se ne trova una discreta raccolta, una sorta di Best of). A posteriori, è stato quello che adesso sono i racconti sullo sport di Federico Buffa solo vent’anni prima e senza quasi un briciolo di connessione a internet. Era l’Italia degli anni 2000 e il narratore era un ragazzo che a quel tempo mi sembrava grandissimo e che invece aveva meno della mia età di adesso. Ecco, quel ragazzo, Massimo Coppola, ha deciso di tornare, e di risvegliare dentro di me e dentro di molti, un impasto di ricordi e spensieratezza, di musica che risuona della nostra giovinezza, di discorsi e modi di dire, di camicie sgualcite, di pomeriggi e sere che non rivivremo più. Lo ha fatto anticipando tutto con un post Instagram del novembre scorso: It’s coming back e un fotogramma granuloso e sbiadito del programma che fu.

La manifestazione del ritorno ha scelto esattamente la stessa via di rottura che rappresentava Brand:New nel 2000 cambiando il mezzo per rimanere fedele a sé. In fuga dalla televisione – tanto MTV è morta, viva MTV – per cercare una dimensione intima e teatrale nei club di mezza Italia. Coppola non poteva tornare dentro uno schermo perché quello schermo non esiste più. «Quando ho annunciato il ritorno di Brand:New – mi racconta dopo la prima data di Pordenone – ho avuto una quantità di reazioni che non mi aspettavo, lo ammetto. È stato bello vedere che il pubblico che aveva seguito dal 2000 al 2002 era ancora lì. La sorpresa è stata vedere in sala un sacco di giovani, ieri sera c’era una ragazza di 28 anni che vive in Spagna e che è venuta a salutarmi e ringraziarmi. Ho scelto la dimensione del live proprio per questo, perché volevo vedere il pubblico in faccia e stabilire un contatto nuovo».

Brand:New, quello nuovo

A guardarlo da fuori New:Brand:New – un vero e proprio tour con date a Torino, Bologna, Roma, Firenze e una doppietta a Milano – è un progetto da pazzi. Riportare nel presente un programma vecchio di 25 anni e gettarlo anche in un linguaggio diverso. Coppola ha fatto una capriola salutare spostando tutto in una dimensione nuova perché sa benissimo di non poter fare la stessa cosa in un mondo in cui le fonti di informazioni si sono talmente moltiplicate da diventare insignificanti. «Nel 2000 i ragazzi e le ragazze si fidavano di me. Intanto perché non c’erano altri mezzi per scoprire nuova musica da ascoltare, per raccontarsi una storia, per parlare di qualcosa che gli interessasse. Non c’erano altre modalità di selezione e di scoperta. Ma che senso avrebbe avuto rifare semplicemente la stessa cosa dentro un modo che è cambiato? Sono sempre io, ho sempre il mio stile, ma devo raccontare qualcosa di diverso e devo farlo in modo diverso. È un’anti-reunion e mi dissocio dal me stesso che raccontava Brand:New e da questi anni che sono passati ma voglio dissociarmi guardando in faccia un pubblico».

I racconti saranno inediti – sempre scritti insieme ad Alberto Piccinini e Giovanni Robertini – e il linguaggio rimarrà lo stesso ma bagnato dentro il tempo che è inevitabilmente passato. Se il programma diventò di culto anche per il racconto persona di Coppola, per il suo diario emotivo e sentimentale, culturale e musicale, è inevitabile che tutto si trasformi anche solo perché ha 25 anni in più, lui ma anche tutti noi che lo abbiamo guardato. Esiste un esercito di appassionati e affezionati che in questi anni ha tenuto viva la memoria della trasmissione costituendo e ricostruendo un archivio che sarebbe andato altrimenti perduto. È la generazione vhs, gente che prima delle piattaforme e dell’isteria dell’on demand registrava tutto e magari lo archiviava per chissà quale motivo. Brand:New ha sempre continuato ad esistere anche per questo e il profilo Instagram di Coppola è una piccola galleria dei ricordi composta da spezzoni di vecchi video sgranatissimi.

Il bello e il brutto della nostalgia

Non saprei spiegare bene cosa suscitino dentro di me queste operazioni nostalgia – anche se Coppola rifiuta seccamente la definizione – ma funzionano sempre bene, anche veicolate attraverso i social. Uno dei profili Instagram che guardo con più ammirazione è ita_pictures che colleziona istantanee di persone comuni catapultate nella mia quotidianità direttamente dal passato. Lo stesso accade con i programmi degli anni ’90, lo sport, la musica, anche la letteratura. I revival andranno avanti sempre e per sempre e non so cosa penserò il giorno in cui questi tempi di oggi ne diventeranno l’oggetto. Il punto è che i gol che vedi quando hai dieci anni rimangono sempre i più belli, e questo poi vale un po’ per tutto. La nostalgia è il sentimento degli intelligenti.

Esistono delle frasi e dei momenti della vita che avrei giurato di non poter vivere o rivivere più. Andare al cinema a vedere una qualche forma di Trainspotting, tornare in libreria a comprare ancora una volta Jack Frusciante di Enrico Brizzi, potermi guardare una nuova puntata di Brand:New per sapere cosa ne pensa adesso Coppola di Milano, di Spotify, di Berlusconi, dei sold out, dell’indie, della reunion degli Oasis e di tutto quello che avrà scelto e selezionato, ancora un’altra volta. È un privilegio perché sarà come tornare bambini con la consapevolezza dei grandi, vederlo un po’ invecchiato e vedermi da fuori cresciuto e cambiato.

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