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17:16 lunedì 4 maggio 2026
Un tribunale cinese ha stabilito che le aziende non possono licenziare i lavoratori per sostituirli con l’AI «L’intelligenza artificiale dovrebbe essere utilizzata per creare lavoro, promuovere l’occupazione e migliorare i salari», si legge nella sentenza.
Palantir ha lanciato la sua giacca da lavoro anche se nessuno l’ha chiesta e nessuno la vuole Anche perché non costa neanche poco: 239 dollari per un oggetto brandizzato da una delle aziende più controverse e criticate del mondo.
Fred Again ha messo tutti i pezzi che ha suonato nel suo USB002 tour in un video lungo 108 ore e l’ha pubblicato su YouTube Secondo gli storici di YouTube, è il video più lungo mai pubblicato dalla piattaforma. Anche uno dei più belli, ci permettiamo di aggiungere.
Costruirsi un cyberdeck è diventata l’ultima forma di protesta contro la prepotenza di Big Tech Sono piccoli computer "artigianali", costruiti con pezzi vecchi, economici e di seconda mano, e personalizzati in ogni modo possibile e immaginabile.
Tolti gli Stati Uniti, l’Italia è il Paese in cui Il diavolo veste Prada 2 sta incassando di più in tutto il mondo Il film sta infrangendo record su record al botteghino italiano: ha già superato il milione di presenze in un solo fine settimana di programmazione.
Si è svolta in Colombia la prima conferenza dei Paesi che vogliono abbandonare per sempre i combustibili fossili Vi hanno preso parte 57 Paesi (compresa, a sorpresa, l'Italia). L'obiettivo è liberarsi della dipendenza dal fossile immediatamente.
L’Europa sta pensando di sanzionare Israele. Non per i crimini commessi a Gaza, però: per aver comprato dalla Russia del grano rubato all’Ucraina Una nave della flotta ombra russa sarebbe stata fatta entrare nel porto di Haifa, con un carico di 25 mila tonnellate di grano rubato nei territori ucraini occupati.
La comunità enigmistica internazionale è piombata nel panico perché il New York Times Magazine ha pubblicato un cruciverba irrisolvibile L'errore è stato corretto nella versione online del cruciverba, ma a quel punto il finesettimana degli appassionati era irrimediabilmente rovinato. Non era mai successo in 84 anni di onorato servizio enigmistico.

È successo un casino sull’Instagram della Berlinale per dei post pro-Palestina

26 Febbraio 2024

Si è concluso domenica 25 febbraio il Festival del cinema di Berlino (conosciuto anche come Berlinale), e l’Orso d’Oro è stato vinto dalla regista francese Mati Diop con il film Dahomey. Mentre succedeva questo sul palco, su un canale Instagram ufficiale di una sezione del festival – si chiama @berlinale_panorama , ed è dedicata ai film e ai documentari indipendenti – venivano postati dei messaggi di solidarietà al popolo palestinese, in condanna con il massacro dell’esercito israeliano, e soprattutto con una riflessione intorno al concetto di memoria e colpa tedesche, che si collega a un celebre articolo di Masha Gessen sul New Yorker di dicembre 2023 intitolato “In the Shadow of the Holocaust”.

I post e i messaggi, a moltissime persone, sono sembrati autentici, perché realizzati con una grafica in tutto e per tutto simile all’identità ufficiale del festival – i colori, il logo dell’orso, anche un font che sembra lo stesso. La prima “slide” della gallery diceva: «Genocide is genocide. We are all complicit». Nella seconda si spiegava (traduzione nostra): «In risposta alle azioni pro-Palestina viste alla Berlinale 2024, e alla luce della crescita dell’estrema destra in Germania, riconosciamo che il nostro silenzio ci rende complici dell’attuale genocidio a Gaza e della pulizia etnica in corso in Palestina. Dopo lunghe discussioni interne, abbiamo deciso finalmente di abbandonare l’idea che il “senso di colpa tedesco” ci possa assolvere dalla storia del nostro Paese, o dagli attuali crimini della nostra nazione. Alziamo la voce per unirci ai milioni in tutto il mondo che chiedono un cessate il fuoco immediato e permanente, e chiediamo alle altre istituzioni culturali in Germania di fare la stessa cosa».

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da Frank Barat (@4frankbarat)

La terza slide diceva: «Dal nostro passato nazista al nostro presente genocida – siamo sempre stati dalla parte sbagliata della storia. Ma non è troppo tardi per cambiare il futuro. Poi, alcune immagini da Gaza con gli slogan: End the Occupation; Ceasefire now; The Zone of Interest. Another century of genocide supported by Germany». Dopo poco, i post sono stati cancellati e un comunicato è stato diffuso: «Il canale Instagram di Panorama è stato hackerato, e sono stati pubblicate dichiarazioni a proposito del Medio Oriente che non vengono dal festival e non rappresentano l’attitudine della Berlinale. Il fatto che qualcuno abbia usato i social media della Berlinale per un’agitazione antisemita è intollerabile. Condanniamo questo atto criminale nel più forte dei modi», si legge.

C’erano state polemiche anche sabato, quando il premio per miglior documentario era stato assegnato al regista palestinese Basel Adra e all’israeliano Yuval Abraham, che dal palco avevano chiesto alla Germania di interrompere la fornitura di armi a Israele. Il sindaco di Berlino Kai Wegner ha definito il discorso «antisemita», confermando quanto sia difficile, in un Paese come la Germania, poter parlare liberamente di ciò che succede in Palestina. Tornando a Masha Gessen e al suo articolo di dicembre per il New Yorker: dopo alcuni giorni, la Heinrich Böll Foundation ha ritirato il suo patrocinio è stato ritirato, e il municipio di Brera ha ritirato la disponibilità della sala per la premiazione.

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