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Four Tet ha fatto uscire un nuovo album ma non se ne è accorto nessuno perché l’ha firmato con uno pseudonimo illeggibile e inscrivibile Se volete trovarlo sulle piattaforme musicali, dovete cercare: ʅ͡͡͡͡͡͡͡͡͡͡͡⣎⡇ꉺლ༽இ•̛)ྀ◞ ༎ຶ ༽ৣৢ؞ৢ؞ؖ ꉺლ.
Del matrimonio di Taylor Swift e Travis Kelce i newyorchesi si ricorderanno soprattutto Manhattan completamente bloccata e inaccessibile Il bilancio: Penn Station chiusa al traffico veicolare e pedonale, ristoranti, botteghe, negozi chiusi, ambulanti scacciati per questioni di "decoro".
Die Linke, la sinistra tedesca, si è inventata un evento per premiare i peggiori padroni di casa di Berlino I "vincitori" dei sei trofei vengono scelti in base alle denunce dei cittadini: al primo posto di quest'edizione c'è il colosso svedese Heimstaden.
Per ironizzare sulla penuria di aria condizionata in Europa, sui social cinesi sono diventati virali video che mostrano che in Cina l’aria condizionata è installata anche nei porcili E in effetti la Cina è il Paese più "climatizzato" al mondo, con 569 milioni di unità installate. Solo non sapevamo che ne usufruissero anche i maiali.
Al funerale dell’ayatollah Ali Khamenei c’erano proprio tutti, tranne suo figlio e successore Mojtaba Mojtaba non si è presentato alle preghiere mattutine, ufficialmente per motivi di sicurezza che gli impediscono di farsi vedere in pubblico.
I produttori del film di Il mio anno di riposo e oblio hanno dovuto trovare una nuova regista perché Yorgos Lanthimos è stanco e non vuole più girarlo L'adattamento del romanzo di Ottessa Moshfegh sarà diretto da Rose Glass, la regista di Saint Maud e Love Lies Bleeding.
Per l’80esimo compleanno di Syd Barret uscirà un doppio album celebrativo in cui suoneranno anche David Gilmour e Nick Mason dei Pink Floyd Uscirà il il 9 ottobre e si intitolerà Clowns And Jugglers: The Songs Of Syd Barrett, parte di una grande festa in programma a Cambridge, la sua città natale.
In Cisgiordania è stato costruito un “archivio indistruttibile” per conservare, proteggere e tramandare in tutto il mondo la storia della Palestina È un progetto del Museo Palestinese di Birzeit: dentro ci sono mezzo milione di foto, documenti, diari, mappe, filmati e lettere, scaricabili da chiunque ed esponibili ovunque.

L’Africa non è un solo grande Paese

L'ultimo romanzo di Denis Johnson, Mostri che ridono, continua sul sentiero tracciato da Conrad per scrivere di un continente violento e difficile.

17 Gennaio 2017

Ho appena terminato la lettura di Mostri che ridono di Denis Johnson quando, per pure circostanze di uscite editoriali programmate chissà quando, e un viaggio prenotato mesi prima, guido una piccola auto tedesca affittata sulla N2 diretto verso Città del Capo, attraversando le township di Khayelitsha e quella più piccola e antica di Lanfa. Ai lati della strada, pianure di case di legno e lamiera e talvolta mattoni, popolate dalla popolazione colored non ammessa, durante l’era dell’apartheid, nei centri urbani. Mentre guido, cerco di concentrarmi sulle parole di Binyavanga Wainaina pubblicate su Granta, ripetendomi: «L’Africa non è un solo grande Paese».

L’ultimo romanzo di Denis Johnson non c’entra niente con il Sudafrica. È una spy story intrecciata al romanzo d’avventura che parte come un cerchio dalla Sierra Leone e si estende all’Uganda e alla Repubblica Democratica del Congo per tornare dopo poco al punto di partenza, sulle stesse coordinate geografiche ma con un destino capovolto rispetto all’inizio, come se il cerchio fosse disegnato da Escher e fosse illusione da un lato e verità dall’altro. Le figure in scena sono due, il danese Roland Nair, capitano di intelligence di un’agenzia Nato, e Michael Adriko, ugandese, addestrato dal Mossad, ex soldato americano, ora disertore. Insieme, negli anni passati, Nair e Adriko hanno combattuto e fatto soldi in molti luoghi e modi non sempre trasparenti, dall’Afghanistan all’Africa. Ora si ritrovano, per fare altri soldi con altri traffici: quello di informazioni riservate, quello di uranio arricchito.

