Hype ↓
01:02 sabato 29 novembre 2025
I dazi turistici sono l’ultimo fronte nella guerra commerciale tra Stati Uniti ed Europa Mentre Trump impone agli stranieri una maxi tassa per l'ingresso ai parchi nazionali, il Louvre alza il prezzo del biglietto per gli "extracomunitari".
Papa Leone XIV ha benedetto un rave party in Slovacchia in cui a fare da dj c’era un prete portoghese Il tutto per festeggiare il 75esimo compleanno dell'Arcivescovo Bernard Bober di Kosice.
I distributori indipendenti americani riporteranno al cinema i film che non ha visto nessuno a causa del Covid Titoli molto amati da critici e cinefili – tra cui uno di Sean Baker e uno di Kelly Reichardt – torneranno in sala per riprendersi quello che il Covid ha tolto.
La presidente della Tanzania Samia Suluhu Hassan ha nominato il nuovo governo e ha fatto ministri tutti i membri della sua famiglia In un colpo solo ha sistemato due figlie, un nipote, un genero, un cognato e pure un carissimo amico di famiglia.
Sally Rooney ha detto che i suoi libri potrebbero essere vietati in tutto il Regno Unito a causa del suo sostegno a Palestine Action E potrebbe addirittura essere costretta a ritirare dal commercio i suoi libri attualmente in vendita.
In Francia è scoppiato un nuovo, inquietante caso di “sottomissione chimica” simile a quello di Gisèle Pelicot Un funzionario del ministero della Cultura ha drogato centinaia di donne durante colloqui di lavoro per poi costringerle a urinare in pubblico.
Dopo quasi 10 anni di attesa finalmente possiamo vedere le prime immagini di Dead Man’s Wire, il nuovo film di Gus Van Sant Presentato all'ultima Mostra del cinema di Venezia, è il film che segna il ritorno alla regia di Van Sant dopo una pausa lunga 7 anni.
Un esperimento sulla metro di Milano ha dimostrato che le persone sono più disponibili a cedere il posto agli anziani se nel vagone è presente un uomo vestito da Batman Non è uno scherzo ma una vera ricerca dell'Università Cattolica, le cui conclusioni sono già state ribattezzate "effetto Batman".

Dopo il Mondiale, l’Argentina vincerà anche l’Oscar?

Argentina 1985, candidato dall'Academy come Miglior film internazionale, racconta il processo alla giunta militare di Videla e la dolorosa riconciliazione che il Paese ha dovuto affrontare nei successivi quarant'anni.

06 Marzo 2023

Il 2023 non sarà un anno come tutti gli altri per l’Argentina. Non tanto perché il Paese ha buone chance di prolungare i festeggiamenti post Mondiali mettendo in bacheca anche il premio Oscar con il film di Santiago Mitre, Argentina 1985. Ma per un motivo più simbolico e, molto probabilmente, più importante. Quest’anno ricorrono infatti i quarant’anni anni dalla fine della dittatura dei militari. Quarant’anni vissuti pericolosamente, fra crisi economiche e rischi di bancarotta, ma pur sempre in libertà. Non una cosa banale per una terra che nell’ultimo secolo è stata guidata più da dittatori che da uomini democraticamente eletti.

Era il 10 dicembre 1983 quando il presidente Raùl Alfonsìn, il Parlamento e le amministrazioni locali democratiche rientrarono finalmente in carica dopo sette anni di regime oppressivo. Quella data sarebbe poi diventata ufficialmente il Giorno della restaurazione della democrazia. La luce dopo il buio della guerra sucia, come la chiamano da queste parti. Un programma di repressione violenta attuato dai militari con lo scopo di eliminare la cosiddetta “sovversione” attiva dal 1970 e, più in generale, qualunque forma di dissidenza presente nell’ambiente culturale, politico, sociale, sindacale e universitario. «Vogliamo restituire i valori essenziali che costituiscono la base per la gestione integrale dello Stato, enfatizzando il senso di moralità, idoneità ed efficienza, indispensabile per ricostruire il contenuto e l’immagine della Nazione, sradicare la sovversione e promuovere lo sviluppo economico della vita nazionale fondata sull’equilibrio e sulla partecipazione responsabile dei diversi settori, al fine di assicurare la successiva instaurazione di una democrazia repubblicana, rappresentativa e federale, adeguata alla realtà e alle esigenze di soluzione e progresso del popolo Argentino», spiegavano alla nazione il generale dell’esercito Jorge Rafael Videla, l’ammiraglio, Emilio Eduardo Massera, il comandante delle forze aeree Orlando Ramón Agosti, la mattina del 24 marzo del 1976, giorno del colpo di Stato (il sesto del secolo).

