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20:49 domenica 5 luglio 2026
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Per l’80esimo compleanno di Syd Barret uscirà un doppio album celebrativo in cui suoneranno anche David Gilmour e Nick Mason dei Pink Floyd Uscirà il il 9 ottobre e si intitolerà Clowns And Jugglers: The Songs Of Syd Barrett, parte di una grande festa in programma a Cambridge, la sua città natale.
In Cisgiordania è stato costruito un “archivio indistruttibile” per conservare, proteggere e tramandare in tutto il mondo la storia della Palestina È un progetto del Museo Palestinese di Birzeit: dentro ci sono mezzo milione di foto, documenti, diari, mappe, filmati e lettere, scaricabili da chiunque ed esponibili ovunque.
C’è un sito che usa le opere di Rothko per le previsioni del tempo Basta digitare il nome di una località qualsiasi del mondo perché un apposito algoritmo selezioni il dipinto dell’artista che meglio corrisponde alla luce e alla temperatura di quel momento.
In Cina è in vendita il primo robot per il supporto emotivo Si chiama U1, ha 88 motori per far sembrare reali i suoi movimenti, AI per imparare a conoscerti ed è progettato per diventare un compagno di vita.
A Hollywood sono convinti di aver già trovato (tra Reddit e YouTube, ovviamente) il prossimo Backrooms e il prossimo Obsession Due fenomeni internettiani come Siren Head e The Mandela Catalogue diventeranno film, confermando che YouTube è ormai per Hollywood un vivaio di registi
Un prete ortodosso greco ha fatto un album doom metal e Pitchfork gli ha dato un voto più alto di quelli dati ad Aphex Twin e Daft Punk Lui si chiama padre Dionysios Tabakis e l'album si intitola Paradise Metal. Voto su Pitchfork: 7.6, più di Discovery e Drukqs.
Una ricerca scientifica ha dimostrato che «nessun bambino sotto i due anni dovrebbe trascorrere regolarmente del tempo davanti allo schermo» È il dato, abbastanza inequivocabile, che emerge da una raccolta di 120 studi sulla questione in cui sono stati coinvolti 424 mila bambini.

Per la prima volta si può vedere la versione originale del dipinto censurato di Artemisia Gentileschi

24 Ottobre 2023

Come ha raccontato ArtNews, finalmente potremo vedere la versione originale del dipinto “Allegoria dell’Inclinazione” di Artemisia Gentileschi dopo che fu censurato per la sua nudità più di 300 anni fa. La pittrice di scuola caravaggesca venne incaricata da Michelangelo Buonarroti il ​​Giovane, nipote del maestro rinascimentale, nel 1618 di contribuire con un’opera a Casa Buonarroti. Il ritratto del nudo femminile con in mano un compasso fu installato sul soffitto del palazzo di Firenze, prima commissione di Gentileschi in città. Nel 1684, però, il pronipote di Michelangelo, Leonardo da Buonarroto, decise che l’opera era troppo nuda, quindi scandalosa, e commissionò a Baldassarre Franceschini detto il Volterrano di aggiungere drappeggi trasparenti e veli blu all’opera «per preservare la modestia delle donne abitanti della casa».

Ora, dopo più di 300 anni, la composizione originale è stata rivelata grazie al progetto Artemisia UpClose, durato un anno, che ha utilizzato la tecnologia di imaging digitale e altri strumenti scientifici per studiare il dipinto e restaurarlo. «La possibilità di “svelare” questa figura virtualmente, rivelando l’immagine originariamente dipinta da Artemisia, ha trasformato un restauro “ordinario” in una ricerca per scoprire la donna dietro i veli», ha detto in una nota il co-fondatore di Calliope Arts Wayne McArdle. La fondazione no-profit con sede a Londra e Firenze ha co-sponsorizzato il progetto Artemisia UpClose in collaborazione con il collezionista d’arte e filantropo inglese Christian Levett.

I motivi per cui è stato deciso di eliminare lo strato virtualmente e non fisicamente sono due: «In primo luogo, la rimozione degli spessi strati di pittura ad olio applicati dal Volterrano meno di cinquant’anni dopo l’originale potrebbe mettere a rischio i delicati smalti di Artemisia appena sotto la sovraverniciatura», ha spiegato in una nota la capo conservatrice Elizabeth Wicks. «In secondo luogo, i veli furono applicati da un importante artista del tardo barocco e ora fanno parte della storia del dipinto». Gli scienziati del restauro hanno rivisto il dipinto a livello nanometrico, utilizzando un riflettografo per osservare i pentimenti di Gentileschi, ovvero i punti in cui l’artista ha cambiato idea, e una radiografia per scrutare attraverso il pigmento che ricopre le cosce della figura. L’analisi chimica ha mostrato anche come Gentileschi usasse con parsimonia il pigmento di lapislazzuli.

Il lavoro di restauro ha rivelato l’ombelico della figura, che prima non era visibile, così come un’impronta digitale sul polpaccio della figura. «L’impronta digitale è stata fatta quando la vernice originale era bagnata, ed è molto probabile che sia della stessa Artemisia», ha detto Wicks, che è stata la prima a scoprirla. L’opera è la protagonista della mostra a Firenze, “Artemisia nel Museo di Michelangelo“, fino all’8 gennaio a Casa Buonarroti. Il progetto è anche oggetto di un nuovo libro in lingua inglese pubblicato da Florentine Press, una serie di pubblicazioni in italiano dal titolo “Buonarrotiana” (2023) e un ciclo di conferenze. Un’occasione preziosa per approfondire l’opera e la vita di una grandissima artista di cui, perlomeno nei libri di storia dell’arte, si è sempre parlato troppo poco.

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