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01:14 mercoledì 18 marzo 2026
La foto di un giornalista ha mostrato cosa resta al Dolby Theatre dopo la cerimonia degli Oscar: una montagna di spazzatura Cibo, cartacce, bottiglie vuote: la foto ha fatto arrabbiare molti per l'inciviltà mostrata dai partecipanti alla cerimonia. La colpa, però, non è delle celebrity.
Una ricerca ha scoperto che, contrariamente a quanto si credeva, la cannabis non ha nessuna efficacia nella cura di ansia e depressione Si tratta della più grande ricerca di questo tipo mai fatta. Secondo i risultati, usare i cannabinoidi per curare ansia, anoressia nervosa, Ptsd o altre dipendenze non serve a nulla.
C’è una petizione per fare della Hoepli una bottega storica di Milano e provare così a salvarla dalla chiusura Petizione che ha già raccolto più di 48 mila firme, tra cui quelle di Eleonora Marangoni, Mario Calabresi, Alessandro Cattelan e Vinicio Capossela.
Tutti aspettavano il ritorno di John Galliano nella moda, ma nessuno si aspettava sarebbe stato una collezione per Zara La collaborazione tra il brand del gruppo Inditex e lo stilista di Gibilterra durerà due anni, e la prima collezione arriverà nei negozi a settembre.
Israele ha detto che agli sfollati libanesi non sarà consentito tornare a casa Secondo le autorità libanesi più di 1 milione di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, a quanto pare definitivamente.
Dal 20 marzo torneranno al cinema, in versione restaurata, i film di Béla Tarr Si comincia con Perdizione, poi Le armonie di Werckmeister, Sátántangó e Il cavallo di Torino. E a seguire verranno tutti gli altri.
Sempre più persone vanno dallo psicologo dicendo di essersi ammalate di depressione per colpa della politica Stress cronico, spaesamento, ansia. La cura più efficace, al momento, sarebbe l'attivismo, quello vero.
Il creatore di Fortnite sta usando i miliardi guadagnati con il videogioco per comprare foreste e salvarle dall’abbattimento Tim Sweeney sta usando il suo patrimonio personale per salvare milioni di chilometri quadrati di foresta, sottraendoli alla speculazione immobiliare.

È successo un casino sull’Instagram della Berlinale per dei post pro-Palestina

26 Febbraio 2024

Si è concluso domenica 25 febbraio il Festival del cinema di Berlino (conosciuto anche come Berlinale), e l’Orso d’Oro è stato vinto dalla regista francese Mati Diop con il film Dahomey. Mentre succedeva questo sul palco, su un canale Instagram ufficiale di una sezione del festival – si chiama @berlinale_panorama , ed è dedicata ai film e ai documentari indipendenti – venivano postati dei messaggi di solidarietà al popolo palestinese, in condanna con il massacro dell’esercito israeliano, e soprattutto con una riflessione intorno al concetto di memoria e colpa tedesche, che si collega a un celebre articolo di Masha Gessen sul New Yorker di dicembre 2023 intitolato “In the Shadow of the Holocaust”.

I post e i messaggi, a moltissime persone, sono sembrati autentici, perché realizzati con una grafica in tutto e per tutto simile all’identità ufficiale del festival – i colori, il logo dell’orso, anche un font che sembra lo stesso. La prima “slide” della gallery diceva: «Genocide is genocide. We are all complicit». Nella seconda si spiegava (traduzione nostra): «In risposta alle azioni pro-Palestina viste alla Berlinale 2024, e alla luce della crescita dell’estrema destra in Germania, riconosciamo che il nostro silenzio ci rende complici dell’attuale genocidio a Gaza e della pulizia etnica in corso in Palestina. Dopo lunghe discussioni interne, abbiamo deciso finalmente di abbandonare l’idea che il “senso di colpa tedesco” ci possa assolvere dalla storia del nostro Paese, o dagli attuali crimini della nostra nazione. Alziamo la voce per unirci ai milioni in tutto il mondo che chiedono un cessate il fuoco immediato e permanente, e chiediamo alle altre istituzioni culturali in Germania di fare la stessa cosa».

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da Frank Barat (@4frankbarat)

La terza slide diceva: «Dal nostro passato nazista al nostro presente genocida – siamo sempre stati dalla parte sbagliata della storia. Ma non è troppo tardi per cambiare il futuro. Poi, alcune immagini da Gaza con gli slogan: End the Occupation; Ceasefire now; The Zone of Interest. Another century of genocide supported by Germany». Dopo poco, i post sono stati cancellati e un comunicato è stato diffuso: «Il canale Instagram di Panorama è stato hackerato, e sono stati pubblicate dichiarazioni a proposito del Medio Oriente che non vengono dal festival e non rappresentano l’attitudine della Berlinale. Il fatto che qualcuno abbia usato i social media della Berlinale per un’agitazione antisemita è intollerabile. Condanniamo questo atto criminale nel più forte dei modi», si legge.

C’erano state polemiche anche sabato, quando il premio per miglior documentario era stato assegnato al regista palestinese Basel Adra e all’israeliano Yuval Abraham, che dal palco avevano chiesto alla Germania di interrompere la fornitura di armi a Israele. Il sindaco di Berlino Kai Wegner ha definito il discorso «antisemita», confermando quanto sia difficile, in un Paese come la Germania, poter parlare liberamente di ciò che succede in Palestina. Tornando a Masha Gessen e al suo articolo di dicembre per il New Yorker: dopo alcuni giorni, la Heinrich Böll Foundation ha ritirato il suo patrocinio è stato ritirato, e il municipio di Brera ha ritirato la disponibilità della sala per la premiazione.

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