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Darren Aronofsky si è guadagnato l’appellativo di “traditore del cinema” perché ha fatto una serie usando solo l’AI Sia i critici che i colleghi stanno commentando molto negativamente (per usare un eufemismo) sia la scelta di Aronosfsky che il pessimo risultato ottenuto.
Un grave scandalo sessuale avvenuto sul set di Good Time potrebbe costare l’Oscar a Josh Safdie e a Marty Supreme E sarebbe anche la ragione, questo scandalo, della brusca separazione di Josh dal fratello Benny.
In Giappone ha aperto un bar solo per persone che vogliono licenziarsi Secondo la regola d'oro del locale, la persona che entra annunciando di aver finalmente deciso di licenziarsi beve gratis.
La figlia di David Lynch ha annunciato che l’ultima e inedita sceneggiatura scritta dal padre diventerà un libro Unrecorded Night è la serie tv che Lynch non è mai riuscito a farsi produrre. Dovremo accontentarci di leggerla.
Mamdani ha messo un ex detenuto e attivista per i diritti dei carcerati a capo del sistema penitenziario di New York Stanley Richards è chiamato a gestire il Department of Correction in un momento di grande difficoltà, dovuto soprattutto all'aumento delle morti in carcere.
L’affresco dell’angelo con il volto di Giorgia Meloni è già diventato un’attrazione turistica Dopo il restauro, ci sono sempre più turisti che accorrono alla Basilica di San Lorenzo per valutare di persona la somiglianza tra l'angelo e Meloni.
Mehdi Mahmoudian, lo sceneggiatore candidato all’Oscar per Un semplice incidente, è stato arrestato in Iran per aver firmato una lettera contro l’Ayatollah Assieme a lui sono stati arrestati altri due firmatari: al momento non si hanno notizie di nessuno dei tre.
È uscita la prima campagna di Dario Vitale per Versace, che è anche l’ultima A firmare le immagini sono Steven Meisel, la fotografa messicana Tania Franco Klein e l'artista Frank Lebon. L'ispirazione, abbastanza evidente, è Richard Avedon.

A che punto siamo con Airbnb

Al di là delle solite mete: i progetti più recenti prendono il via da uno studio sull’impatto dell’home sharing nell’Italia rurale.

di Studio
24 Novembre 2017

Le grandi invenzioni provocano un cambiamento di paradigma, separando il prima dal dopo. Quando un’invenzione funziona, diventa sempre più difficile e strano ricordare com’era vivere prima che arrivasse a modificare le nostre vite. Da una decina d’anni stiamo vivendo il dopo Facebook, ed è già difficile provare a ricordare com’era il prima, tornare con la mente al modo in cui usavamo i nostri pc e cellulari quando ancora non avevamo l’esigenza di controllare ciò che succedeva sui social. Ma stiamo anche vivendo il dopo Airbnb, che ha cambiato il nostro modo di viaggiare e abitare le nostre stesse case. Anche in questo caso è strano ricordare il prima. Bisogna riandare ai tempi in cui, visitando una città, le possibilità di pernottamento si limitavano a un letto nella camerata di un ostello, un giaciglio sempre troppo caro in un bed & breakfast, una camera in un albergo brutto e anonimo, o una comoda, gradevole, costosissima stanza in un Hotel 4 o 5 stelle.

Oggi Airbnb offre soluzioni per qualsiasi tipo di esigenza, dalla situazione più economica e frugale all’appartamento con arredamento e vista eccezionali, dalla possibilità di socializzare con gli host e fare amicizia, facendosi aiutare a scoprire il paese o la città, a un ritiro chiavi programmato via messaggio, senza che sia nemmeno necessario incontrare il proprietario della casa. Ma soprattutto offre la possibilità a chi viaggia di stare in una casa vera, a volte abitata da qualcun altro, con tutto quello che quest’esperienza comporta. Sul numero 27 di Studio Michele Masneri aveva intervistato il fondatore, facendo un po’ il punto sulla situazione. Joe Gebbia ci aveva raccontato la nascita di una startup in grado di rivoluzonare il modo di viaggiare di milioni di persone. Cos’è cambiato in un anno?

La notizia più recente, riportata da Vanity Fair, è quella di un host che ogni anno incassa 11.9 milioni di sterline affittando su Airbnb le sue 881 proprietà a Londra. È il primo nella lista mondiale di chi fa più soldi affittando case, stilata da un sito americano di statistiche (non approvate da Airbnb). Nell’articolo si segnala come il mercato della startup sembra sia sempre più gestito da host professionali e grandi gruppi di investimento. Una situazione che mette in agitazione albergatori e agenzie. Dei divieti a New York, San Francisco, Berlino e il problema della tassazione, avevamo parlato l’anno scorso in questo articolo, chiedendoci se fosse possibile trovare un punto di incontro tra legislazione e vantaggi della sharing economy.

Di fronte all’aumento degli host professionali viene da chiedersi se il singolo host abbia ancora la possibilità di guadagnare. La risposta sembra essere sì. C’è chi addirittura, come Francesca Pilla, ha scritto un libro sull’argomento, Guadagnare con Airbnb, pubblicato da Feltrinelli. Secondo i dati ufficiali, nel 2016 i 5.6 milioni di ospiti degli Airbnb italiani hanno portato nelle tasche degli host 621 milioni di euro, con un guadagno medio all’anno per host di 2,200 euro. La cifra sembra bassa, ma bisogna pensare che include anche coloro che hanno ospitato qualcuno soltanto per qualche giorno, magari solo una volta all’anno. Certo, spesso il guadagno di un host non è in grado di sostituire uno stipendio, ma può senz’altro aiutare. A Milano ad esempio (città protagonista dell’ultimo esperimento Airbnb Experience) la possibilità di affittare una stanza o una casa è una risorsa importante per molti giovani, che sfruttano i weekend e i picchi di affluenza della settimana della moda o del salone del mobile per integrare le loro entrate.

Questo per quanto riguarda le città. Ma è proprio al di fuori delle solite mete (Milano, Roma, Venezia, eccetera) che si stanno sviluppando le idee più interessanti di Airbnb, che nell’ultimo anno ha presentato uno studio sull’impatto dell’home sharing nell’Italia rurale. Sul modello del progetto realizzato a inizio 2017 a Civita di Bagnoreggio (noi siamo andati a vederlo, ne parlavamo in questo articolo), Airbnb ha iniziato a recuperare spazi pubblici all’interno di borghi antichi, collaborando con la comunità locale, artisti e architetti con l’obiettivo di far conoscere i piccoli centri italiani ai viaggiatori di tutto il mondo, espandere le economie locali e promuovere un turismo più sostenibile. Un’iniziativa che fonde la volontà di proteggere e conservare il passato con lo slancio verso il futuro che caratterizza la startup. Domani alle 12:30 alla Triennale di Milano, Matteo Stifanelli, country manager di Airbnb seguirà questo slancio, invitandoci a immaginare le città del domani e i nuovi modi in cui le abiteremo.

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