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C’è un gioco da tavolo in cui la missione è organizzare e compiere un attentato contro Mussolini Si intitola Attento al dvce! ed è un racconto delle «gesta di poche persone, spesso sole e mal organizzate ma colme di rabbia, coraggio e soprattutto di speranza in un mondo nuovo libero dal fascismo».
Si è scoperto che Peter Thiel ha fondato una società segreta in cui le persone più ricche e potenti del mondo si ritrovano per parlare di argomenti piuttosto strani Tra gli incontri organizzati da questo curioso club figurano "Fondiamo una setta" e "Come va la tua vita sessuale?".
Per combattere l’ondata di caldo, i cinema indipendenti di Parigi hanno lanciato il Cine-clim, cioè proiezioni gratuite nelle sale con l’aria condizionata nelle ore più calde della giornata Dalle 13 alle 16, un film gratis, in una sala fresca, con precedenza a under 25, over 65, donne e persone disabili.
L’Alligator Alcatraz di Trump non è durata neanche un anno e non è servita quasi a niente Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “collezionare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.

Il caporedattore di Artforum è stato licenziato dopo aver pubblicato una lettera pro Palestina

27 Ottobre 2023

Il 19 ottobre la redazione di Artforum aveva deciso di pubblicare una lettera aperta a sostegno della Palestina. La lettera, firmata da moltissimi di artisti e personalità del mondo accademico, criticava il silenzio delle istituzioni culturali durante i bombardamenti di Gaza. Tra i nomi dei tanti firmatari c’era anche quello di David Velasco, che, esattamente una settimana dopo la pubblicazione della lettera, ha ricevuto la notizia di essere stato licenziato dalla rivista. Velasco lavorava per Artforum dal 2005 e da sei anni ne era diventato caporedattore, riporta il New York Times. Malgrado non si sappia chi abbia effettivamente scritto il testo della lettera, Artforum ha giustificato la sua decisione spiegando che non rispettava gli standard della rivista.

Gli autori chiedevano la fine delle uccisioni e dei maltrattamenti di tutti i civili, l’arrivo degli aiuti umanitari a Gaza e l’interruzione delle collaborazioni con governi che violano i diritti umani e commettono crimini di guerra. Fin da subito queste dichiarazioni erano state ampiamente criticate da vari esponenti del mondo dell’arte, tanto che gli autori avevano modificato il testo, che inizialmente non citava l’attacco di Hamas del 7 ottobre. Avevano inoltre aggiunto una breve introduzione in cui veniva sottolineato che il testo della lettera rispecchiava unicamente l’opinione dei firmatari e non di tutti i dipendenti di Artforum. 

Giovedì 26 ottobre è comparso sul sito della rivista un comunicato firmato da due editrici, Danielle McConnell e Kate Koza, in cui queste hanno chiarito che la lettera era stata pubblicata senza l’approvazione del team editoriale, una mancanza che non rispetta le normali procedure di pubblicazione. Secondo loro, leggendo la lettera non si capiva affatto che questa riflettesse solo le opinioni dei firmatari: dava invece l’impressione di essere una posizione condivisa dall’intera redazione. Infatti, viste le numerose critiche e le campagne di boicottaggio nei confronti della testata seguite alla pubblicazione della lettera, altri membri della redazione erano stati costretti a scrivere un secondo messaggio sul sito per chiarire la situazione. Velasco, che aveva già alle spalle l’accusa di aver ignorato una causa per molestie sessuali a carico dell’allora editore Knight Landesman, ha dichiarato al New York Times di non essersi pentito della scelta di pubblicare la lettera.

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