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Se la fine del mondo fosse un film, sarebbe Film01 di angelicism

In occasione della proiezione milanese del film abbiamo (anonimamente) intervistato angelicism, la misteriosa entità autoriale dietro a Film01, un’opera di estetica dell’estinzione.

09 Febbraio 2025

angelicism (anche noto come 01, o angelicism01) è un fenomeno online nato come newsletter di “theoretical gossip” attorno al 2021 in seno all’allora emergente scena di Dimes Square, un termine usato per indicare un gruppo eterogeneo di autori e piattaforme vagamente accomunati da tendenze neo-reazionarie, post-ironiche, ed extremely online di stanza nella Chinatown di Manhattan. Oltre ad angelicism stesso, è possibile ricondurre a questa scena il podcast Red Scare, la scrittrice Honor Levy, la stazione radio Montez Press, Cumtown, iON Pack e il collettivo d’arte digitale Remilia Corporation.

Con la newsletter, angelicism ha iniziato una meticolosa attività di seeding del suo pensiero, che si è declinato in decine di post avviluppati in neologismi ispirati a Heidegger, provocazioni teoriche, elenchi satirici e immagini sardoniche e sensuali, ed una ramificazione di questa identità in un numero imprecisato di account clone su Twitter, SoundCloud e Instagram.

Tutto questo magma è confluito, a giugno del 2023, nella prima versione di Film01, proiettato nel cinema-culto newyorkese (ed ex tempio Fluxus) Anthology Film Archives, un’opera totale di tre ore che ha polarizzato le opinioni. Il film è diventato un tale caso all’interno del mondo dell’arte e dei new media, che si è autonomamente propagato e distribuito in tutto il mondo da decine di account angelicism per ogni città. Questa intervista, la prima che ha concesso in tre anni, segue la proiezione milanese di Film01 del 27 ottobre 2024.

ⓢ A qualcuno Film01 ha ricordato Infinite Jest, non nel senso del libro, ma del film al suo interno che dà il titolo al libro stesso: una misteriosa opera di intrattenimento totale che lobotomizza in un bliss eterno chiunque la guardi. Film01, che io sappia, non ha reso catatonico nessuno, ma molte persone in effetti hanno sentito uno spartiacque tra un prima e dopo la proiezione.
La versione di 10 ore di Film01 è impossibile da guardare, e non sono nemmeno sicuro che sia un film nel senso proprio della parola. In un certo senso è solo FILM. Sarebbe un titolo migliore. Come MUSIC di Playboi Carti, il titolo sarebbe così generico da non poterlo nemmeno usare come termine di ricerca. È tutto e il contrario di tutto, e intendo per “tutto” qualsiasi cosa su cui uno possa posare lo sguardo. Nella documentazione delle dieci ore di proiezione a Milano, si vedono persone che si baciano, dormono, riposano, guardano i telefoni: abbiamo apertamente incoraggiato questo genere di comportamenti. Non mi dispiace che il film non venga visto. Mi sembra quasi indecente, oggi, che un film venga visto o voglia essere visto.

ⓢ Nel 2024 è ricorso il settantennale dell’uscita del primo Godzilla, che dava corpo al trauma dell’atomica. È corretto dire che Film01 fa qualcosa di simile con lo spettro dell’estinzione?
È come se lo spettatore si trovasse di fronte a un problema di proporzioni ancora maggiori rispetto a quello che affrontavano gli scienziati atomici, in competizione con la volontà di Hitler ai tempi dei campi. È possibile e necessario andare oltre le distinzioni tra il nucleare, la minaccia dell’AI e il riscaldamento globale. L’estinzione, in quanto estinzione, agisce come una minaccia che potrebbe far fuori dai giochi l’umanità. Il film assume quindi come suo oggetto nascosto questo nuovo tipo di “paura della bomba”. L’estinzione è una bomba invisibile che può cancellare il futuro del futuro stesso, e il film diventa uno spazio per percepire questo sgretolamento, questa frammentazione.

