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Dopo Bad Bunny e John Galliano, Zara fa la tripletta lanciando una collezione fatta assieme a Willy Chavarria La collezione si chiama Vatísimo e celebra le origini ispaniche del designer, con un video dove la protagonista è la top model degli anni '90 Christy Turlington.
Chappell Roan è diventata la persona più odiata del Brasile per colpa della sua guardia del corpo, di una bambina, di un calciatore, di un attore, di un sindaco e dei social La bodyguard ha rimproverato una bimba che si era avvicinata alla cantante. Poi si è scoperto che la bimba è figlia di persone molto famose e con molti follower sui social.
Le elezioni in Slovenia sono state così combattute che è dovuto scendere in campo pure Slavoj Žižek, con un video molto Slavoj Žižek in cui invitava ad andare a votare «Prendetevi 10 o 20 minuti domenicali per fare un salto alle urne, così poi potete andare a guardare una buona serie tv», questo il suo invito.
Nonostante la domanda continui ad aumentare, il prezzo dell’Ozempic e dei farmaci simili sta scendendo moltissimo La scadenza dei brevetti e la competizione tra aziende farmaceutiche sta facendo crollare i prezzi, a partire dagli Stati Uniti.
È uscita una playlist dedicata a Mark Fisher da ascoltare prima di vedere il film su Mark Fisher O anche prima, durante e dopo la lettura del suo testo postumo appena pubblicato da Einaudi, Materialismo Gotico.
A conferma della fama di Parigi come paradiso dei ciclisti, il nuovo sindaco Emmanuel Grégorie ha festeggiato la vittoria alle elezioni facendo un bel giro in bicicletta per la città Ha vinto con il 52 per cento dei voti e non ha perso l'occasione per ribadire che Parigi resterà una città antifascista, accogliente e sostenibile.
Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.

La storia d’Italia raccontata dalle foto dell’Archivio Alinari

Non esiste nulla al mondo capace di raccontare meglio gli ultimi due secoli: prima di stabilirsi a Villa Fabbricotti a Firenze, lo sterminato patrimonio fotografico si prepara a girare l'Europa in una grande mostra.

08 Aprile 2021

Diamo un po’ i numeri. Tremila dagherrotipi, quattrocentoventimila diapositive a colori, venticinquemila libri e riviste, quattrocento apparecchiature fotografiche, quattrocentosettantamila negativi su lastra, oltre seimila album d’epoca, per un totale complessivo di cinque milioni di pezzi. È un patrimonio sterminato quello dell’Archivio dei fratelli Alinari. Non esiste nulla al mondo capace di raccontare meglio gli ultimi due secoli di storia dell’umanità, soprattutto italica. Il sito www.alinari.it custodisce la nostra storia e il nostro Dna. C’è, per esempio, il ritratto di un vecchio e stanco Giuseppe Garibaldi, datato 1875. E non c’è nulla di più lontano dall’iconografia classica che ci è stata tramandata del barbuto condottiero. Ci sono le immagini dei fastosi ricevimenti di Mussolini a Villa Torlonia. I volti sereni, l’atmosfera lieve non lascia presagire nulla di ciò che di lì a poco sarebbe accaduto. C’è Giulio Andreotti stravolto da una estenuante seduta fiume in Parlamento e ci sono le drammatiche istantanee della strage di via Fani. C’è Ted Kennedy che passeggia con Gianni Agnelli e c’è Pippo Baudo che scherza con Katia Ricciarelli sulla piazza Rossa a Mosca. C’è tutto e il contrario di tutto. Se Eta Beta dovesse sbarcare sulla terra e chiedesse delucidazioni sul nostro Paese dovrebbe fare un salto qui.

Veduta animata dell’ingresso dello stabilimento fotografico Fratelli Alinari di Via Nazionale, ora Largo Alinari, a Firenze, 1899

Scala della torre di Arnolfo in Palazzo Vecchio e veduta della Cattedrale, Firenze1900-1905

