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01:39 lunedì 5 ottobre 2026
Le case editrici e le tipografie ucraine sono diventate uno degli obiettivi più colpiti dall’esercito russo Una vera e propria strategia, ormai. Tanto che in questi attacchi è andato distrutto un terzo dei libri stampati in Ucraina nel corso dell'anno.
È uscito un videogioco in cui l’unica cosa da fare è andare a un rave illegale e ballare tutta la notte Si chiama Afters, è gratuito e lo ha realizzato un game designer a cui l'idea è venuta dopo una notte passata tutta a ballare a un rave illegale.
La cosa incredibile di questa crisi energetica è che tutti sapevano che prima o poi sarebbe arrivata, perché tutti sapevano che le scorte di petrolio prima o poi sarebbero finite Ed evidentemente nessuno è riuscito a fare nulla per evitare lo scenario peggiore. Che è quello che stiamo vivendo in questi giorni.
Tilda Swinton ha scritto un’autobiografia, ma siccome non voleva fare la solita autobiografia ha deciso di raccontare la sua vita attraverso gli oggetti che ama Si intitola Material Evidence, uscirà nel 2028 e al suo interno ci saranno: un abito da battesimo, una lettera, una gamba di legno, una felpa, una matassa di seta da ricamo, una fotografia, una vita intera.
Per lanciare il loro nuovo album i Fontaines D.C. hanno organizzato dei listening party nei negozi di dischi indipendenti di tutto il mondo e l’Italia è uno dei Paesi in cui ce ne saranno di più Saranno ben 22 e si terranno tutti l'8 ottobre, sparsi dalla Liguria alla Sicilia e molti in "provincia", dentro negozi che sono pezzi di storia delle città.
La storia del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, abbattuto per far posto anche a un supermercato, è molto più complicata e preoccupante di come la si sta raccontando Perché oltre al supermercato verranno costruiti anche una Casa della Comunità, una biblioteca e un polo sociale. E piantati 1350 nuovi alberi.
Negli ultimi cinque anni la Svizzera ha perso un quinto dei suoi ghiacciai Solo nel 2026 è sparito il 5,5 per cento del ghiaccio delle Alpi Svizzere. Gli scienziati parlano apertamente di «un anno catastrofico».
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.

Come un soft porno polacco è diventato il film più visto nel mondo

Sin dal suo arrivo su Netflix, 365 Days ha scalato ogni classifica, e potrebbe anche aver collaudato un nuovo genere.

30 Giugno 2020

Era dai tempi di «cosciotta mia, quanto ti desidero», che un ambizioso progetto registico non mi rimetteva in pace con il mondo. Ridisegnasse gli equilibri del mio universo, trasmettendomi quel rapporto disarmonico fra spazio, architettura e corpo umano, che solo The Lady, monumentale web serie scritta e diretta da Lory Del Santo nel 2014, era riuscita a comunicarmi. Ma sebbene Michele Morrone abbia poco a che fare con Costantino Vitagliano, il maschio alfa della serie della showgirl di Povegliano, la sua interpretazione in 365 Days, (365 DNI) il soft porno polacco diretto da Barbara Białowąs e Tomasz Mandes che dal suo debutto su Netflix il 7 giugno è salito ai vertici della Top 10 in Spagna, Svizzera, Turchia, Nigeria, Brasile, Stati Uniti e Italia dove continua a oscillare tra secondo e primo posto, è sicuramente uno dei motivi per cui un film che non ha praticamente avuto alcuna promozione, e che ha guadagnato lo 0 per cento su Rotten Tomatoes, sia al momento uno dei titoli più consumati quasi a livello globale.

La “storia” è quella di Massimo, Michele Morrone, il tritone sempre mezzo nudo di quella cosa strana che era stata Sirene della Rai, che è il figlio di un gangster siciliano e che, poco prima che il padre venga ucciso – «Tutto questo un giorno sarà tuo», glielo dice con il tono di Mufasa, – immagina una donna bellissima, trascorrendo quindi gli anni successivi a cercarla mentre rileva la losca attività della famiglia. Quando finalmente trova Laura, una giovane ragazza polacca in vacanza in Sicilia, deciso a fare in modo che lei si innamori perdutamente di lui, opta per rapirla e condurla in una fortezza che è ammobiliata con lo stesso gusto dimesso della barca viola cangiante di Roberto Cavalli, in una sorta di versione porno softcore de La bella e la Bestia.

