Lo ha fatto con un reel su Instagram, in cui racconta di essere affascinato tanto dal comportamento dell'animale quanto da quello di chi ne ha fatto un meme.
TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle più note e apprezzate giornaliste palestinesi, senza una spiegazione
Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.
TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle giornaliste palestinesi più seguite sui social e apprezzate nel mondo, senza fornire alcuna spiegazione alla diretta interessata e ad Al Jazeera, che ha interpellato la piattaforma per avere una spiegazione uffil’accaduto. Owda ha denunciato pubblicamente la sospensione permanente del profilo tramite Instagram e X: «TikTok ha cancellato il mio account. Avevo 1.4 milioni di follower e ci ho impiegato quattro anni a costruire quella piattaforma». Ha poi confermato di non aver ancora ricevuto comunicazioni precise sulle ragioni del ban da parte di TikTok, entrato in vigore il 28 gennaio. La giornalista, già vincitrice di un Emmy per il documentario It’s Bisan From Gaza realizzato in collaborazione con Al Jazeera, è diventata famosa a livello internazionale per i video e i reportage pubblicati durante l’invasione della Striscia di Gaza. Nei suoi contenuti – che spesso si aprivano con il saluto «Parla Bisan da Gaza, sono ancora viva» – documentava la vita quotidiana sotto i bombardamenti e le conseguenze del conflitto israelo-palestinese sulla popolazione civile. La chiusura dell’account ha suscitato reazioni immediate tra attivisti, colleghi e organizzazioni per la libertà di stampa, che parlano di un ennesimo episodio di censura nei confronti dei giornalisti palestinesi.
View this post on Instagram
È stata Owda stessa a individuare un possibile “mandante” di questo bando, ricordando come il Presidente israeliano Benjamin Netanyahu in un incontro con influencer pro-Israele dello scorso settembre avesse auspicato il passaggio di TikTok Usa a una cordata di imprenditori americani, possibilmente trumpiani: «Dobbiamo combattere con le armi più efficaci sul campo di battaglia in cui ci muoviamo e le più importanti ora sono i social media» aveva dichiarato Netanyahu all’epoca «spero che l’operazione vada in porto, perché può avere conseguenze fondamentali». TikTok non ha ancora pubblicato dichiarazioni ufficiali sul caso, silenzio che alimenta ulteriormente le voci di un inasprimento della censura politica sulla piattaforma dal momento in cui è diventata di proprietà americana. In molti (Owda compresa), in queste ore, stanno ricondividendo, come una implicita spiegazione di quello che è successo, un frase pronunciata da Adam Presser, il nuovo Ceo di TikTok Usa. Presser spiega, durante un incontro in cui ha preso parte al World Jewish Congress tenutosi a maggio del 2025, che, quanto era Head of Operations di TikTok negli Stati Uniti, fece in modo che «l’uso del termine sionista come sostituto per un epiteto razzista fosse considerato hate speech». Secondo Presser, sulla piattaforma l’uso della parola sionista dovrebbe essere consentito solo se usata in frasi come «sono un orgoglioso sionista».
Lo ha fatto con un reel su Instagram, in cui racconta di essere affascinato tanto dal comportamento dell'animale quanto da quello di chi ne ha fatto un meme.
App, newsletter, piattaforme, servizi di ogni natura e genere: la nostra dipendenza dagli abbonamenti ormai ha anche un nome scientifico, subscription service overload. E, come per tutte le malattie gravi, c'è chi inizia a proporre e praticare cure molto radicali.
Con un post Instagram, l'artista ha rivendicato la paternità dell'opera e invitato la popstar ad andare a trovarlo a Biella.