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Nel sottosuolo di Niscemi c’è un sistema di rilevamento delle frane di cui tutti si sarebbero “dimenticati” per 20 anni Lo si è scoperto grazie a un'inchiesta della Stampa, secondo la quale gli strumenti di rilevamento sarebbero stati installati e poi abbandonati.
Un uomo ha tentato di far evadere dal carcere Luigi Mangione armato di forchettone da barbecue e rotella tagliapizza L'improbabile colpo tentato da un ex pizzaiolo noto alle autorità si è concluso con la sua incarcerazione nella stessa prigione di Mangione.
Dopo due mesi di silenzio, Paul Dano ha risposto ai commenti offensivi che Quentin Tarantino ha fatto su di lui Al Sundance Film Festival, Dano ha raccontato di essere estremamente grato alle persone che lo hanno difeso
Grazie a TikTok, un singolo di Jeff Buckley è entrato per la prima volta in classifica 29 anni dopo la sua morte “Lover, You Should’ve Come Over” è entrata nella top 100 USA, grazie ai tanti tiktok in cui è stata inserita.
Zohran Mamdani ha indossato una giacca Carhartt personalizzata molto stilosa per spalare la neve a New York Modello "Full Swing Steel", colore nero, sulla parte interna del collo ricamata la scritta "No problem too big, no task too small".
Werner Herzog ha spiegato il vero significato del “pinguino nichilista”, la scena del suo documentario Encounters at the End of the World diventata un popolarissimo meme Lo ha fatto con un reel su Instagram, in cui racconta di essere affascinato tanto dal comportamento dell'animale quanto da quello di chi ne ha fatto un meme.
In Iran stanno arrestando i medici che hanno curato i manifestanti feriti durante le proteste Almeno nove medici sarebbero stati arrestati come ritorsione per aver curato persone ferite. Uno rischierebbe addirittura la pena di morte.
Blossoms Shanghai, la prima serie tv di Wong Kar-wai, arriva su Mubi il 26 febbraio Dopo il grandissimo successo in Cina, l'opera prima televisiva di Wong Kar-wai arriva finalmente anche in Italia.

Instapaper, come ti allungo il giornalismo

Come una semplice app ha ridato vita a un genere giornalistico in crisi

24 Ottobre 2011

C’è il vecchio adagio secondo cui gli utenti web leggono le prime righe di un articolo e poi passano ad altro. C’è quello che dice che è meglio puntare sui video e i multimedia per sfruttare la natura “televisiva” del nuovo medium. E poi c’è chi crede che proprio Internet sia l’habitat adatto a riportare in voga il long-form journalism americano, fatto di articoli lunghi quanto racconti, di eventi snocciolati fino al gigantismo e inchieste chilometriche. Un genere portato in auge a suo tempo da testate come il New Yorker, Esquire, il New York Times e l’Atlantic Monthly, e che da tempo – proprio a causa delle citate impedimenta culturali – soffriva e languiva in un angolo di qualche redazione giornalistica, frustrato a sangue dalla televisione prima e dalla Rete poi.

Può sembrare una contraddizione ma proprio l’arcigno schermo retroilluminato ha ridato forza agli articoli da qualche migliaio di parole, per leggere i quali è necessario pazienza e tempo. Il non sequitur si aggrava quando si precisa che a resuscitare l’antica arte ha contribuito anche Twitter, il social network dei 140 caratteri. Sembra una follia ma è una follia che è accaduta recentemente.

La causa di tutto è stata Instapaper, un’applicazione nata per iPhone e iPad (e ora diffusasi nei vari sistemi operativi, tra cui Kindle) che permette di salvare un articolo web e rileggerlo con calma, offline, senza il pensiero del wi-fi che traballa, e con una veste grafica sobria e ordinata.

Creata da Marco Arment, già responsabile tecnologico di Tumblr, Instapaper è un uovo di colombo scaricabile dall’iTunes Store a 3,99 euro, che in pochi anni ha creato un mostro. Parliamo di reazioni a catena in un ambiente come quello del web, confuso e inesplorato, perennemente in attesa di uno squarcio di luce. Il pulsante read later su cui si basa il software (e con cui si salvano gli articoli) si è presto diffuso nei media mainstream a una velocità impressionante, dando un nuovo senso all’esistenza degli articoli lunghi.

Difatti, se è a dir poco scomodo e insalubre leggersi una long story del New Yorker sul computer di casa, farlo dal proprio smartphone o tablet con Instapaper si rivela un’esperienza non solo tollerabile ma piacevole. Avete presente quando vi hanno detto che l’iPad serve per leggere gli e-book? Ecco, no. L’iPad, come ogni tavoletta, ha lo schermo retroilluminato: leggervi, quindi, può essere spiacevole, alla lunga. “A meno che”, deve aver pensato Armen, “non si aggiri il problema con uno sfondo monocromatico grigio e non si incolonni il testo, per rendere la lettura agevole”.

Era il 2008. Oggi quell’intuizione ha creato una nuova concezione giornalistica: il pulsante read later, infatti, fa capolino su Slate, Daily Beast e Mother Jones. Non solo: sull’onda del momento sono nati alcuni siti con la missione di raccogliere i migliori (e i più lunghi) pezzi giornalistici e darli in pasto ai lettori. Longreads.com e Longform.org sono i due principali esponenti della nuova leva giornalistica, secondo cui le misure non sono solo importanti. Sono essenziali.

Mark Armostrong è il fondatore di Longreads.com. Ha iniziato a collezionare articoli sempre più lunghi perché costretto ogni giorno a passare ore in treno, senza connessione Internet. Instapaper gli ha cambiato la vita, portandolo prima a creare un account twitter (e l’hashtag #longreads, con cui gli utenti consigliano lunghe letture) ed è finito per collaborare con Mother Jones, rivista americana nel cui sito propone settimanalmente cinque pezzi-da-leggere. Sorte simile è toccata a Max Linsky, fondatore di Longform.org, che ha da poco inaugurato una rubrica simile su Slate, in cui propone  articoli lunghi su un dato tema: pornografia, baseball, rapine in banca. Linsky fa un’opera di ricerca approfondita, scavando negli archivi storici delle riviste. Ogni sette giorni, come un palombaro, riemerge con reliquie sommerse della crème del giornalismo anglosassone.

Funziona. Se ne sono accorti tutte alcune delle maggiori testate mondiali che ora propongono i loro pezzi su Twitter, con l’hashtag #longreads o #longform. Un social network che si basa su messaggi di massimo 140 caratteri che alimenta il mercato del long journalism? “Ironico”, ha commentato Mark Arment.

Sì, Instapaper sta allungando il giornalismo, perché ha liberato il web dalla tirannia dell’online. Ora 7000, 10000, 20000 e più parole (proporzione: questo articolo ne ha circa 800) possono essere godute in pace, in quella terra di mezzo in cui la connessione non riesce a dare ritmi forsennati. Il tempo di premere read later, aggiornare il proprio profilo Instapaper, e ci si può scollegare dal mondo, godendosi quel limbo in cui la colonna destra di Repubblica.it sembra lontana lontana.

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