La storia dell’inestimabile patrimonio Alinari inizia, come moltissime cose che coinvolgono l’Italia, sulle rive dell’Arno, a Firenze. È qui che nel 1852 Leopoldo Alinari, appena ventiduenne, apre il suo primo atelier fotografico. E insieme ai due fratelli Romualdo e Giuseppe fonda la ditta che porta il loro nome: F.lli Alinari. Diventerà uno dei brand più prestigiosi nella storia dell’immagine. Un marchio inconfondibile. I tre partecipano all’Esposizione universale di Parigi, poi a quella di Bruxelles. Diventano delle star. Ottengono commissioni dai regnanti britannici e dagli Asburgo. A Firenze, in via Nazionale (che oggi si chiama Largo Alinari), i fratelli aprono il più antico stabilimento fotografico del mondo. Tutto, per oltre un secolo e mezzo, avviene qui: stampa, archiviazione, ricerca, sperimentazione. Dalla fine dell’Ottocento a oggi la ditta fiorentina ritrae ogni scorcio del nostro patrimonio storico, artistico e architettonico. Immortala montagne e colline, coste e laghi, le città d’arte e quelle industriali. Se l’Italia è chiamato il Belpaese un po’ di merito è anche loro. La Prima guerra mondiale impone però il primo grande scossone all’azienda. La proprietà passa di mano in mano in un flusso continuo. Negli anni Venti un gruppo di nobili toscani capitanati dal barone Ricasoli acquisisce l’azienda. Trent’anni più tardi tocca al senatore Vittorio Cini. Negli anni Settanta è la volta della famiglia milanese Zevi, mentre nel 1982 arrivano i triestini De Polo. Sono proprio loro a creare il Museo Nazionale Alinari della Fotografia, ad acquisire importanti fondi fotografici internazionali, a digitalizzare ma anche a vendere il patrimonio. Siamo alla fine degli anni Novanta.

Nel 2019, è storia dei giorni nostri, la Regione Toscana decide di entrare in gioco: si prende carico della valorizzazione dell’archivio e nel luglio del 2020 istituisce la Fondazione Alinari per la Fotografia. Pochi mesi dopo ne rileva lo sterminato patrimonio analogico e digitale, la composizione dell’archivio e la sede di Villa Fabbricotti. Se, come detto, il capitale digitale è tutto raccolto in quello scrigno che è il sito (che non è solo un motore di ricerca per immagini ma anche uno spazio di informazione sulle attività della fondazione), il patrimonio analogico, che secondo la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana ammonterebbe a oltre cinque milioni di beni fotografici, è momentaneamente raccolto nei locali della Art Defender di Calenzano, un piccolo centro a pochi chilometri da Prato. Le primissime immagini sono del 1840, quando l’Italia nemmeno esisteva. Ci sono stampe e album, negativi sia su lastra di vetro che su pellicola, incunaboli come dagherrotipi, ambrotipi, ferrotipi e altri oggetti di inestimabile valore storico. Ci sono libri rarissimi, apparecchiature fotografiche, corredi e strumenti tecnici. Ci sono, infine, cataloghi commerciali e macchinari, tra cui una macchina per la stampa in collotipia preziosa come un’opera d’arte. Tutto è gelosamente custodito in questi magazzini in attesa del trasloco nei prestigiosi locali di Villa Fabbricotti in via Vittorio Emanuele II a Firenze.

Vincenzo Balocchi, Allestimenti e abbellimenti della citta di Firenze in occasione della visita di Adolf Hitler 1933-1935 ca.

Busti e protesi dello stabilimento fisioterapico Ettore Gabbrielli a Firenze 02/08/1905

Particolare della statua di Venere Callipige, conservata nel Museo Archeologico Nazionale a Napoli

Fotografo non identificato, Andamento spiraliforme del fumo, eruzione del Vesuvio, 1906, Archivi Alinari, Firenze

Fino a quando le fotografie Alinari non avranno una casa propria saranno però “costrette” a viaggiare per il mondo. L’occasione, in tal senso, è data dalla mostra Italiae. Dagli Alinari ai maestri della fotografia contemporanea. Un’esposizione evento che dalla prossima estate andrà in tournée nei vari Istituti Italiani di Cultura  sparsi per l’Europa, l’America, l’Asia e l’Africa. Un viaggio intorno al mondo e nel tempo, raccontato attraverso lo sguardo di settantacinque artisti: da Paolo Pellegrin a Wilhelm Von Gloeden, da Ferdinando Scianna a Gianni Berengo Gardin. Il fotografo britannico John Hedgecoe diceva che la «fotografia è arte allo stato puro. Perché può registrare volti o narrare storie. Può sorprendere, divertire ed educare. Può comunicare, emozioni e documentare qualsiasi dettaglio con rapidità e precisione». L’archivio Alinari non fa altro che confermare l’assunto.

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