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11:00 domenica 8 marzo 2026
Polymarket è stata costretta a chiudere la pagina in cui faceva scommettere sull’imminente apocalisse nucleare Si poteva fare una di due scelte: la bomba esploderà entro la fine di marzo? Oppure entro giugno dell'anno prossimo?
Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.
A distanza di due giorni l’una dall’altra sono spuntate due nuove opere attribuite a Michelangelo Una è un dipinto intitolato "Pietà Spirituali", l'altra un busto marmoreo del Cristo Salvatore. La storia della loro attribuzione al Buonarroti è piuttosto avventurosa.
L’agenzia meteorologica giapponese fa delle previsioni esclusivamente dedicate alla fioritura dei ciliegi Quelle di quest'anno dicono che i fiori sbocceranno con un certo anticipo rispetto al solito: i primi arriveranno tra meno di due settimane.
C’è una proposta di legge per inserire la gentilezza tra i parametri con cui l’Istat misura la qualità della vita Proposta che è arrivata in Parlamento e che sostiene che una società più gentile sia non solo moralmente migliore ma anche più ricca economicamente.
L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.
In Artificial, il prossimo film di Luca Guadagnino, ci sarà la prima colonna sonora composta da Damon Albarn E ha spiegato che lavorare a questo film gli ha fatto capire che le intelligenze artificiali non saranno mai capaci di fare musica vera.
Il favorito per diventare il prossimo Presidente del Consiglio del Nepal è un ex rapper che non si toglie mai gli occhiali da sole Si chiama Balen Shah e la sua immagine è così legata a quel modello di occhiali da sole che nei negozi hanno preso a chiamarli "occhiali Balen Shah".

Perché in Giappone ce l’hanno a morte con Barbie

02 Agosto 2023

Ogni verità deve avere la sua eccezione che la confermi. Una verità di cui tutti siamo testimoni in questi giorni è il successo mondiale di Barbie, film che procede spedito verso il miliardo di dollari di incasso al botteghino che solo Margot Robbie aveva previsto in tempi non sospetti. Eccezione che conferma questa verità: c’è un solo Paese al mondo in cui il film si è rivelato un fiasco ed è la Corea del Sud, per ragioni raccontate in questo bel pezzo del Guardian. Altra verità: i meme di Barbenheimer fanno ridere. Altra eccezione: tranne che in Giappone (Paese in cui sia Barbie che Oppenheimer devono ancora uscire: il primo l’11 agosto, il secondo non si sa ancora), dove in questi giorni i suddetti meme sono diventati ragione di una shitstorm che dai social è finita addirittura nella cronaca nazionale.

I fatti. Durante lo scorso fine settimana, tra gli utenti giapponesi di Twitter giravano moltissimo due hashtag: #Barbie e #NoBarbenheimer, attraverso i quali si faceva notare a tutto il resto del mondo che i meme che mischiavano Barbieworld e la bomba atomica non sono così divertenti se vieni dal Paese sul quale sono state sganciate le uniche due bombe atomiche sganciate nella storia dell’umanità. Tra i tanti interventi c’è stato anche quello di Murata Shunichi, esponente del Partito socialdemocratico giapponese. Tra i tantissimi contro-meme, uno è stato particolarmente apprezzato e ricondiviso dai giapponesi: secondo voi, chiedeva retoricamente l’autore del contro-meme, in America si metterebbero a ridere se vedessero i social pieni di meme che mettono assieme Barbie e l’11 settembre? In mezzo ci è finito anche l’account Twitter ufficiale di Barbie, il film, negli Stati Uniti, accusato di aver interagito e quindi contribuito a diffondere questi meme della discordia.

La situazione è presto degenerata in una guerra civile tra account promozionali ufficiali del film. Quello giapponese, infatti, ha pubblicato un comunicato stampa in cui si accusava pubblicamente l’account americano: precisando che Barbenheimer non è un’iniziativa promozionale ufficiale ma soltanto un “movimento” nato e cresciuto online, l’account giapponese diceva di trovare «estremamente sgradevole» la reazione di quello americano ai meme di Barbenheimer. Com’è finita questa storia? Con le pubbliche scuse di Warner, produttore di Barbie, e la rimozione dei tweet che avevano scatenato la shitstorm. E arriviamo così a una terza verità confermata dalla sua stessa eccezione: è vero, la campagna promozionale di Barbie è stata probabilmente la più perfetta operazione di marketing nella storia del cinema. Tranne che in un caso.

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