Il film di Francesco Sossai, presentato a Cannes e appena arrivato in sala, si muove lontanissimo dal tracciato del cinema italiano contemporaneo: di questo, di Veneto e di serate alcoliche abbiamo parlato con lui.
Dopo il successo al cinema di Le città di pianura, su Mubi arriva l’opera prima di Francesco Sossai, Altri cannibali
È un horror, parla di cannibali (ovviamente) e finora era stato praticamente introvabile a causa della mancata uscita nelle sale.
È stato il film italiano rivelazione dello scorso Festival di Cannes e, a pochi giorni dall’uscita, anche una delle sorprese più belle al botteghino autunnale. Sostenuto dall’entusiasmo della critica e da un vivace passaparola, Le città di pianura ha saputo attirare la curiosità del pubblico. Nel primo weekend di programmazione nelle sale ha raccolto un incasso più di 300 mila euro, piazzandosi al decimo posto del botteghino settimanale e attirando in sala oltre 30 mila spettatori. Un risultato non da poco per un film distribuito su appena cento schermo, senza grandi star e opera seconda di un nome finora attenzionato solo dagli addetti ai lavori. Chi ha scoperto il regista Francesco Sossai con Le città di pianura, adesso avrà la possibilità di vedere anche la sua opera prima: a partire dall’1 novembre, infatti, su Mubi sarà disponibile Altri Cannibali, il primo lungometraggio del regista, che fino era rimasto sostanzialmente irreperibile, non essendo mai arrivato nelle sale italiane.
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Basato su un precedente cortometraggio dello stesso Sossai e girato in bianco e nero, Altri cannibali è un film dalle atmosfere horror in cui, come da titolo, due estranei stringono un sinistro patto che, in teoria, dovrebbe consentire a uno dei due di soddisfare la sua ossessiva curiosità: scoprire che sapore ha la carne umana. In merito al suo film esordio, nell’intervista che Sossai ci ha concesso mentre era a Cannes a presentare Le città di pianura, Sossai aveva rivelato di nutrire sentimenti contrastanti: «Da una parte mi ha penalizzato, perché quel film non è stato capito, non è mai uscito nelle sale, ha girato solo nei festival. Dall’altra nel mondo del lavoro italiano devi avere esperienza per fare esperienza. Il mio esordio ha tranquillizzato tutti i miei produttori sul fatto che ero capace di raccontare nella forma lunga».
Questo non è soltanto un film sulla realizzazione di un film (leggendario) o sulla storia di un movimento artistico (rivoluzionario). È soprattutto un invito a fermarsi e chiedersi: cos'è che vogliamo dal cinema di oggi e di domani?
Sarà ambientato 300 anni prima dell'inizio del primo episodio della serie originale. C'è però un problema: Hbo sta girando un'altra serie spin-off di Game of Thrones ambientata nello stesso periodo.