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19:23 lunedì 10 agosto 2026
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.

Chi è davvero Antonio Capuano, il maestro di Sorrentino

Anche se fisicamente non ha nulla a che fare col personaggio di È stata la mano di Dio, condivide con lui il temperamento veemente e il ruolo di mentore: un ritratto del regista di Pianese Nunzio, 14 anni a maggio.

22 Dicembre 2021

È vero, Antonio Capuano ha sempre fatto il bagno in tutte le stagioni, a tutte le ore. Proprio come nel film di Sorrentino, È  stata la mano di Dio. L’ho incontrato molte volte a Marechiaro, in costume, asciugamano in spalla, pronto al tuffo. Del resto con i tuffi aveva conquistato in gioventù l’amatissima moglie olandese, Willye. È lui, con il suo sguardo sghembo e ironico, il geniale eccentrico padre della nouvelle vague napoletana, nata negli anni Novanta. Un regista senza censure, senza ipocrisie. Del suo cinema si è occupato anche il Moma di New York, ma Capuano non è mai stato divo ed è rimasto ostinatamente a Napoli, la città che lui ama, «anche se è un po’ zoccola, ma che ci vuoi fare?», va ripetendo da anni.

Paolo Sorrentino è andato un po’ oltre, lo ha trasformato in uno Sgarbi partenopeo, tutto parolacce e veemenza, del resto ha spiegato che voleva darne un’immagine personale. Quella del film è una sua versione di Capuano, comunque frutto di devozione: è l’aperto riconoscimento verso un maestro. Capuano, ci tiene a dichiarare Sorrentino, lo ha spinto a fare cinema: «Schisa, ‘a tieni ‘na cosa ‘a ricere?», «La tieni una cosa da dire?», lo apostrofa nel film. E Sorrentino evidentemente ce l’aveva.

Di quel categorico «non ti disunire» (già un tormentone per cinefili) Capuano (quello vero) specifica che era una frase usata nel calcio, niente a che vedere con il cinema, nessuna ricetta estetica. Eppure un senso profondo quel monito strambo sembra assumerlo nell’universo sorrentiniano, chissà quale ma ce l’ha.

Ciro Capano nei panni del regista Antonio Capuano nel film di Paolo Sorrentino

Quel che è certo è che i due registi sono lontani sia per anagrafe, sia per stile e poetica. Nel ’98 si sono incrociati nella scrittura di Polvere di Napoli: il giovanissimo Sorrentino ha collaborato alla sceneggiatura con il già affermato Capuano. Sono rimasti molto amici, ma le strade si sono divise. Capuano aveva già girato nel ’91 il suo fulminante esordio, Vito e gli altri, vincitore del premio internazionale della critica a Venezia nel ’92. Un film che rivela una capacità rara di padroneggiare la macchina da presa, per ottenere un effetto “sporco”, non patinato, ma nemmeno naturalistico. Più lirico che neorealista, in qualche modo più “freddo” che sentimentale, ma certamente partecipe, quel film si impone per la sua verità, per la forza con cui la racconta e per il coinvolgimento diretto dello spettatore, chiamato in causa dagli attori (non professionisti), in certi monologhi con gli occhi fissi nella telecamera, un modo spietato di svelare Napoli. La bella giornata di La Capria non splende su Nisida. Quel film Capuano l’ha definito un “disegno a carboncino”, del resto lui è anche pittore, ma questa passione la tiene ben nascosta.

Nel ’96 presenta a Venezia Pianese Nunzio 14 anni a maggio. Un soggetto difficile, si parla di pedofilia e il punto di vista non è scontato. La vicenda di cronaca a cui era ispirato è quella del rapporto tra un prete colto e intelligente e un ragazzino dei vicoli; al di là dell’abuso, una storia d’amore e di povertà, di dubbi e di contrasti interiori. Anche nel successivo La guerra di Mario al centro della storia c’è un bambino di una famiglia disagiata che viene dato in affido, tra tentativi di adattamento e fuga.

Ha un occhio attento al mondo adolescenziale, Capuano. Eppure il suo è un cinema politico, ha una visione che abbraccia la collettività, al di là delle storie dei singoli. Forse è questa la differenza sostanziale tra lui e Sorrentino, che anche quando tratta di politica risale al dramma individuale. Bagnoli Jungle di Capuano (2015), per esempio, è il manifesto di un quartiere e di un mondo in declino, quello dove erano attive l’Italsider e una solida classe operaia. La materia narrativa è organizzata attraverso lo sguardo di tre generazioni: il protagonista più anziano è un ex operaio dell’Italsider patito di calcio (e anche qui c’è il culto di Maradona). Suo figlio si arrangia tra furti nelle auto e giri di trattorie. E poi c’è un ragazzo, il garzone di una salumeria. «Bagnoli oggi è allo sfascio, un tempo qui c’è stato un tessuto sociale fatto di partecipazione, di civiltà, di speranza nel progresso. Ora è un territorio in preda alla camorra. È un destino infame. Il film su questo quartiere rappresenta un grande dolore, la ferita di una città. Negli anni Novanta sembrava che Napoli potesse avere un futuro, ora non so», spiega Capuano a proposito di quel film.

Sorrentino con il vero Antonio Capuano al Cinema Troisi di Roma in occasione della prèmiere di È stata la mano di Dio, novembre 2021

E politica è pure la sua condanna della camorra, cinque anni prima del libro di Saviano e quasi quindici prima della serie tv. Con Luna rossa, del 2001, costruito sull’archetipo di una tragedia greca, il regista mostra sul grande schermo le famiglie della criminalità organizzata senza alcuna concessione all’estetizzazione dei personaggi, senza offrire loro nemmeno un grammo di grandezza o eroismo, sia pure delinquenziale. I camorristi di Capuano vivono in brutte case bunker, fanno una vita bruttissima e corrono verso una morte senza dignità. Hanno tutto, ma non sono niente. Luna rossa è una canzone che racconta un tradimento e con quel film Capuano ha tradito tutti i luoghi comuni fino ad allora accumulati su Napoli. Ma molti ancora sono venuti dopo.

Il film più recente, Il buco in testa (2020), è di nuovo un lavoro che dimostra la sua autonomia intellettuale e che ripercorre senza sconti una pagina dolorosa della storia italiana, archiviata ma ancora pulsante, quella del terrorismo. La storia è ispirata a un fatto di cronaca: l’assassinio di Antonio Custra, vicebrigadiere ucciso a Milano nel corso di una manifestazione il 14 maggio del 1977. Il personaggio chiave è la figlia di Custra, a cui dà volto una tormentata Teresa Saponangelo che poco dopo aver girato questa pellicola diventerà la spiritosa madre di Fabietto Schisa, con un’interpretazione ugualmente magistrale. Due modi diversi di fare cinema, due registi, la stessa attrice nel giro di pochi mesi. Forse una coincidenza, ma nelle coincidenze, si sa, a volte c’è la mano di Dio.

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Per Giovanni Tortorici la Palermo vera è giovane, arrabbiata e femmina

Abbiamo incontrato il regista al Festival di Locarno, dove ha presentato il suo nuovo film, Ketticé. Con lui abbiamo parlato di dialetto e berlusconismo, di risse tra ragazze, di Monica Bellucci e Gocciole.