Hype ↓
01:44 domenica 8 febbraio 2026
Per i vent’anni di High School Musical, Disney ha spezzettato il film in 52 video brevi e lo ha pubblicato tutto su TikTok È la prima volta che un produttore e distributore come Disney "adatta" un film per essere visto su un social.
C’è un sito in cui le AI possono affittare degli esseri umani a cui far fare tutto quello che vogliono Si chiama Rentahuman.ai, lo ha lanciato un signore di nome Liteplo, finora (per fortuna) non ha riscosso alcun successo.
Sono state pubblicate le foto della corona tutta ammaccata che i ladri hanno lasciato cadere durante il furto al Louvre Il museo ha diffuso le immagini del gioiello, danneggiato ma ancora integro, in attesa di lanciare un bando per decidere chi la restaurerà.
In realtà, il litigio tra Ghali, Comitato olimpico e ministero dello Sport va avanti da settimane Le polemiche di questi giorni sono il culmine di bisticci che vanno avanti da quando Ghali è stato scelto per partecipare alla cerimonia d'apertura.
Un articolo fatto con l’AI pubblicato da un’agenzia di viaggi ha portato dei turisti a cercare delle inesistenti terme in uno sperduto paesino in Tasmania All'improvviso, nel minuscolo paesino di Weldborough, 33 abitanti, si sono presentati decine di turisti che chiedevano come raggiungere le terme.
Da oggi Stati Uniti e Russia potranno aggiungere al loro arsenale militare tutte le testate atomiche che vogliono Sono le conseguenze del mancato rinnovo dell'accordo New START, che limitava la proliferazione delle armi nucleari.
Pieter Mulier è il nuovo Direttore creativo di Versace Diventerà ufficialmente Chief Creative Officer l'1 luglio.
La Lofi Girl di YouTube aprirà il suo primo Lofi Café in centro a Parigi Proprio come nel suo canale, diventato famosissimo durante la pandemia e attivo ancora oggi, sarà un posto dove studiare e rilassarsi insieme.

Perché Anatomia di una caduta, nonostante il successo, non rappresenterà la Francia agli Oscar?

Pur avendo vinto il Golden Globe, il celebrato e di successo film di Justine Triet non è stato scelto dalla Francia come candidato al premio per il Miglior film internazionale. Per molti è solo una questione politica.

di Studio
18 Gennaio 2024

Anatomia di una caduta è uno dei migliori film usciti nel 2023 e uno dei maggiori successi prodotti dall’industria cinematografica francese in questo decennio. L’hitchcockian procedural thriller – così lo descriveva Variety quando per primo ne annunciò la produzione – diretto da Justine Triet è stato premiato nei festival di mezzo mondo, a partire ovviamente da quello di Cannes. Il successo di Anatomia di una caduta comincia lì, con la lunghissima standing ovation alla fine della prima, l’abbraccio liberatorio tra Triet e l’attrice Sandra Hüller (Triet ha detto di aver scritto il film «per lei», dando per scontato dall’inizio che a interpretare il personaggio di Sandra Voyter sarebbe stata Hüller). E poi la vittoria della Palma d’Oro, che tutti gli addetti ai lavori pensavano sarebbe stata l’inizio di una cavalcata trionfale che sarebbe arrivata fino al Dolby Theatre di Los Angeles, fino all’Oscar per il Miglior film internazionale. Tutti lo pensavano fino a quando Triet è salita sul palco, ha preso in mano la statuetta consegnatale da Jane Fonda, ha avvicinato la bocca al microfono e ha iniziato a parlare. I ringraziamenti di rito, poi l’attacco.

«Questo Paese è stato scosso da un movimento di protesta senza precedenti che si è pronunciato in maniera forte e unanime contro la riforma del sistema pensionistico. […] Le proteste sono state vietate e represse in maniera sconvolgente, e questo potere irrefrenabile, abituato ormai a sovrastare, si manifesta in diverse forme. Ovviamente, le questioni sociali sono quelle che ci stravolgono più di tutte, ma questo potere lo vediamo all’opera anche nel resto della società, e l’industria cinematografica non è stata certo risparmiata». Indifferente sia agli applausi che ai fischi del pubblico del Teatro Lumière, Triet ha continuato a parlare, accusando il «neoliberista» governo francese di promuovere la «commodification della cultura» e di voler «fare a pezzi l’eccezionale modello francese».

