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C’è un sito che digitalizza vecchie musicassette trovate per caso in tutto il mondo Si chiama Intertapes e ggni musicassetta viene catalogata non solo per la musica o le registrazioni che contiene ma anche per la grafica e i colori.
La bandiera di One Piece è arrivata anche a Sanremo grazie a Tommaso Paradiso Il cantante è un fan sfegatato del manga di Eiichiro Oda e ha deciso di portarsi questa sua passione anche sul green carpet dell'Ariston.
Il Vaticano ha annunciato che le messe nella basilica di San Pietro avranno una traduzione simultanea in 60 lingue fatta dall’AI L'AI in questione si chiama Lara e verrà presentata in occasione dei festeggiamenti per i 400 anni della Basilica.
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.
Alla cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici di Milano Cortina, Ilia Malinin si è esibito indossando dei jeans Balmain da 1100 dollari Il pezzo era abbinato a una felpa del rapper NF: nel suo insieme, il look sembrava suggerire una riflessione sulla salute mentale nello sport.
Giorgia Meloni ha dovuto pubblicare un comunicato stampa ufficiale per smentire le voci di una sua partecipazione a Sanremo È stata costretta a farlo perché da giorni questa voce circolava insistentemente, tanto che i giornalisti hanno anche chiesto a Carlo Conti se fosse vera.
La cosa più discussa dei BAFTA non sono stati i film né i premi ma le censure riuscite e fallite della BBC Un insulto razzista non è stato rimosso dalla differita della cerimonia, un "Free Palestine" e una battuta su Trump sono invece sparite. Non è chiaro il metodo applicato dall'emittente.

Autumn Beat, il rap come una favola

L'esordio alla regia di Antonio Dikele Distefano è un film che racconta i temi cruciali del presente, dall'integrazione delle seconde generazioni all'importanza delle community.

16 Novembre 2022

«Non sto piangendo, mi è entrato un Dikele nell’occhio»: è quello che avrei commentato alla fine del film se fosse stato un video TikTok, usando la formula che si usa per dire che qualcosa ti ha commosso anche se non l’avresti voluto. È un po’ imbarazzante abboccare all’esca di un autore il cui primo scopo sembra commuovere il suo pubblico, come dimostrano i libri che ha scritto e pubblicato finora, la serie Netflix Zero (un esperimento non proprio riuscito) tratta dal suo romanzo Non ho mai avuto la mia età e i piccoli monologhi che pubblica sul suo profilo TikTok con l’hashtag #relazioni. Nel suo film d’esordio come regista, Autumn Beat (da Qua è rimasto autunno, Rizzoli), dal 10 novembre su Prime Video, si capisce subito dove andrà a parare: la musica struggente, le frasi a effetto, il protagonista balbuziente, la madre schizofrenica, il padre scomparso da cercare in giro per la città con una polaroid in mano.

La differenza qui, però, la fa il rap, la prima e vera passione di Antonio Dikele Distefano, esperto intervistatore dei più importanti rapper italiani. Insieme a un efficace bombardamento di primissimi piani e a una colonna sonora che accosta grandi classici (tipo “Giorni matti” di Bassi Maestro e “Tornerò da re” dei Club Dogo) a nuove ispirazioni come la versione gospel di “Gioventù bruciata” di Mahmood o “Autumn Beat“, il primo singolo del protagonista Paco (interpretato dal vero rapper Abby 6ix, quartiere Barona), il rapporto dei protagonisti con il rap salva tutto il film, rendendolo allo stesso tempo più leggero e più profondo. Più leggero grazie ai rapper famosi che compaiono qua e là, soprattutto Guè nei panni di «se stesso dieci anni fa» (l’ha detto lui) e Tredici Pietro che sfida il protagonista in una gara di freestyle (c’è anche Sfera Ebbasta, in una brevissima, luccicante apparizione finale). Più profondo per via dello sguardo puro e delicato, quasi infantile («Wu Tang, ma che sono cinesi?», chiede un bambino-futuro rapper mentre fruga tra i cd di un altro bambino-futuro produttore), con cui Dikele racconta come il rap ha salvato l’adolescenza dei protagonisti, Paco e Tito, italiani di seconda generazione, fratelli che non sono veri fratelli ma crescono uniti da una vita difficile con una madre/matrigna malata e pochissimi soldi nella periferia di Milano. Alla loro storia si intreccia quella della bellissima Ife, adottata da genitori bianchi (Genemé Tonini) e dell’amico David (Dylan Magon), aspirante produttore. Elegantissimo, consacrato dalla copertina di un numero di Rivista Studio appesa nel suo prestigioso studio in centro, David Lenfle è l’unico che saprà e potrà davvero godersi il successo.

Su Gq Dikele ha definito Autumn Beat «un film su una famiglia che cambia nel tempo. Per come sono cresciuto io, la famiglia non si può incasellare in un unico genere. Non è il modello a cui sono storicamente abituati gli italiani: alla fine, la società è sempre un passo avanti a quanto descritto sui giornali». Nessuno dei protagonisti cresce in una famiglia “tradizionale”, un modello che viene completamente infranto e oltrepassato, tra adozioni e genitori scomparsi («È un po’ strana tua madre, l’ho vista che gridava a un cane», dice Ife da piccola, «mia mamma sarà strana ma la tua è bianca», risponde Tito). A unire è l’appartenenza alla comunità del rap, l’unica vera famiglia: «Noi non siamo una squadra, siamo un’entità / è una questione di energia, più che di identità», canta Paco in “Autumn Beat”, la hit con cui riesce a convincere Guè a puntare su di lui. Le parole, però, non sono sue: sono segretamente scritte dal fratello Tito (Hamed Seydou) che non può rappare perché balbetta. Paco aiuta Tito a crescere e porta il rap nella sua vita, ma al tempo stesso gli ruba tutto: la voce, le parole, l’amore. Alla fine, però, qualcosa gli lascia, e la favola si conclude con questo “regalo”, la conferma di come sempre più spesso, nella realtà, il concetto di “famiglia tradizionale” si riveli stretto, vecchio, senza senso.

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