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Il nuovo spot di Chanel è praticamente un film: è diretto da Michel Gondry, interpretato da Margot Robbie e “remake” di un famosissimo video di Kylie Minogue Il video in questione è quello di "Come Into My World", che nel 2001 fu diretto proprio da Gondry.
Un anno fa Grimes aveva detto che si sarebbe iscritta a LinkedIn e ora l’ha fatto davvero usando il suo vero nome, Claire Boucher Nello stesso posto pubblicato su X un anno fa aveva detto che avrebbe pubblicato tutta la sua nuova musica su LinkedIn.
Zuckerberg sta addestrando una AI a fare il Ceo di Meta perché secondo lui tutti i dipendenti Meta dovrebbe avere un assistente AI che sappia fare il lavoro al posto loro In molti hanno sottolineato una differenza sostanziale tra Zuckerberg e i dipendenti di Meta, però: lui non può essere licenziato e rimpiazzato dall'AI.
Il nuovo film di Sean Baker è già uscito e si può vedere gratuitamente online Si intitola Sandiwara, è un cortometraggio ambientato a Penang, in Malesia, le protagoniste sono la premio Oscar Michelle Yeoh e la cucina malese.
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A causa dei depositi di petrolio colpiti dalle bombe, a Teheran c’è anche un gravissimo problema di inquinamento dell’aria Molti cittadini di Teheran hanno raccontato di star soffrendo da giorni di mal di testa, irritazione a occhi e pelle e difficoltà respiratorie.
Tajani al seggio che vota Sì è diventato l’involontario e perfetto meme che celebra la vittoria del No La foto del Ministro degli Esteri che esercita il diritto di voto è diventata, suo malgrado, il simbolo di tutto ciò che è andato storto nella campagna per il Sì, tra citazioni sbagliate e foto imbarazzate.

C’è qualcosa di indefinibile che fa delle grandi foto di Andreas Gursky grande fotografia

Il curatore Urs Stahel ci racconta Visual Spaces of Today, prima antologica italiana dedicata al fotografo, in programma fino al 7 gennaio 2024 alla Fondazione MAST di Bologna.

25 Maggio 2023

Andreas Gursky è considerato uno dei più celebri fotografi contemporanei. La sua opera dal titolo Rhein II (1999) nel 2011 venne battuta ad un’asta di Christie’s a New York per 4.338.500 milioni di dollari, stabilendo un record storico nella vendita di una fotografia, durato per oltre dieci anni. Diverse sue immagini hanno raggiunto lo status di icone contemporanee, contribuendo a sancire lo status di forma d’arte della fotografia e quindi oggetto degno di collezione sia per i musei che per i privati.

Il nome di Gursky nella letteratura fotografica – come sottolinea Urs Stahel curatore dell’esposizione Visual Spaces of Today presso la Fondazione MAST di Bologna – «significa molto di più, è una forma d’arte, un nome di fama mondiale, un marchio ebbene sì, un brand che dai tardi anni Ottanta e primi anni Novanta sta per “Grossfotografie”, per la “fotografia di grande formato”, per “fotografia e arte”, nonché per record nelle case d’asta, e dunque, complessivamente, per una nuova era della fotografia: la fotografia nel museo d’arte, la fotografia nella collezione d’arte». Eppure quando ci si trova di fronte alle sue immagini imponenti, nonostante la loro fama, la grandezza e la maniacale nitidezza di ogni singolo dettaglio, si ha la sensazione che qualcosa non sia chiaro, che sfugga. Ci si sente sopraffatti, ci si interroga su quale sia la giusta chiave di lettura per poter sciogliere l’enigma e cogliere a pieno il significato di quelle silenti e monolitiche rappresentazioni.

