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22:41 giovedì 2 aprile 2026
Durante la sua visita di Stato in Giappone, Macron ha ricevuto in regalo un disegno di Porco rosso autografato da Hayao Miyazaki (e ha fatto anche la Kamehameha di Goku assieme a Sanae Takaichi) Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».
La nuova opera di Maurizio Cattelan è un numero telefonico da chiamare per confessargli i vostri peggiori peccati Chi chiamerà e confesserà avrà una corsia preferenziale per acquistare una versione in miniatura della sua opera "The Ninth Hour", quella che ritrae Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite.
Molte persone hanno scoperto le backrooms vedendo il trailer del film The Backrooms e non ci hanno capito niente Prodotto da A24, il film è diretto dal 20enne Kane Parsons, che ha fatto diventare le backrooms un mito internettiano grazie a dei corti pubblicati su YouTube quando di anni ne aveva appena 16.
L’Iran sta usando le criptovalute per aggirare le sanzioni e continuare a finanziare le milizie in tutto il Medio Oriente La preferita dalle Guardie Rivoluzionarie, e dalla banca centrale dell’Iran, sembrerebbe essere Bitcoin perché meno volatile delle altre.
Nel 2025 per la prima volta su internet sono stati pubblicati più testi scritti dall’AI che dagli esseri umani Centomila bilioni di parole scritti dalle macchine: l'ennesima splendida notizia per gli esseri umani che hanno ancora la velleità di guadagnarsi da vivere con la scrittura.
Il mondo sta scoprendo Stefano Rapone grazie a un’intervista ai doppiatori di Super Mario Galaxy in cui quello che doppia Luigi gli dice che il suo Luigi preferito della storia è Luigi Mangione La puntata speciale di Tintoria con il cast del film è diventata viralissima, grazie alle domande di Rapone che hanno lasciato interdetto e divertito il cast.
Ci sono diversi indizi che fanno pensare che gli Strokes stiano per far uscire nuova musica Criptici messaggi pubblicati su Instagram e su un nuovo sito hanno mandato in visibilio i fan. C'è chi scommette già su un singolo in uscita domani.
Un bambino di sette anni ha disegnato la mascotte che gli astronauti di Artemis II stanno portando con loro verso la Luna Si chiama Rise (la mascotte, non il bambino) ed è stata selezionata in un concorso a cui hanno partecipato 2600 bambini da 50 Paesi del mondo.

Se Escobar va in tv

A metà strada tra una soap opera e Romanzo Criminale, il biopic del più grande narcotrafficante dimostra che la telenovela di qualità è possibile.

29 Novembre 2012

Lunedì 19 novembre, ore 21. Bogotà è deserta. Non c’è traffico in centro, gente nelle piazze o caos nei TransMilenio, i sovraffollati autobus della capitale della Colombia. Molti locali notturni sono chiusi. Nelle strade non c’è nessuno. La pubblicità dell’istituto pubblico di turismo dice che “Bogotà è duemila metri più vicino alle stelle”, ma i sette milioni di abitanti sembrano risucchiati da un buco nero. Sono tutti a casa. Perché? In questa stagione dell’anno la temperatura è mite. Né per il coprifuoco un tempo imposto dalla criminalità nelle città latinoamericane, oggi la città è più sicura. Non gioca la nazionale di calcio, non ci sono risultati elettorali da aspettare al telegiornale. Cosa succede? Stanno trasmettendo in tv, in prima serata, l’ultima puntata della fiction Escobar. El patrón del mal (qui).

Nessuno vuole perdersi l’epilogo della serie. Anche se il finale lo conoscono tutti. È successo quello che accade con tutte le telenovelas: non si tratta di “cosa” raccontano ma il “come” viene raccontato. E, soprattutto, il “chi”. La fine del protagonista, il narcotrafficante colombiano Pablo Escobar, è risaputa: mentre provava a scappare dal tetto della casa dove si nascondeva, è stato colpito in pieno petto dai proiettili della polizia. Il suo corpo, grasso, riuscito a prendere 10 chili nei mesi che ha vissuto da latitante, è stato abbattuto il 2 dicembre del 1993. Ma questa serie, ispirata al libro La parabola di Pablo di Alonso Salazar (Aguila, 2012), ha tenuto incollati alla tv non solo i colombiani, ma gran parte dell’America Latina e degli Stati Uniti. Persino sull’isola di Cuba continuano a seguire attraverso collegamenti clandestini i capitoli che vengono trasmessi in streaming sul web.