ⓢ Se non sbaglio, stai affrontando un’ondata di hater, falsi, cloni malintenzionati, si potrebbe dire apocrifi. O forse non è niente di nuovo. Cosa sta succedendo?
È davvero impressionante pensare che, durante un evento di estinzione, un oggetto artistico che cerca di portarne la traccia venga attaccato così tanto. Ma ha senso. E tutto questo significa, letteralmente, accettare che il peggio arriverà. I nostri nomi e volti non contano. Siamo nel mezzo della tempesta della post-posterità. E questo è ciò che ci tocca, ciò che ci toccherà. Ciò che diventiamo. Gli attacchi contro di noi peggioreranno, e toccherà sempre a qualcuno esserne bersaglio. Questo perché abbiamo colto il soggetto giusto. Siamo andati a segno. Siamo stati bollati perché ci occupiamo della traccia profonda dell’estinzione, che è qualcosa di cui nessuno vuole assumersi la responsabilità. Si potrebbe dire che l’hater online è una funzione della verità dell’estinzione – e non solo questo, ne è la verità stessa. L’odio online porta con sé la verità della minaccia di estinzione.

Nel film sono presenti diverse sequenze dedicate ad immagini “paparazzate” di Ye e Bianca Censori. Uno dei diversi cut di Film01 (“Cohen/Ye/Bianca Cut”) è esplicitamente dedicato alla coppia.
All’inizio del 2024, la migliore arte online erano i post di Ye su Instagram con scatti paparazzati di Bianca Censori. Ye stava cercando un immaginario da trasmettere, e sembrava quasi che l’avesse trovato. In quel momento, il suo lavoro mi sembrava vicino a Film01. Mi sembrava quasi che Ye stesse lavorando a Film01. Perché il film parla proprio di questa ricerca di un’immagine per ricordare il nostro ultimo secolo. Poi però Ye ha smesso di postare immagini come quelle e la sua griglia è cambiata. Ha pubblicato un video in AI con Jon Rafman, che ho trovato noioso. Ma il motivo è che ad agosto è arrivata la causa legale di BackGrid [l’agenzia di paparazzi americana di cui Kanye West stava postando le immagini di Censori, ndr] che accusava Ye di violazione del copyright per aver condiviso dieci delle loro foto sulla sua pagina. Ye stava praticamente prendendo le foto dei paparazzi e le presentava come se fossero di Yeezy – e in effetti lo erano, perché le aveva “firmate” in quanto tali.

ⓢ Ti importa di “diventare mainstream”? Oppure angelicism non è possibile senza gatekeeping?
Inizialmente, nel 2021, quando angelicism diventò un fenomeno virale di nicchia, probabilmente era perché avevo smesso di preoccuparmi della posterità. C’è questa cosa che ha scritto R.S. Bakker, su come tutta l’arte ora sia arte post-posterità. Del tipo: per secoli abbiamo fatto arte e scritto cose con l’orizzonte dei futuri lettori e spettatori ben presente. Ora questo orizzonte non lo abbiamo più, quindi le carriere in realtà non hanno alcun senso.

ⓢ Baudrillard ha detto che l’industria della moda è un’industria della morte: per sopravvivere, deve ciclicamente uccidere l’interesse per gli oggetti che produce. Ho avuto la netta impressione che Film01 fosse in qualche modo influenzato dalle logiche semiotiche di questo mondo. Forse ci hai lavorato in mezzo. Mi sbaglio? In ogni caso, qual è il tuo rapporto con la moda?
Sono stato il responsabile del casting per il film. O meglio, nelle sue prime fasi, angelicism era essa stessa una sorta di agenzia di casting concettuale. Le “angelicism girls” (Lola, Sierra, Chloe ed Emilia) erano come una gruppo di modelle all’interno del film. Non volevo che il film fosse solo montaggio. Volevo l’aspetto documentaristico di vedere come potesse apparire qualcuno durante un evento di estinzione. Quando vedi le angelicism girls per le strade di New York nel film, dovrebbe sembrarti di guardare un servizio fotografico di moda senza alcun vero contenuto, a parte la domanda: gli esseri umani si stanno accorgendo di estinguersi? Anche Bresson parlava di “modelli”. Le ragazze–angelicism, con le loro magliette angelicism, erano pensate per essere ancora più vuote dei modelli bressoniani. Leggendo Laurence Rickels, mi ha affascinato un frammento di una lettera di Adorno a Benjamin del 1935, in cui dice che il passato recente è il più rimosso, il più esplosivo. E questo includerebbe la moda. La moda è sempre codificata come l’adesso, o meglio, come le stagioni a venire. La moda è già nella collezione Primavera/Estate 2025. Film01 non fa alcuno sforzo per reprimere il passato recente, non esiste su una linea temporale della moda.