Fonte di tale disorientamento, innanzitutto, è la sfida che lancia Gursky allo spettatore sulla modalità di fruizione delle sue opere. Il grande formato e il concentrarsi per lungo tempo nella costruzione di una singola immagine, costituiscono una presa di posizione, una dichiarazione d’intenti architettonica, visiva e contenutistica. La sua capacità infatti, è quella di essere riuscito a confluire tali criteri della tradizione pittorica nella fotografia, trasformando completamente l’esperienza espositiva; «Gursky non è un pittore – sottolinea Urs Stahel – ma utilizza una base concettuale simile nell’idea di voler creare un’immagine, usa tutti gli elementi della fotografia e lo fa in un modo del tutto nuovo».

Le quaranta immagini dell’artista di Düsseldorf in mostra abbracciano un ampio arco di tempo; qui trovano spazio i primi lavori (Krefeld, Hühner, 1989) insieme alle opere più recenti come V&R II e V&R III (2022), le rappresentazioni dal mondo di Salerno (1990) e Hong Kong (2020), le sue riflessioni sulla moderna industria del turismo con Rimini (2003), sulla moda con Prada I (1996) e sui processi di produzione millenari (Salinas, del 2021) senza tralasciare le opere più celebri, come la già citata Rhein II (1999), 99 cent II, Diptychon (2001) e Amazon (2016). «Gursky – prosegue Stahel nella nostra conversazione – ci mostra il modo in cui trattiamo e organizziamo il mondo, nel bene e nel male, senza alcun giudizio o pretesa di soluzione. È come un sismografo del nostro tempo che contemporaneamente è in grado di scrivere un saggio sul mondo, sulla vita degli altri, una letteratura visiva. Realizza fantastiche immagini, dei simboli contemporanei che singolarmente sono interessanti ma, se le guardiamo nel loro insieme, esse rappresentano uno stato delle arti, dell’arte fotografica e del nostro tempo».

Sebbene Andreas Gursky nelle sue opere sembra volersi concentrare nel cogliere l’essenza della contemporaneità nelle varie modalità del lavoro, dell’economia e della globalizzazione, registrando siti produttivi, centri di movimentazione delle merci, templi del consumo, nodi di trasporto, sedi dell’industria finanziaria, luoghi di produzione energetica e alimentare, in realtà, come ha precisato lo stesso artista, nel suo lavoro e in questa mostra «al centro c’è sempre l’essere umano. Spesso non si vede, ma viene ritratto attraverso il suo comportamento, il suo agire, il suo modo di costruire. Non mi interessa l’individuo, ma la specie umana e il suo ambiente».

L’accuratezza con cui Gursky seziona il presente e mette a fuoco i suoi soggetti, andando al fondo delle cose e allo stesso tempo mantenendo nitido il quadro generale in una personale costruzione della realtà, è figlia degli anni della sua formazione all’interno della celebre Scuola di fotografia di Düsseldorf o Becher Schule e della messa in pratica della ricerca estetica sulla “nuova oggettività” dei coniugi Bernd e Hilla Becher. «Gursky – conclude Urs Stahel – nei vari decenni ha sempre individuato e fotografato le situazioni globali più significative e simboliche, ci disvela le criticità, ma al tempo stesso con le sue immagini vuole tenere vivo e rinnovare il nostro interesse nei confronti del mondo, delle sue bellezze, dei suoi lati oscuri e delle sue complessità. Egli esplora il particolare, l’odierno, il contemporaneo, alla ricerca di segni ricorrenti, regole e strutture proprie del convivere, del produrre, dell’agire e dell’ordinare il mondo».

Immagini: 1. Andreas Gursky, Salinas, 2021 ©ANDREAS GURSKY, by SIAE 2023 Courtesy: Sprüth Magers; 2. Andreas Gursky, Amazon, 2016 ©ANDREAS GURSKY, by SIAE 2023 Courtesy: Sprüth Magers; 3. Andreas Gursky, Salerno, 1990 ©ANDREAS GURSKY, by SIAE 2023 Courtesy: Sprüth Magers

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