La prima puntata è andata in onda il 28 maggio su Caracol tv e si è attestata su uno share del 62,7%. Da allora, ogni giorno, dal lunedì al venerdì, sono stati trasmessi capitoli di un’ora ciascuno. La storia, per i colombiani, è una parabola del male: un uomo comune, ambizioso e senza scrupoli, vuole fare i soldi e per farlo è disposto a camminare sul cadavere di chiunque. Costruisce un impero con il traffico di cocaina. Ma non gli basta. Vuole arrivare al cuore del potere, la politico. Sale il premio, sale il prezzo in sangue. Ma il valore aggiunto della fiction è nella sceneggiatura, scritta da Guillermo Cano e Luis Galán – figlio e nipote di un giornalista, e poi politico, ucciso proprio da Escobar – che hanno raccolto le testimonianze di molte vittime e prodotto una documentazione approfondita. La formula sembra vincente.

Escobar. El patrón del mal è anche e soprattutto un viaggio nel tempo. La biografia nera di un paese intero. Siamo nella Medellin d’inizio anni ’80, i costumi e l’architettura sono ricostruiti perfettamente. Per riuscirci, la produzione ha investito circa 10 milioni di dollari, spalmati su 113 capitoli. Sono stati coinvolti 1300 attori in 450 location diverse, quasi tutte esterne. Le inquadrature sono cinematografiche, linguisticamente complesse e piene di ritmo, nel montaggio, offrono una narrazione chiara, descrittiva, quasi didascalica nel raccontare la storia di Escobar. Ogni capitolo ha una struttura indipendente, come fosse un racconto breve.

Medellin è in mano alla criminalità: regna il sicariato, il traffico di stupefacenti con torture di ogni tipo. Pablo Escobar trasforma il linguaggio colombiano, le dinamiche della politica, l’economia stessa. “Prima di Pablo Escobar nessuno pensava che in Colombia potesse scoppiare una bomba in un supermercato o in un aereo in volo… Pablo Escobar ha scoperto più di ogni altro prima di lui che la morte può essere il più efficace strumento di potere”, scriveva il settimanale colombiano Semana il 3 dicembre del 1993, il giorno dopo la morte del narcotrafficante più famoso al mondo.

L’umanizzazione dell’anti-eroe nella serie ricorda il Libanese in Romanzo criminale.  Escobar e i suoi superano e ridisegnano i limiti. Si sentono intoccabili. Sono intoccabili. Lo spettatore assiste all’ascesa di Escobar, il degrado morale dell’uomo e della capitale del dipartimento di Antioquia. Il degrado di tutta la Colombia. Fino a dove – e a che prezzo – arriverà Pablo Escobar? Le vicende sono note, ma la tensione narrativa è gestita molto bene, mentre il protagonista corre verso il suo epilogo mortale.

La telenovela disegna una cartografia dei sentimenti e delle tensioni sociali del paese, dell’immaginazione culturale e delle aspirazioni segrete ed esplicite della gente. La letteratura su questi fenomeni è vasta in America Latina e mescola la finzione con l’egemonia dell’audiovisivo in un continente dove la tv è molto spesso l’elemento domestico più sacro della casa. Sempre pieno, anche quando il frigo è vuoto.

Gabriel García Márquez, un’intervista dello scrittore ed ex direttore di Le Monde Diplomatique Carlos Gabetta pubblicata sulla rivista Chasqui, sosteneva che la telenovela è una forma di narrazione che si regge su quel melodramma demagogico che sembra fare parte del Dna dei latinoamericani. Escobar. El patrón del mal è stato molto criticato anche per questo aspetto. Per molti è l’apologia di un delinquente. Attraverso il rapporto con le sue donne, la mamma soprattutto e poi la moglie e madre dei suoi figli. Legami carichi di sentimentalismo.

“Ci sono case dove si cambia l’orario della cena per potere vedere le telenovelas – continua Garcia Marquez . È il fascino dei fatti della vita reale. Poter fare questo, con valore e qualità letteraria, sarebbe una meraviglia. Poterli intrappolare, fare in modo che cambino le abitudine per interesse a una favola, dovrebbe essere la maggiore aspirazione di uno scrittore”. Di sicuro el Gabo si guarda Escobar: una riflessione storico-sociale della Colombia attraverso il melodramma di una telenovela (di qualità) che ha vinto. Al di là del bene e del male. Dove si colloca il culto di Escobar.

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