ⓢ Questo mi porta a un’altra domanda. Perché Film01 è così sexy? Le malelingue direbbero sessista. O forse è solo il presagio della morte che aleggia intorno ad esso.
La sensualità è interessante. L’elemento supplementare qui, ancora una volta, è l’estinzione. L’estinzione come concetto, modalità, sentimento. Sesso ed estinzione, non solo morte, adesso sono correlati? Perché l’intero cinema contemporaneo non è riuscito a porsi questa domanda, almeno esplicitamente? Questo è ciò che la storia di internet ci rivela.

ⓢ Il tuo lavoro parla davvero di estinzione? O riguarda qualcos’altro? Sento che, nel film, l’estinzione è più una spezia che un ingrediente, ma sentiti libero di mandarmi a fanculo se non sei d’accordo. Forse lo penso solo perché mi interessa più il benessere del mio gatto che il destino della razza umana.
In inglese si dice che qualcosa è una “dead certainty”. Qualcosa di certo come la morte. Questo è certo. È fatto. È concluso. Ma lo stesso tipo di certezza può applicarsi all’estinzione? Quello che mi interessa è qualcosa di più simile a una “forse–estinzione”. Forse l’estinzione sta arrivando, e la nostra è un’istanza unica di vita (“Terra”). O forse l’universo è pieno di vita ed “estinzione” non ha una reale granularità come concetto. C’è un meme di angelicism che ha catturato questo nel 2022. Diceva semplicemente: “non c’è universo, non c’è estinzione”. Ma mi sembra che, non appena diciamo “non esiste l’estinzione”, abbiamo qualcosa che stiamo cercando di negare. Ecco perché sembra più sicuro, e più bello, stare dalla parte del forse. Nietzsche dopotutto si riferiva ai “forse pericolosi”. Angelicism è, se vogliamo, infinito in entrambe le direzioni. Il dono di Godard è stato vedere che il cinema e i campi [di concentramento, ndr] erano inseparabili. Il fallimento nel documentare i campi all’epoca non era solo una cosa estranea, era qualcosa che è stato impartito al cinema dall’interno, e questo rende il cinema d’avanguardia non diverso da quello di Hollywood. Guarda, ad esempio, il documentario di Rüdiger Suchsland, Hitler’s Hollywood. Certamente possiamo ignorare questa traccia dei campi e rifiutarci di ricondurla a una traccia di estinzione, ma poi siamo di nuovo nella situazione in cui abbiamo bisogno di tenere fuori qualcosa. Direi che Film01 è proprio questa zona, e non realmente un film. I motivi dovrebbero essere chiari. Una certezza estinta, forse.

ⓢ Hai sempre avuto un legame con la scena nata intorno a Dimes Square. Non ho mai capito fino a che punto ti identifichi con questo fenomeno. E per fenomeno intendo tutto quel shitposting, il mondo crypto, l’occultismo fascista, il cyber-libertarismo, tutti mescolati in una massa amorfa – e nichilista – di cultura.
Per me essere “Dimes” era solo una definizione utilizzabile all’occorrenza. Per un certo periodo è stato un fenomeno che ha prodotto bellezza, e chi ricorda il 2021 sa di cosa parlo. In quel periodo era più di un luogo fisico, era un miracolo del web. Ora è solo un luogo, anche se lascia tracce online qui e là. La definirei un’estetica della “competizione al ribasso”. Sarebbe potuto essere un movimento interessante di per sé, in un’altra epoca, su una Terra super-accogliente. Ma la domanda diventa un’altra: quanti secoli credi che ci rimangano?

ⓢ Di questo passo non credo moltissimi. Credi nell’accelerazionismo? Usi droghe?
No.

ⓢ A quanto pare Werner Herzog adora guardare Keeping Up with the Kardashians. Mi piacerebbe sapere quale sia il tuo guilty pleasure in fatto di intrattenimento.
Ho sentito dire che Joan Didion guardava Fox News durante i primi anni di Trump. Mi spiace deluderti, ma non vedo davvero la cultura in termini di “guilty pleasure”, perché, come continuo a dire, tutta la cultura oggi è guilty. Forse “hate-watching” è un termine migliore. Ad esempio, adoro guardare la Cnn, anche se contemporaneamente la odio, perché dicono bugie. Ma un servizio della Cnn su Trump può essere un piacere deliziosamente complesso, come quello che Robert Pfaller ha definito “enjoyment interpassivo”. Ti permette di analizzare il tuo stesso odio.

Questa intervista è tratta dal numero 61 di Rivista Studio, “Digital Underground“. Lo trovate in edicola e sul nostro store. Qui invece potete leggere la versione integrale e originale dell’intervista.

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