Il discorso di Triet è diventato immediatamente l’apertura di tutti i siti d’informazione – cinematografica e non – francesi, e poi una delle notizie principali sui quotidiani nazionali usciti il giorno dopo. Tra i primissimi a commentare le sue parole c’è stata l’allora ministra della Cultura francese, Rima Abdul Malak, che su X ha scritto di essere rimasta «esterrefatta da un discorso tanto ingiusto. Questo film non sarebbe mai stato fatto se non fosse stato per il modello francese di finanziamento del cinema, che ci permette di avere una varietà unica nel mondo. Non dimentichiamocelo». Nei giorni successivi Triet ha ribadito che ritiene fondamentale per il futuro del cinema francese crescere una nuova generazione di autori, ai quali deve essere data la possibilità di fare film liberi dall’incombenza del successo commerciale. Triet ha raccontato che non tutti i suoi film hanno incassato bene – il suo primo successo vero e proprio è stato Victoria, 700 mila biglietti venduti in Francia – ma che il sistema francese le ha permesso di continuare a fare la regista.

Certezze ovviamente non ce ne saranno mai, ma secondo diversi addetti ai lavori è stato quel discorso di Triet a negarle la possibilità di competere ai prossimi Oscar come candidata francese al premio per il Miglior film internazionale. Anatomia di una caduta era tra i cinque film scelti dalla commissione francese come potenziali candidati, assieme a La Passion de Dodin Bouffant di Trần Anh Hùng, Goutte d’Or di Clément Cogitore, Le Règne animal di Thomas Cailley e Sur les chemins noirs di Denis Imbert. Alla fine però la scelta della commissione è caduta su La Passion de Dodin Bouffant, film che negli Stati Uniti è stato recensito benissimo ma in Francia è stato invece accusato dalla critica di perpetrare ridicoli stereotipi sulla cultura francese (il sottotesto: ed è esattamente per questo che agli americani è piaciuto tanto). La mancata candidatura di Anatomia di una caduta ha lasciato così interdetti che per spiegarla sono emerse le teorie più curiose. Una, partita da Reddit, diceva che in realtà il film non poteva essere candidato perché violava le regole dell’Academy in fatto di percentuale di dialoghi in lingua inglese. Ovviamente la decisione della commissione francese non aveva nulla a che vedere con questioni linguistiche: in fase di scrittura Triet è stata attentissima a non superare il limite – il 40 per cento di parole inglesi sul totale di parole pronunciate nel film – oltre il quale la candidatura all’Oscar per il Miglior film straniero diventa impossibile.

Nessuno ammetterà mai che la questione è politica. Ma è vero che Triet nel suo discorso di Cannes ha toccato questioni delicatissime in Francia. La riforma del sistema pensionistico approvata dal governo è stata una delle più avversate della storia recente del Paese. Le proteste hanno bloccato la Francia per settimane e il festival di Cannes ha rischiato di essere tirato in mezzo: prima dell’inaugurazione si temeva davvero un sabotaggio dell’evento da parte dei sindacati, si diceva che i lavoratori avrebbero staccato la corrente elettrica durante i red carpet e nel mezzo delle proiezioni. E poi, quell’accusa di Triet al governo, quella di «voler fare a pezzi l’eccezionale modello francese». È vero che negli ultimi anni il cinema d’autore (cioè le produzioni piccole, indipendenti) in Francia è finito sotto accusa, ritenuto responsabile dei pessimi risultati commerciali registrati in patria e all’estero. Figure di rilievo nella politica e nell’industria ne hanno approfittato per insinuare l’obsolescenza del modello francese, fondata sul centralismo istituzionale rappresentato dal Centre National du Cinéma et de l’Image Animée, su un ricchissimo sistema di finanziamenti a fondo perduto, corsi di formazione gratuiti, incentivi fiscali e prestiti. E, soprattutto, sul principio dell’avance sur recettes istituito nel ’59 dal ministro Malraux, caposaldo di un sistema di sostentamento che prevede che una parte degli incassi di cinema, televisioni e home video serva a finanziare le nuove produzioni (ogni anno se ne finanziano per circa 30 milioni di euro in questa maniera). Ognuno deve mettere la sua quota parte, insomma. E quanto prendere e a chi dare lo decide lo Stato.

