Hype ↓
16:15 martedì 24 febbraio 2026
Secondo un report dell’Onu, sono 606 i migranti morti nel Mediterraneo soltanto nei primi due mesi del 2026 Per l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni si tratta del peggior inizio di anno da quando si è iniziato a tenere traccia di queste tragedie.
Tra le ultime aggiunte alla prestigiosissima Criterion Collection c’è anche KPop Demon Hunters Sarà contento Park Chan-wook, che ha detto di essere anche lui un grande appassionato di KPop Demon Hunters.
C’è un sito che digitalizza vecchie musicassette trovate per caso in tutto il mondo Si chiama Intertapes e ogni musicassetta viene catalogata non solo per la musica o le registrazioni che contiene ma anche per la grafica e i colori.
La bandiera di One Piece è arrivata anche a Sanremo grazie a Tommaso Paradiso Il cantante è un fan sfegatato del manga di Eiichiro Oda e ha deciso di portarsi questa sua passione anche sul green carpet dell'Ariston.
Il Vaticano ha annunciato che le messe nella basilica di San Pietro avranno una traduzione simultanea in 60 lingue fatta dall’AI L'AI in questione si chiama Lara e verrà presentata in occasione dei festeggiamenti per i 400 anni della Basilica.
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.
Alla cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici di Milano Cortina, Ilia Malinin si è esibito indossando dei jeans Balmain da 1100 dollari Il pezzo era abbinato a una felpa del rapper NF: nel suo insieme, il look sembrava suggerire una riflessione sulla salute mentale nello sport.
Giorgia Meloni ha dovuto pubblicare un comunicato stampa ufficiale per smentire le voci di una sua partecipazione a Sanremo È stata costretta a farlo perché da giorni questa voce circolava insistentemente, tanto che i giornalisti hanno anche chiesto a Carlo Conti se fosse vera.

Fauxsumerism, come comprano i Millennials

Un nuovo studio racconta che per le ultime generazioni è più importante condividere che acquistare. Le nuove vie dello shopping fra carrelli virtuali, social network, paragoni con le vecchie vetrine e previsioni future.

30 Aprile 2014

Nati tra gli anni ottanta e i duemila, i celebri Millennials (chi scrive ne fa parte) sono stati definiti, peschiamo a caso da un lungo elenco di aggettivi, bamboccioni, choosy, schermo-dipendenti e autoreferenziali. Adesso uno studio pubblicato da WWD li definisce fauxsumers. Il fauxsumerism, dice lo studio, sarebbe a dire il consumo di moda tipico dei Millennials, rivoluziona l’idea stessa di consumo, mettendola a rischio. In breve: preferiamo il navigare al comprare. I Millennials sarebbero in buona sostanza una specie di aggiornamento virtuale del flâneur ottocentesco che, per quanto poetico, non sembra giovare più di tanto all’industria della moda. A meno di trovare il modo di trasformare i “browsers in buyers”.

Lo studio di recente condotto da Intelligence Group, una divisione di Creative Artists Agency, ha intervistato un campione di 1300 Millennials al fine di comprendere i modi nuovi in cui viene consumata la moda. Il risultato più evidente, e per alcuni allarmante, è che nelle loro interminabili sedute di navigazione alla ricerca dei prodotti più desiderati, quello che fanno è comporre magiche liste del desiderio non finalizzate all’acquisto, custodite in carrelli virtuali. E allora perché interessano tanto le aziende? Si stima che i Millennials, circa 2 dei 7.1 miliardi di persone che abitano il pianeta, spenderanno circa 400 miliardi di dollari all’anno a partire dal 2020: un mercato difficile da ignorare. È naturale che il loro comportamento diventi oggetto di studio. Molti degli intervistati dichiarano di acquistare solo ciò che ritengono necessario e di comporre abitualmente liste di oggetti desiderati, mentre il 72% prima di correre in negozio fa le sue ricerche online, nel tentativo di risparmiare tempo e fatica.

Uno dei dati più interessanti dello studio è l’emergere di una “economia della condivisione”, per cui il Millennial sarebbe più interessato all’accesso, all’interazione e alla condivisione, che alla proprietà di un oggetto. Lo studio rintraccia le origini di questo comportamento nelle conseguenze nefaste della recessione. Sono lontani gli anni in cui Audrey Hepburn, la window-shopper più elegante e malinconica della storia del cinema, faceva colazione davanti alle vetrine di Tiffany, ciondolando sulla quinta strada al ritmo di Moon River. Il sogno della merce esposta in vetrina ha una magia che il cinema ha saputo cogliere, un tempo che nulla ha a che fare con quello dello shopping virtuale, che è veloce, effimero, bidimensionale. E l’allure della vetrina (per non parlare di quello della quinta strada) è difficile da riprodursi in un negozio online. Del resto, il suo scopo non è mai stato l’acquisto diretto, quanto piuttosto l’allestimento di una fantasmagoria che stimoli il desiderio e conduca gli oggetti fuori dalla vetrina dentro le nostre fantasie quotidiane.

Alcuni hanno giustamente paragonato il comportamento dei Millennials a quello dei window-shopper. E come qualsiasi commessa sa bene, il rapporto tra quelli che si bloccano imbambolati a guardare le vetrine – imbrattandole – e quelli che entrano a comprare è tutto a vantaggio dei primi. Quindi niente di nuovo sotto il cielo? Forse. Il fauxsumer infatti mantiene poco della passività del consumatore tradizionale. Quello che conta per lui è l’esperienza del consumo e la sua condivisione. Il sogno tramutato immediatamente in immagine Instagram, in tweet, status, racconto. Karl Lagerfeld lo ha capito prima di tutti, tanto che nel suo nuovo store di Londra il camerino è selfie-friendly, mentre in Italia in molti negozi è ancora vietato scattare foto. Il risultato è che il consumatore diventa una strana figura sospesa tra entertainment, consumo e curatela d’arte. Ebay punta proprio su questa confusione quando definisce la sua piattaforma online per la moda una galleria dove tutto è sempre in vendita. E la sfida per i retailer potrebbe nascondersi proprio qui, nell’abbattimento o quanto meno l’accorciamento della distanza tra lo sguardo e l’acquisto. In questa direzione va l’esperimento di Ssense, “I think she’s ready”, primo videoclip “shoppabile” al mondo.

Forse Kurt Vonnegut non aveva in mente il social shopping quando in Mattatoio n. 5 scriveva che «come tanti americani, stava provando a costruirsi una vita che avesse senso dalle cose che trovava nei negozi di souvenir»; però ci è andato vicino, accostando lo shopping a una pratica curatoriale. Nessuno poi esclude che gli anni Ottanta in noi siano solo in letargo, in attesa di tempi migliori.

Articoli Suggeriti
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Leggi anche ↓
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero