Hype ↓
12:23 mercoledì 17 giugno 2026
Nel loro concerto a Bologna i Kneecap hanno fatto salire sul palco Jose Nivoi del Calp per parlare del blocco con cui i portuali vogliono fermare le armi dirette in Israele Il sindacalista e attivista del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali ha anche annunciato un grande sciopero internazionale per ottobre, «a sostegno del popolo palestinese. A sostegno del popolo libanese. A sostegno di Cuba. Contro gli oppressori e contro gli imperialisti».
Le maglie da calcio più desiderate di questi Mondiali costano soltanto 50 dollari, raccontano New York e sono un’idea di Mamdani Sono state disegnate da un'artista di Brooklyn e realizzate da una piccola azienda famigliare di Bed Stuy. Una risposta al costosissimo merchandise ufficiale del Mondiale.
Un regista ha deciso di distribuire il suo primo film esclusivamente in videocassetta per protestare contro l’AI È la prima volta che succede in 22 anni. Il film si intitola This is How the World Ends e lo ha diretto Robert dos Santos.
In Cina hanno cancellato più di 12 mila corsi di laurea perché l’AI li ha resi obsoleti I tagli si sono concentrati soprattutto (come sempre in questi casi) nelle arti e nelle discipline umanistiche, ma ce ne sono stati parecchi anche nelle lingue straniere e nella gestione aziendale.
Una ricerca ha dimostrato che andare in bici fa così bene a corpo e mente che dovrebbe rientrare nelle politiche di salute pubblica La ricerca comprende 87 studi da 19 Paesi e conferma che la bici è uno dei più efficaci strumenti per migliorare la qualità della vita in città.
È disponibile in streaming Free Party: A Folk History, uno dei più bei documentari di sempre sulla storia dei rave Presentato nel 2023, il film di Aaron Trinder racconta la nascita della scena rave britannica e soprattutto il leggendario festival di Castlemorton, uno dei più grandi rave di tutti i tempi.
Ci vorranno almeno sei mesi per rimuovere tutte le mine piazzate nello Stretto di Hormuz e riaprirlo davvero Ma prima bisogna capire se queste mine ci sono, perché l'Iran potrebbe come non potrebbe averle piazzate.
La Cassazione ha stabilito che se i tuoi colleghi ti causano ansia e stress il tuo capo deve risarcirti (e tanto, anche) Dopo la sentenza il lavoratore in questione è stato riassunto e il datore di lavoro costretto a pagare un risarcimento di 80 mila euro.

Beautiful losers (o posers?)

Momenti di odio per "l'artista pazzo" della scena hipster di NY provati durante la visione di Beautiful Losers

14 Settembre 2012

Ho rispetto per chi orienta il gusto contemporaneo: il gusto è un aspetto fondamentale del potere, e chi sa cosa è bello o esteticamente adatto per un’epoca ha un grande potere, che io rispetto. Rispetto gli stilisti, gli autori di graphic novel, Garrone, Walter White, chi fa le scarpe eleganti, chi scrive lunghe recensioni di Channel ORANGE, chi cambia la grafica di Studio. Ma c’è una categoria di esperti del gusto che per qualche ragione voglio solo vedere rasa al suolo e sono gli artisti dolci e bellissimi della scena di New York immortalati nel documentario Beautiful Losers: il racconto delle adolescenze, delle ispirazioni e delle carriere degli artisti della scena newyorkese: video, graffiti, skateboard, gallerie, la scena bella bella bella in modo assurdo dei Mark Gonzales e degli Harmony Korine, privi di ambizioni economiche ma a proprio agio con i brand e la cultura della fama.

So che per molti questo documentario onora una scena rispettabile e significativa di artisti naif che hanno definito gli aspetti post-Haring e street dell’arte contemporanea più intelligibile; so che per altri, come per me, Harmony Korine è un incubo: la sua faccetta buona, il suo corto ipercoatto con Die Antwoord, fino a Spring Breakers, appena presentato a Venezia, dove alla conferenza stampa fa l’aria stropicciata di chi la sa lunga, seduto accanto alle ragazzine di Disney Channel a cui ha fatto recitare la parte delle zoccole in un film la cui ragion d’essere sembra inevitabilmente la conversazione tra due persone che non l’hanno visto.