Ancora oggi, tutto in Argentina sembra accartocciarsi attorno a quel periodo cupo e, di conseguenza, a quel primo giorno di pace. Una sorta di anno zero, dove tutto ha avuto inizio (la democrazia) o tutto ha avuto fine (la dittatura). Dipende dai punti di vista. Letteratura, musica, teatro e ovviamente il cinema sono diventati col tempo vere casse di risonanza e hanno riportato a galla i particolari di quella brutale campagna repressiva condotta al di fuori di ogni controllo legale. La cultura, dunque, ancora una volta diventa chiave per arrivare alla verità. E il cinema, in tale contesto, ha sempre fatto la sua parte. Tanto che gli unici due film argentini vincitori dell’Oscar – La storia ufficiale di Luis Puenzo dell’85 e Il segreto dei suoi occhi di Juan José Campanella del 2009 – affrontano direttamente o indirettamente questa tragedia. Una tragedia che ha contato 40 mila vittime, tanti sarebbero gli uomini e le donne spariti senza lasciare traccia, i cui corpi sono stati seppelliti in fosse comuni o gettati dagli aerei militari nell’oceano Atlantico. E strascichi che hanno avuto pochissimi eguali nella storia moderna. Già, perché quello che hanno compiuto José Videla e il resto della sua giunta nel loro Proceso de Reorganización Nacional ha prodotto un sofisticato quanto perverso effetto a catena che ancor oggi continua a condizionare le coscienze di intere generazioni. Per due motivi essenziali. Primo, perché dopo l’anno spartiacque del 1983, improvvisamente vittime e carnefici si sono ritrovati a vivere l’uno accanto all’altro come se nulla fosse. L’ex aguzzino e l’ex oppresso nella stessa fila del supermercato o nella stessa sala d’aspetto del dentista. Secondo, perché in quegli anni funesti, moltissimi neonati furono strappati alle madri in prigionia per essere affidati alle famiglie dei militari. E ora quegli stessi figli, oggi tutti quarantenni, sono stati costretti a fare i conti con una realtà che travalica il peggiore dei loro incubi: coloro che li hanno educati, accuditi, cresciuti e, magari, viziati non sono i veri genitori ma i loro assassini. Un po’ come se il riverbero di quell’epoca infettiva fosse davvero senza fine.

Sono passati quarant’anni. E il processo di catarsi di questo Paese tanto vicino al nostro (provate a scorrere quanti nomi italiani ci sono negli elenchi dei desaparecidos) è ancora in pieno svolgimento. Ma in questo quadro dolente, Argentina 1985 rappresenta il culmine del viaggio. Perché il film di Mitre, uscito su Prime Video ma in questi giorni arrivato nelle sale grazie alla candidatura all’Oscar per il Miglior film internazionale, riesce ad affrontare la questione senza alcuna paranoia e con un garbo inedito. Sa maneggiare con cura un materiale emotivo potenzialmente devastante. Segno che il Paese latinoamericano sta diventando maturo ed è in grado di rileggere le pagine più crude del suo passato restando fedele alla sua più recente storia democratica.

Articoli Suggeriti
La vita vera, istruzioni per l’uso

L'uso dei dispositivi, i social, l'intelligenza artificiale ci stanno allontanando dalla vita vera. Come fare allora a ritrovare una dimensione più umana? Un viaggio tra luddisti, nuove comunità e ispirazioni, nel nuovo numero di Rivista Studio.

I distributori indipendenti americani riporteranno al cinema i film che non ha visto nessuno a causa del Covid

Titoli molto amati da critici e cinefili – tra cui uno di Sean Baker e uno di Kelly Reichardt – torneranno in sala per riprendersi quello che il Covid ha tolto.

Leggi anche ↓
La vita vera, istruzioni per l’uso

L'uso dei dispositivi, i social, l'intelligenza artificiale ci stanno allontanando dalla vita vera. Come fare allora a ritrovare una dimensione più umana? Un viaggio tra luddisti, nuove comunità e ispirazioni, nel nuovo numero di Rivista Studio.

I distributori indipendenti americani riporteranno al cinema i film che non ha visto nessuno a causa del Covid

Titoli molto amati da critici e cinefili – tra cui uno di Sean Baker e uno di Kelly Reichardt – torneranno in sala per riprendersi quello che il Covid ha tolto.

Sally Rooney ha detto che i suoi libri potrebbero essere vietati in tutto il Regno Unito a causa del suo sostegno a Palestine Action

E potrebbe addirittura essere costretta a ritirare dal commercio i suoi libri attualmente in vendita.

Andrea Laszlo De Simone ha fatto di tutto per non diventare famoso

È il più “schivo” dei musicisti italiani, evita l'autopromozione e limita moltissimo anche i live. E nonostante questo, il suo Una lunghissima ombra è stato uno dei dischi più attesi del 2025. Lo abbiamo intervistato nel nuovo numero di Rivista Studio, che esce oggi.

Dopo quasi 10 anni di attesa finalmente possiamo vedere le prime immagini di Dead Man’s Wire, il nuovo film di Gus Van Sant

Presentato all'ultima Mostra del cinema di Venezia, è il film che segna il ritorno alla regia di Van Sant dopo una pausa lunga 7 anni.

Piefrancesco Favino è il protagonista di un insolito cortometraggio per Audemars Piguet

Intitolato The Testimonial, è diretto da Alice Fassi e prodotto da C41