Sette eventi per sette giorni di Art Week, per chi non vuole ritrovarsi incastrato sempre nei soliti eventi della Art Week.
Un tizio ha registrato più di 10mila concerti di band leggendarie quando ancora non erano famose e ora sta mettendo tutta la sua collezione su Internet, disponibile gratuitamente per tutti
Lui si chiama Aadam Jacobs, ha collezionato migliaia di bootleg di (tra gli altri) Nirvana, R.E.M., The Cure, Depeche Mode, Sonic Youth e Björk. E adesso li metterà tutti online.
Se non fosse per Aadam Jacobs, nessuno di noi potrebbe sapere come suonavano i Nirvana quando si esibirono nell’estate del 1989 in un piccolo club di Chicago, guidati da un Kurt Cobain appena 22enne, anni prima di diventare famosi. A quel concerto Aadam ci andò con in tasca un registratore mangiacassette della Sony, come ha fatto per anni, frequentando in piccolissimi localini e grandi venue. In oltre cinquant’anni di attività da “taper guy” ha raffinato il suo equipaggiamento per registrare in segreto bootleg, ovvero le registrazioni di concerti e performance dal vivo, assistendo agli esordi di band poi diventate leggende del rock e del punk. Nel suo archivio ci sono concerti di R.E.M., The Cure, Depeche Mode, Sonic Youth e Björk, “catturati” spesso prima della loro consacrazione musicale, quando ancora si facevano le ossa nei club statunitensi, ma anche centinaia di band meno note, fino ad artisti davvero sconosciuti.
L’impressionante collezione di Aadam Jacobs – che copre oltre quarant’anni di storia della musica ed è composta da oltre 10 mila musicassette – sta per diventare integralmente disponibile gratuitamente per tutti. Come racconta Associated Press, un gruppo di volontari sta digitalizzando la collezione, pubblicandola in una libreria digitale accessibile a tutti che si chiama proprio Aadam Jacobs Archive. Al momento questa impresa titanica è arrivata a pubblicare circa un quinto della sua sterminata collezione di bootleg. Ogni mese un responsabile della fondazione The Internet Archive va a casa del 59enne musicofilo e preleva una decina di scatoloni in cui lui conserva i nastri. Da lì inizia un lungo processo di digitalizzazione, che coinvolge appassionati e professionisti da tutto il mondo che prendono la registrazione, puliscono l’audio e rintracciano le informazioni sul concerto, sulla band e sui titoli delle canzoni suonate.
La storia di Jacobs è diventata nota a livello internazionale grazie a un documentario a lui dedicato nel 2023, ma a Chicago è da anni considerato un’istituzione culturale. Tanto che, dopo avergli fatto la guerra per anni, molti proprietari di locali di musica dal vivo lo lasciano entrare gratis. A causa dei suoi attuali problemi di salute, Jacobs ha però smesso da qualche anno la sua attività di archivista (anche se lui sostiene di essere solo un amante della musica): «Oggi tutti hanno in tasca uno smartphone e possono registrare un concerto». Quando lui cominciò, invece, il problema era avere l’attrezzatura giusta. Come molti, Jacobs registrava le canzoni che amava su musicassette, approfittando dei passaggi in radio. Quando un amico gli suggerì che si potesse fare lo stesso con i concerti, cominciò ad andare ai live armato del dittafono della nonna, aggiornando via via i mezzi a sua disposizione. Secondo i tecnici del suono che stanno lavorando all’archivio dei concerti da lui registrati e “salvati”, la qualità del suo lavoro è impressionante, considerando i mezzi a sua disposizione. Per il momento non si è nemmeno incappati in dispute legali sul copyright: gran parte degli artisti interessati, contattati per ottenere il benestare alla pubblicazione del bootleg, si sono detti felici che esista una registrazione delle proprie performance dell’epoca.
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