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20:40 giovedì 9 aprile 2026
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La tregua tra Usa e Iran prevederebbe un pedaggio di 2 milioni di dollari per ogni nave che passa per lo Stretto di Hormuz. Prima della guerra non c’era nessun pedaggio Il problema è che, secondo l diritto internazionale, non si può imporre un pedaggio in acque internazionali. Ma sia Iran che Usa hanno promesso di farlo.
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Un’importante associazione americana ha chiesto la rimozione di Trump in base al 25esimo Emendamento, quello che permette di destituire un Presidente perché mentalmente instabile La National Association for the Advancement of Colored People ricorrerà a questa misura estrema, usata, e solo in parte, in altri tre casi nella storia.
Dopo le polemiche sul mancato finanziamento da parte del Ministero della Cultura, decine di cinema in tutta Italia stanno riportando in sala il film su Giulio Regeni Oltre 60 cinema tra Roma, Milano, Torino, Bologna e Firenze hanno deciso di ricominciare a proiettare il film. E altri se ne stanno aggiungendo ora dopo ora.
Una biblioteca di Chicago cerca persone che sappiano leggere il corsivo per trascrivere dei testi antichi ma fatica a trovarle perché sempre meno persone sanno leggere il corsivo La Newberry Library sta trascrivendo tutti i documenti in corsivo conservati nel suo archivio, ma il progetto prosegue a rilento perché la lettura del corsivo è una competenza rara, ormai.
L’ultimo trend nel turismo è l’extreme daytrip, cioè viaggi all’estero, con voli low cost, che durano un giorno solo e in cui si visita tutto il visitabile in 24 ore senza fermarsi mai È la gitarella in giornata portata alle estreme conseguenze. Di stress, di turistificazione e di impatto ambientale, soprattutto.
Asghar Farhadi ha scritto una lettera in cui chiede a tutto il mondo del cinema di protestare contro Stati Uniti e Israele per quello che stanno facendo in Iran «Al di là di qualsiasi convinzione o posizione, uniamoci per fermare queste azioni disumane, illegali e distruttive», ha scritto il regista.

Aftersun è un film bellissimo ma fa molto male

Dal 6 gennaio è disponibile su Mubi l'esordio alla regia di Charlotte Wells ambientato negli anni Novanta, con Paul Mescal nel ruolo di un giovane padre in vacanza con la figlia.

06 Gennaio 2023

Intervistata dal Guardian, la regista scozzese Charlotte Wells, 35 anni, conferma che sì, la storia che racconta nel film è ispirata alla sua (lo spiega in questa lettera), ma a differenza della protagonista non possiede molti video di suo padre. L’unica cosa che le è rimasta è una registrazione di un’ora in cui giocano a scacchi, ma le loro teste sono fuori dall’inquadratura perché in quel momento la scacchiera sembrava la cosa più interessante da riprendere. «Penso che sia perfetto nel suo modo di essere orribilmente triste», commenta Wells ricordando quel video, dando una definizione che funziona benissimo anche per descrivere il suo esordio alla regia, Aftersun, giudicato il migliore film del 2022 dal Guardian e incluso in quasi tutte le liste dei migliori film dell’anno, disponibile su Mubi dal 6 gennaio. Wells ha costruito il film per fare in modo che sembri in parte girato da una telecamerina di quelle che si usavano negli anni ’90, utilizzata da Sophie, una ragazzina di undici anni, per documentare la sua vacanza in un mesto albergo tutto-incluso della Turchia insieme al padre trentenne, Calum. Che Aftersun sia un film bellissimo lo si capisce già dopo pochi minuti, dalla scena del viaggio in autobus per raggiungere l’albergo, con le luci della città che scorrono fuori e padre e figlia immersi nel buio e nel silenzio della notte. Per capire che è un film tristissimo ci vuole un po’ più di tempo.

Ci sono degli indizi: Calum ha un braccio rotto e uno sguardo malinconico, a un certo punto dice che è sorpreso di essere arrivato a 30 anni e che molto probabilmente non arriverà a 40. Ogni tanto si mette a fare delle mosse di tai chi, dando l’impressione che quei movimenti in qualche modo lo aiutino a sentirsi un po’ meglio. Sembra capire troppo bene cosa succede a sua figlia quando, alla fine di una bella giornata insieme, viene travolta da uno strano e improvviso sconforto, e dice che «le sue ossa non funzionano e si sente come se stesse affondando». Il film mostra lentamente sempre più dettagli, svelando piano piano la sofferenza interiore di Calum, finché non diventa evidente che questo giovane padre ha qualcosa che non va. Aftersun conferma l’incredibile talento di Paul Mescal, già evidente nello splendido adattamento di Normal People, nell’interpretare personaggi maschili così amorevoli, teneri e tristi che fa male guardarli. Soprattutto quando diventa chiaro che la vacanza a cui stiamo assistendo sarà l’ultimo ricordo che Sophie (Frankie Corio, al suo primo ruolo, bravissima anche lei), avrà di suo padre. Non è chiarissimo, è soltanto suggerito, ma il film lascia intendere che poco dopo la vacanza Calum sparisce, forse si suicida, di certo la figlia non lo vedrà mai più.

Quello a cui stiamo assistendo, quindi, è lo scorrere disordinato e frammentato dei ricordi di Sophie, ora trentenne e a sua volta madre, che cerca di ricostruire e, forse, capire, mettendo insieme uno dopo l’altro momenti di noia e minuscoli eventi apparentemente senza significato. In realtà è tutto molto più obliquo e misterioso di così, e chi guarda si ritrova pervaso da un dolore profondissimo che è difficile descrivere a parole: come ammette A. O. Scott sul New York Times, «è difficile trovare un linguaggio critico per spiegare la delicatezza e l’intimità di questo film. Forse perché Wells, con la precisione di un poeta lirico, sta quasi reinventando il linguaggio del cinema, sbloccando il suo potenziale dormiente di rivelare mondi interiori di coscienza e sentimento. Lei e il direttore della fotografia, Gregory Oke, prediligono composizioni che evocano l’asimmetria dei video amatoriali». Ma la recensione migliore che spiega quello che succede a livello emotivo l’ho letta su Letterboxd: «questo film ti taglia con una lama così affilata e delicata che non ti rendi nemmeno conto di essere stato aperto fino a quando non è già successo».

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