KENYA-WILDLIFE-CONSERVATION-IVORY-BURN

Quello che aveva scritto Binyavanga Wainaina, su Granta, era un manuale su come non scrivere di Africa. Su come non descrivere i tramonti rossi, su come non parlare di Ak-47, su come non umanizzare gli elefanti e i coccodrilli e i leoni e disumanizzare gli esseri umani. L’Africa c’entra molto con Mostri che ridono. Una trama del genere non potrebbe esistere che in Africa. Ancora: «L’Africa non è un solo grande Paese». Confronto il libro di Denis Johnson con le regole di Wainaina, e mi sembra che Johnson riesca a evitare le trappole. Denis Johnson, naturalmente, non è uno sprovveduto. Avere avuto come padre un membro della Cia e dei servizi segreti statunitensi, d’altronde, è un grande aiuto nel non essere sprovveduti.

Nair e Adriko hanno, con l’Africa, un rapporto estetico e opportunistico. Sono tornati dopo anni in Africa perché in Africa ci sono opportunità. Le opportunità sono ricchezza, possibilità molto rischiose di ricchezza sterminata. Naturalmente, illegale. Quella che potrebbe sembrare una convenzionale storia di spie e intrighi internazionali prende quasi immediatamente, tuttavia, una deviazione oscura. La prima avvisaglia è il primo incontro tra Nair e Adriko a Freetown. Nair chiede all’amico spiegazioni sul piano da attuare. Nella risposta di Adriko si avverte forte, esplicito il respiro di Kurtz di Cuore di Tenebra: «Vuoi un piano? Ti darò solo risultati. Vivrai come un re. Una proprietà sulla spiaggia. Cinquanta uomini armati di Ak per proteggerti. Gli abitanti del villaggio verranno da te per ogni cosa. Ti porteranno le figlie dodicenni… vergini, Nair, con quelle non si prende l’Aids. Ne avrai una nuova ogni notte. Cinquecento uomini nella tua milizia. Sai che lo vuoi. Danze notturne, grandi falò, stregoni che allungano le braccia come pitoni e si trasformano in animali di ogni sorta, e poi tamburi, e danzatori nudi, tutto per te, Nair!».

An African Safari

La pazzia è uno dei filtri principali che Conrad utilizzò – non soltanto in Cuore di tenebra, ma pure in Un avamposto del progresso – per colorare la sua critica alla ferocia del colonialismo ottocentesco. Denis Johnson maneggia la stessa ricetta, adattando gli ingredienti al palato necessariamente diverso – globalizzato, capitalistico – della letteratura del Ventunesimo secolo: comunicazioni criptate, basi segrete di intelligence straniera, le cicatrici nella pelle sociale ed economica di processi di decolonizzazione e autogoverno mai, o quasi, democratici e liberali. L’Africa in cui si muovono Nair e Adriko è uno spazio naturale e politico la cui verginità non si è ancora esaurita, e le ricchezze da predare sono ancora vastissime. Nair e Adriko sono spie e avventurieri e bucanieri. In questo senso, il territorio in cui gli eventi si svolgono ricorda le lande da esplorare, silenziosamente e nascosti, del Grande gioco di Peter Hopkirk. L’espressione “grande gioco”, coniata da Kipling, descrive l’attività di spionaggio, controspionaggio e soft power che impegnò per un secolo, l’Ottocento, Inghilterra e Russia in Asia Centrale, nel tentativo di conquistare, poi politicamente e militarmente, enormi distese di steppe da annettere ai rispettivi imperi. Mostri che ridono si tiene in equilibrio su una domanda a cui è difficile rispondere: cos’è oggi l’Africa per i Paesi che un tempo se la divisero?

Nair e Adriko non si muovono da soli: le ombra che incontrano, schivano e contro cui a volte impattano sono quelle di eserciti ufficiali occidentali, della Nato, dell’Interpol. È un mondo buio, deregolato e estremamente sovraffollato, quello creato da Denis Johnson. Parlare di Africa oggi è un’operazione rischiosa, come ha dimostrato Binyavanga Wainaina, ma Mostri che ridono sembra aver trovato un sentiero originale e potenzialmente molto interessante. Non è un’opera-mondo, è anzi, nella bibliografia di Johnson, un tentativo, un romanzo minore, eppure un inizio. Non l’accurato reportage socio-economico, ma il risvolto intimo e spaventoso dello sfruttamento che continua oggi. Se Conrad scrisse per primo della violenza e dell’orrore, Johnson può continuare a percorrere quella strada, su cui sembra poter trovare gli stessi frutti. Soltanto più subdoli, un poco più nascosti.

Nelle immagini: Due elefanti nella riserva di Lewa, in Kenya (Roberto Schmidt/Afp/Getty Images); un mucchio di avorio confiscato dalle autorità keniote (Carl De Souza/Afp/Getty Images); una giraffa in Botswana (Cameron Spencer/Getty Images)
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