Esteri ↓
12:35 lunedì 5 gennaio 2026
Gli sciamani peruviani che ogni anno predicono il futuro avevano predetto la caduta di Maduro Durante l'abituale cerimonia di fine anno avevano avvertito della cattura del presidente venezuelano, e pure di un'imminente e grave malattia di Trump.
A nemmeno quarantott’ore dal colpo di Stato in Venezuela, Trump ha già minacciato altri quattro Paesi Stando a quello che ha detto Trump, i prossimi a doversi preoccupare sono Cuba, Colombia, Groenlandia e pure il Messico.
Le azioni di Warner Bros. sono salite del 170 per cento da quando è iniziato il triangolo con Netflix e Paramount L'offerta d'acquisizione di Netflix e la battaglia con Paramount hanno trasformato Warner nel titolo più desiderato del 2025.
Xavier Dolan ha confermato che non è più in pensione e che quest’anno girerà un nuovo film Dopo aver annunciato l’addio al cinema nel 2023, il regista ha deciso di tornare a lavoro e ha mostrato una nuova sceneggiatura su Instagram.
Anche quest’anno lo Studio Ghibli ha festeggiato il Capodanno pubblicando un nuovo disegno di Hayao Miyazaki Sui social dello studio è apparso il disegno di Miyazaki che celebra nel 2026 l'anno del cavallo, secondo lo zodiaco cinese.
Secondo le prime ricostruzioni, il rogo di Crans-Montana sarebbe stato causato dalle stelle filanti infilate nelle bottiglie di champagne Una foto mostrerebbe il momento dell’innesco del rogo durante i festeggiamenti di Capodanno, costato la vita a quarantasette persone.
Martin Scorsese ha scritto un editoriale sul New York Times in cui spiega perché Misery è il miglior film di Rob Reiner In un commosso editoriale, Scorsese ha individuato nel thriller del 1990 l’apice della filmografia del collega, ricordando la loro amicizia.
Dopo il documentario su Diddy arriverà un documentario sui figli di Diddy che parlando di Diddy Justin e Christian Combs racconteranno il rapporto col padre in una docuserie che uscirà nel 2026 e di cui è già disponibile il trailer.

Come l’AI ha salvato la Storia “All Eyes on Rafah” dalla censura di Meta

29 Maggio 2024

Della Storia “All Eyes on Rafah” che tutti abbiamo visto apparire più e più volte su Instagram nelle ultime ventiquattro ore si parla soprattutto per due motivi. Il primo: è una delle poche “testimonianze” di quello che sta succedendo a Rafah la cui diffusione non è stata limitata o addirittura impedita da Instagram, che ha rimosso moltissimi video e tantissime fotografie postate da giornalisti palestinesi presenti a Rafah. La ragione della limitata diffusione e della frequente rimozione è sempre la stessa: Meta dice che quelle immagini costituiscono una violazione delle linee guida della piattaforma (la contraddizione è sempre quella: che ne è del diritto/dovere di cronaca quando esso si realizza ormai soprattutto su piattaforme di proprietà privata e che servono quindi a perseguire interessi privati). La seconda ragione per la quale si parla tanto della Storia “All Eyes on Rafah”: in nemmeno 24 ore è stata condivisa più di 37 milioni di volte, e il contatore non si è ancora fermato.

La diffusione di questa immagine si spiega nella stessa identica maniera con la quale si spiega la cancellazione delle altre testimonianze della strage di Rafah: è sfuggita all’occhio vigilissimo dell’algoritmo, si è salvata grazie al contributo (involontario) dell’intelligenza artificiale. Come riporta NbcNews (che ha anche provato a contattare, senza successo, il creatore della Storia), il modo in cui l’immagine è stata generata – una panoramica neanche troppo fotorealistica del campo profughi di Rafah, ripetutamente bombardato dall’esercito israeliano in quello che Netanyahu si è limitato a derubricare come un «tragico incidente» in cui sono morte almeno 45 persone, ovviamente quasi tutte bambini, donne e anziani e che ha portato alla condanna da parte di tutti i governi del mondo, anche di quelli come il governo italiano, fin qui tra i più ostinati difensori di Israele – ha “ingannato” l’algoritmo di Meta. Il fatto che la scritta “All Eyes on Rafah” sia parte integrante dell’immagine, costituita dalle tende dei rifugiati disposte in modo tale da formare le lettere che compongono la frase, avrebbe reso difficile il lavoro dell’algoritmo, che non ha individuato le parole che solitamente lo mettono sull’allerta (Gaza, Palestina, Rafah, appunto). E poi c’è il fatto che nell’immagine non c’è violenza di nessun tipo: solo un panorama. La Storia è dunque riuscita a sfuggire alle maglie strettissime – per quel che riguarda quel che avviene nella Striscia di Gaza, almeno – della moderazione di Meta e a diventare una delle più condivise nella storia di Instagram.

@dumbbirchtree

UGH #foryou

♬ original sound – Isobel🇵🇸 | Phd student

Ovviamente, il fatto che proprio questa Storia abbia raggiunto così tante persone in così poco tempo dimostra anche quanto fondamentalmente inaffidabili siano i social media come strumenti d’informazione. Non è solo una questione di slacktivism, quella forma di attivismo fondata sulla convinzione che il mondo di cambi una condivisione, un repost, una Storia alla volta. Il problema che diversi utenti di Instagram e TikTok stanno sottolineando in queste ore è che quell’immagine che tutti stanno condividendo non racconta nulla a parte se stessa: non mostra niente di Rafah, non racconta niente delle persone che a Rafah si sono ritrovate intrappolate e che a Rafah sono finite massacrate nonostante si illudessero che lo status di profughi avrebbe permesso loro almeno di sopravvivere (qui un esempio di immagine vera, una fotografia, in cui lo stesso slogan viene sovrimpresso). «Quella che si vede in quell’immagine non sembra nemmeno Rafah», ha spiegato la tiktoker @dumbbirchtree in un video girato molto nelle ultime ore. Un video in cui invita tutti quelli che hanno condiviso la Storia «a fare di più. Partecipate alle proteste. Un’immagine realizzata dall’AI non basta».

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