Siccome devo levarmi dalla testa Harmony Korine e i suoi amici spettinati e giusti, ma non ho la conoscenza del mondo dell’arte necessaria per farlo, mi comporterò come un leghista al bar e criticherò le cose di Beautiful Losers che mi stanno facendo perdere la testa mentre lo guardo (posto che scaricarlo/comprarlo e guardarlo è un atto dovuto per una scena che ha, appunto, segnato il gusto contemporaneo – le faccine disegnate sui muri, le scritte dolci con grafia da bambini, il savvy/savoir faire generalizzato del jetset internazionale under 30 in Vans e cappellino. Puoi vederlo anche in chiave “conosci il tuo nemico”, volendo). Lo criticherò, a differenza di un leghista, in maniera rapida, precisa e pedante, in modo che si possano ricostruire le modalità di un odio che posso paragonare all’odio razziale o di classe e a cui quindi esito a dare un valore di “critica culturale”. Voglio solo tracciare le mie reazioni a questo documentario su degli artisti che si sono lasciati definire “beautiful losers”: artisti che hanno approfondito il concetto di ironia nell’arte mischiando ogni linguaggio, e ciò nonostante hanno lasciato che un documentario che li rappresenta si chiamasse con un titolo così non ironico. Da artisti ironici come loro mi sarei come minimo aspettato il titolo “Beautiful Posers”. (D’accordo con la giornalista Tiziana Lo Porto, con cui ho discusso il pezzo ieri a cena, salverò Mike Mills, che è ben vestito con la cravatta rossa a pallini e sembra riflettere mentre parlare e non ha quell’accento americano blasé da scuola d’arte, avete presente?, quell’accento gutturale alla Michael Stipe che ipnotizza chi lo usa, costringendolo a non pensare).

Questo è un pezzo di hate journalism, me ne vergogno, ma devo farlo. Accumulando le cose che mi danno fastidio troverò cos’è che mi scoccia di più di questo documentario. Probabilmente invidio solo chi ha avuto un’infanzia libera e quindi è libero di esprimersi. Probabilmente tutti coloro che odiano come parlano gli artisti hanno avuto un’infanzia repressa. Probabilmente rileggendo alla fine del pezzo le cose che mi danno fastidio dei beautiful posers scoprirò cosa mi manca nella vita.

Momenti di odio per la razza artista pazzo della scena h*****r di New York provati durante la visione di Beautiful Posers.

0045

“…just a bunch of dumb, bored kids …”

0059

“… and I was always super inspired by that”

0257

Scritta sul muro: I’M SUPER FUCKED.

0358

“Nella tua famiglia ci sono altri artisti?”

Stephen Powers: “No. Ho sto quadro di mia nonna che è orrendo – è fantastico. … È davvero orrendo, lo adoro”.

0746

Harmony Korine si tocca la fronte nella sua prima apparizione nel documentario. Poi racconta del suo amico a cui da piccolo avevano tagliato la testa con la sega elettrica proprio lì nel parco dei bambini (“A place of joy, I guess”). Procede a raccontare a un bambino la storia della testa tagliata (0917: “Hey how you doing? You know we found my friend Daniel’s head there back in ’86?”). Stacco: una donna suona il banjo sotto una sequoia.

1122

Barry McGee, seduto per terra fra pezzi di giornali ingialliti e teli di plastica, contro un muro, guarda le forme dei pezzi di foglie morte e della polvere e le sposta col dito come vedendoci delle forme. “…I don’t know what cool is, or anything…”

1556

“To switch – like – positions, to go from being just – like – a regular freak to being – like – a cool freak, was really nice”.

1955

L’accento all’insù di Geoff McFetridge.

2630

Seconda apparizione di Harmony Korine: “Violent kids, druggies, and stuff like that, those are the guys I found most interesting”.

2958

In un parco sgarrupato, un artista in t-shirt verde militare usa una corda appesa a un albero per far volare un carrello della spesa tutto intorno, sopra le fratte.

3145

Terza apparizione di Harmony Korine. Parla dello skate, credo. “It has attracted a lot of heroin addicts and creative people”. Ogni volta che apre bocca, in questo film, Korine cerca di legittimarsi parlando di tossici. “Boozers, juiceheads, scumbags”.

4018

Harmony Korine suona il banjo su un marciapiede. Poi provoca i passanti. Poi fa la faccia tenera alla telecamera.

4407

Thomas Campbell: “What am I? I don’t know. Whatever. Doodler… filmmaker… In general I like to be in the ocean…”

5016

“Just fun, you know. Just fun being a kid and making junk”.

5040

Harmony Korine: “Forse una delle cose è che in quel momento c’era… mi verrebbe da dire un’innocenza… ma voglio dire gente che si divertiva, che stava bene insieme, che si faceva venire idee…”

A 55 minuti e 59 secondi mi sono annoiato durante una ninna nanna di pedal steel guitar. Mi fermo qui. Potrei portare la riflessione in due direzioni: 1) che rapporto c’è tra l’arte che uno fa per esprimersi e l’arte che uno ama e con cui cresce, si forma, impara a sentire il mondo? Come mai in questo documentario non si parla quasi mai dell’arte come linguaggio e quindi dell’arte passata, quella che si ama, ma solamente delle ispirazioni non artistiche? Esiste arte al di fuori dell’amore per l’arte passata? Posso credere a un artista che crede solo nella propria ispirazione? L’arte non era un linguaggio? 2) Perché io sto male quando vedo gente contenta e penso che le persone soddisfatte del proprio giro di amici siano solo e sempre dei poser? (Ho interrotto la visione anche perché Tiziana Lo Porto mi ha annunciato che nell’ultima parte del film uno degli artisti muore. Non voglio sentirmi in colpa scoprendo qual è, dopo tutto l’odio – anzi, non è odio: è hate.)

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.