E così Massimo e Laura, che viene ritratta come la “Bella stronza” di Marco Masini, – «Ti fai vedere in giro, per alberghi e ristoranti, con il culo sul Ferrari» – fanno un patto, in base al quale lei non farà sesso con lui a meno che non lo desideri veramente, che principe, dovendo comunque rimanere al suo fianco per 365 giorni al termine dei quali, se non si sarà innamorata del vigoroso mafioso, potrà tornarsene alla sua vecchia vita mediocre a Varsavia. Poi lui la lega per i polsi, le compra di tutto, la porta in giro per l’Italia e l’America, lei si innamora già solo dopo due mesi: passate due ore il film finisce, e la cosa sorprendente è che nemmeno ce ne siamo accorti. Nonostante alcuni dialoghi evochino il dada-surrealismo delle poesie recitate da Lory Del Santo in Missione Seduzione – è un chiodo fisso – come «il bell’italiano ti ha mandato in pappa il cervello. Anzi, in pesto», «le donne sono il paradiso degli occhi, e l’inferno dell’anima», «e il purgatorio del portafoglio». Nonostante tutto questo, 365 Days si lascia guardare, e anche bene.

Perché il film è il “se avrei” che potremmo avere voglia di sentire almeno una volta all’anno, l’errore, la cosa sbagliata, triviale, esigenza personale di essere ricondotti alla realtà, nessuno potrà mai obbligarci a giustificarci per questo. Già dalla scena iniziale, è un campionatore particolarmente raffinato di tutti i “se avrei” del cinema, con la steadicam vorticosa, in debito con l’estetica di quei video musicali della fine degli anni ’90, con la colonna sonora che è quella che troviamo su Spotify digitando le parole chiave soft rock, mezza ballad, sesso in un rodeo canadese, i Nickelback. Se365 Days fosse un meme, sarebbe quello in cui siamo seduti in macchina nel sedile posteriore a guardare fuori dal finestrino, sbronzi, a perderci in fantasie becere con una qualsiasi canzone di sottofondo. E per questo funziona.

Ma soprattutto, «the movie, fucks», come ha sintetizzato Saachi Koul su BuzzFeed. Sebbene i confronti con Cinquanta sfumature abbiano un certo senso (anche questo è basato su una trilogia di libri, di Blanka Lipińska, 34enne di Pulawy con un passato da estetista, terapista-ipnotista), non vi è alcun tentativo o pretesa da parte degli autori di creare qualcosa di “vero”. Tutto rientra semplicemente in una fantasia, chiaramente maschile – lo stesso Massimo è una sorta di personificazione di come la maggior parte degli uomini probabilmente crede siano le fosse infuocate dell’immaginazione femminile etero collettiva, ehi bambina sono il tipico maschio italiano – completamente terribile, misogina, politicamente discutibile, eppure visivamente piacevole. «Si tratta di un film perfetto per le persone troppo nervose per andare su Pornhub, quelle che credono sia ancora un tabù», ha continuato la giornalista. «Le tante scene di sesso sono gradevoli, spinte ma non così spinte, sia che si tratti di un leggero gioco di soffocamento, o che i due si spalmino contro una finestra dell’attico con vista panoramica sulla città». Il porno per tutti, senza impegno, come ha ripetuto il direttore della fotografia in alcune interviste, «non volevamo cadere nella pornografia totale, ma fare una cosa che potesse guardare quasi chiunque senza sentire alcun tipo di imbarazzo». Non è il caso di vederlo insieme ai propri genitori, da qualche parte nel mondo c’è un padre che sconta ancora i traumi per essere entrato in stanza mentre le figlie guardavano La vita di Adele.

Film porno romanzato, softcore, comunque elegante, 365 Days potrebbe aver collaudato un nuovo genere. Anche se noi abbiamo un contesto, e quello che alcune scene suggeriscono, nel nostro contesto, è il messaggio terribile che il consenso possa essere ottenuto retroattivamente. E poi c’è la mascolinità tossica, l’asservimento, quegli assunti nauseabondi che nella totale assurdità generale in realtà ci accorgiamo sfiorare stranamente di poco il nostro mondo reale. Che 365 Days è solo una fantasia, una cosa sopportabile, da guardare anche se oggettivamente inguardabile senza sentirci in colpa. Come quella volta in cui ci siamo ritrovati a cantare Viola Valentino, comprami io sono in vendita. Per una volta possiamo, metaforicamente, chiudere un occhio.

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