È su questo sistema che si fonda l’exception culturelle française. Negli ultimi tempi, però, il sistema è stato messo in discussione. C’entrano le piattaforme streaming, impegnate da anni in una battaglia per cambiare le rigidissime regole francesi – pensate per proteggere gli esercenti, soprattutto i più piccoli – in fatto di distribuzione. E c’entrano i pessimi incassi registrati dai film d’autore francesi dal 2016 in poi, soprattutto all’estero: dal 2005 al 2016, tredici film francesi distribuiti in Europa erano stati visti ognuno da almeno un milione di persone. Dal 2016 in poi non ci è riuscito nessun film tranne proprio Anatomia di una caduta, che in Francia ha incassato 10 milioni di euro tra fine agosto e inizio dicembre 2023 (dieci volte di più di La Passion de Dodin Bouffant), tre milioni e mezzo di dollari negli Stati Uniti, 22 milioni di euro in tutto il mondo. Un successo che alcuni spiegano con il ritorno al “dramma borghese” dopo anni in cui il cinema indipendente francese ha raccontato soprattutto il nuovo proletariato urbano: si fa spesso il paragone tra Anatomia di una caduta e Les Misérables di Lady Ly, candidato all’Oscar nel 2020 (Miglior film internazionale) ma visto in patria da meno di 400 mila persone.

Anatomia di una caduta ha unito al successo commerciale un’approvazione della critica pressoché unanime: negli ultimi mesi Triet ha girato il mondo ritirando premi, il film ha vinto tutto quello che c’era da vincere agli European Film Awards, è stato premiato con il Golden Globe per il Miglior film straniero e per la Migliore sceneggiatura, e gli addetti ai lavori danno come probabile almeno (ma non solo) la nomination all’Oscar per la Miglior sceneggiatura originale. Dalla vittoria della Palma d’oro a Cannes, Triet non è più intervenuta nella discussione che lei stessa aveva cominciato. Solo in un caso ha rotto il silenzio: quando la Francia ha annunciato la candidatura di La Passion de Dodin Bouffant. In quei giorni, Triet ha condiviso una serie di storie sul suo profilo Instagram che definivano il film come «piuttosto noioso».

Articoli Suggeriti
Infinite Jest, 30 anni di gratitudine

Il romanzo di David Foster Wallace non ha avuto ricadute solo sui critici e i lettori. Se ne trovano tracce in ogni ambito della cultura e, anche a 30 anni dall'uscita, è difficile distinguere tra ammirazione e ossessione.

Le parti rosse di Maggie Nelson non è né un memoir né un true crime, ma un’accusa alla spettacolarizzazione della violenza sulle donne

Il nuovo libro dell'autrice di Bluets racconta un omicidio, un processo e un trauma familiare. Ma, soprattutto, è un'accusa contro una cultura che trasforma in spettacolo persino la morte di una donna.

Leggi anche ↓
Infinite Jest, 30 anni di gratitudine

Il romanzo di David Foster Wallace non ha avuto ricadute solo sui critici e i lettori. Se ne trovano tracce in ogni ambito della cultura e, anche a 30 anni dall'uscita, è difficile distinguere tra ammirazione e ossessione.

Le parti rosse di Maggie Nelson non è né un memoir né un true crime, ma un’accusa alla spettacolarizzazione della violenza sulle donne

Il nuovo libro dell'autrice di Bluets racconta un omicidio, un processo e un trauma familiare. Ma, soprattutto, è un'accusa contro una cultura che trasforma in spettacolo persino la morte di una donna.

It’s Never Over, il documentario su Jeff Buckley, arriverà finalmente anche in Italia, a marzo

Soltanto per tre giorni, però: una proiezione-evento per celebrare 60 anni dalla nascita del cantautore di Grace.

Chloé Zhao ha fatto Hamnet per dimostrare che l’arte può curare anche il trauma più grave

Una conversazione su arte, guarigione, spiritualità e attori con la regista di uno dei film più attesi dell'anno, appena arrivato nelle sale italiane e già candidato a 8 premi Oscar.

Darren Aronofsky si è guadagnato l’appellativo di “traditore del cinema” perché ha fatto una serie usando solo l’AI

Sia i critici che i colleghi stanno commentando molto negativamente (per usare un eufemismo) sia la scelta di Aronosfsky che il pessimo risultato ottenuto.

Un grave scandalo sessuale avvenuto sul set di Good Time potrebbe costare l’Oscar a Josh Safdie e a Marty Supreme

E sarebbe anche la ragione, questo scandalo, della brusca separazione di Josh dal fratello Benny.