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00:41 martedì 14 luglio 2026
In un lago in Arizona sono morti tutti i pesci, tutti assieme, tutti nello stesso momento, tutti per lo stesso motivo È successo al lago San Carlos, un bacino d'acqua artificiale, il più grande dello Stato. Ovviamente, c'entra l'inquinamento.
Sempre più coppie che divorziano usano l’AI per farsi dire come rispondere al partner, il che peggiora solo le cose Il problema è che se racconti a ChatGPT che il tuo partner fa questo e quest'altro, ChatGPT ti darà ragione e non perché tu abbia ragione, ma perché è costruito per farlo.
Christopher Nolan ha detto che non gli importa delle polemiche attorno all’Odissea perché sono irrilevanti Davanti alla foga con cui alcuni spettatori si stanno accanendo sul film, Nolan ha semplicemente risposto che fa tutto «parte del gioco».
C’è una biologa che vuole fare in modo che le donne abbiano il ciclo mestruale solo 3 volte all’anno Secondo Hongmei Wang ridurre il ciclo potrebbe essere un modo per estendere il periodo riproduttivo femminile e, quindi, ingannare il cosiddetto orologio biologico.
Secondo gli ultimi dati, durante l’ondata di calore di giugno in Europa ci sono stati 10 mila morti in eccesso rispetto a un anno fa Gli scienziati del World Weather Attribution affermano che le ondate di caldo di giugno sarebbero state «impossibili» senza il cambiamento climatico.
Alberto Angela che intervista Christopher Nolan e Matt Damon è la trovata promozionale che l’Odissea si merita e di cui ha bisogno L'intervista andrà in onda il 12 luglio, in prima serata su Rai 1, nella premiere della nuova stagione di Noos.
A Madrid c’è un gruppo di “sabotatori antituristificazione” che sta sabotando centinaia di appartamenti affittati dai turisti Se la prendono con le key box e con i lettori NFC, per impedire ai turisti di entrare nelle case. Hanno colpito 153 appartamenti in 7 quartieri.
Al concerto dei Foo Fighters a Milano, Dave Grohl ha fatto salire sul palco gli esponenti dei centri sociali italiani in cui suonava negli anni ’90 Ha anche parlato in italiano dicendo tutte le parole che sapeva ("grazie", "bacio", "tutti pazzi") e ha ricordato l'accoglienza e la generosità dei centri sociali ormai chiusi.

Gli anni ’90 sono di tutti?

La morte di Flint e Perry ha dimostrato che chiunque crede di conoscere lo spirito di quegli anni, anche se non li ha vissuti.

07 Marzo 2019

Il 2019 ci ha dato un motivo in più per considerare il 4 marzo una data infausta. Non solo le elezioni politiche italiane del 2018: da adesso ci ricorderà anche il suicidio di Keith Flint, il cantante dei Prodigy, e la morte di Luke Perry, il Dylan McKay di Beverly Hills, 90210. La scomparsa prematura di queste due icone ha generato un movimento di empatia particolarmente intenso: un po’ per la coincidenza – due morti famosi nello stesso giorno – un po’ per la facilità con cui la fine di queste due vite si è prestata all’interpretazione simbolica. Ma tra tutte le persone che si sono sentite chiamate a condividere sui social il loro personale ricordo dell’uno o dell’altro o scrivere articoli del tipo «ora vi spiego gli anni ’90», chi è davvero cresciuto guardando Beverly Hills e ascoltando la musica dei Prodigy?

C’è chi, per esempio, ha sostenuto che Prodigy e Dylan rappresentassero due cose opposte: o stavi con uno o con l’altro, si dice sul Sole. Chi non mette le due icone in opposizione allora non ha capito lo spirito di quella generazione? Più probabilmente, è stato il figlio naturale della cultura pop dell’epoca – cultura pop che, tra le sue proprietà, conserva ancora oggi la capacità di mescolare ideologie, valori estetici – e diciamolo: il disco dei Prodigy di cui tutti hanno parlato in questi giorni, The Fat of the Land, era già pienamente nel mainstream, mentre i primi due dischi che incarnavano la famosa “ribellione rave” nessuno o quasi li ha citati e forse neanche ascoltati. Se volessi partecipare al dibattito – io, nata nel 1987 – mi spenderei a favore del tenere tutto insieme. Ma, detto sinceramente, io gli anni ’90 li conosco quasi solo grazie al racconto che è stato fatto. E capisco che chi è stato giovane degli anni ’90 negli ultimi giorni deve aver provato la sensazione di essere stato il testimone di un’era ormai saccheggiata da appropriazioni indebite.

Sensazione paradossale, perché gli anni ’90 non sono mai stati così pop, e quindi, apparentemente, così vicini. Basta cercare #nineties su Instagram per scoprire una miriade di profili dedicata al culto delle star e dello stile di quegli anni, spesso creati da ragazzine appena adolescenti – clienti ideali di Bershka – che propone, tra i jeans modello mum (quelli di Beverly Hills, appunto) e le sneakers tipo Buffalo, una felpa con scritto Cobain e la foto in bianco e nero del leader dei Nirvana su sfondo giallo fosforescente. Dopo essere circolati un bel po’ sulle passerelle – dal Saint Laurent di Slimane a Balenciaga di Demna Gvasalia – gli anni ’90 sono arrivati al termine del processo, nelle vetrine dei negozi low cost. Sfruttati in tutte le loro manifestazioni estetiche, più vicini eppure più lontani che mai. A differenza delle t-shirt di H&M, che ancora si sforzavano di simulare qualche buco o un colore un po’ sbiadito, la felpa di Bershka si è liberata da ogni possibile senso di colpa nei confronti del grunge.

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Gisele Bündchen’s casting polaroid in 1994.

Un post condiviso da @ 90s.psycho in data:

Alcuni giovani negli anni ’90 hanno reagito con fastidio alle spiegazioni dei neonati o pre-nati negli anni ’90. Ma c’è qualcosa di ancora più triste, se possibile, dell’essere condannati ad avere fare con l’atteggiamento presuntuoso di chi, sui social, si sente in dovere di esprimere il proprio coinvolgimento personale con una buona percentuale degli eventi che accade su questo pianeta – qualcosa che è sempre successo, probabilmente, ma che, per la prima volta, grazie a Facebook e Twitter, è diventato un fenomeno più facile da riconoscere e analizzare. Forse per la prima volta nella storia, abbiamo le prove – testi, immagini, commenti – del modo in cui i giovani si appropriano di un’epoca e la fraintendono, del processo che trasforma un periodo storico da materia viva nella memoria di alcuni a leggenda, da ricordo privato e reale, con tutti i suoi paradossi e le sue complessità, a racconto condivisibile e quindi manipolato, stereotipato, semplificato.

Molti giornali hanno scritto che il 4 marzo verrà ricordato come “la fine degli anni ’90”. In realtà, il via libera per saccheggiarli era già arrivato da un po’, da Twin Peaks alle Spice Girl, dai choker alle sopracciglia sottili, da Saint Laurent a Bershka. Più che il giorno della fine, allora, il 4 marzo potrebbe essere considerato come la data ufficiale della conclusione di un lungo processo di mitizzazione e il giorno in cui i testimoni di quel periodo si sono davvero sentiti costretti a lasciarlo andare. Gli anni ’90 hanno smesso di essere veri, perché adesso sono di tutti.

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