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In Inghilterra vogliono costruire nuove case popolari per risolvere la crisi abitativa ma c’è un problema: molti dei terreni su cui costruire sono occupati dai campi da golf Il governo Starmer vuole costruire un milione e mezzo di case nei prossimi cinque anni. Ma lo spazio è poco e da qui l'idea di usare i campi da golf.
Quest’estate arriveranno nei cinema italiani quattro film inediti di Hirokazu Kore-eda Dal 14 maggio all'1 luglio BIM porterà in sala quattro opere giovanili del regista, mai distribuite prima nel nostro Paese.
Un tribunale cinese ha stabilito che le aziende non possono licenziare i lavoratori per sostituirli con l’AI «L’intelligenza artificiale dovrebbe essere utilizzata per creare lavoro, promuovere l’occupazione e migliorare i salari», si legge nella sentenza.
Palantir ha lanciato la sua giacca da lavoro anche se nessuno l’ha chiesta e nessuno la vuole Anche perché non costa neanche poco: 239 dollari per un oggetto brandizzato da una delle aziende più controverse e criticate del mondo.
Fred Again ha messo tutti i pezzi che ha suonato nel suo USB002 tour in un video lungo 108 ore e l’ha pubblicato su YouTube Secondo gli storici di YouTube, è il video più lungo mai pubblicato dalla piattaforma. Anche uno dei più belli, ci permettiamo di aggiungere.
Costruirsi un cyberdeck è diventata l’ultima forma di protesta contro la prepotenza di Big Tech Sono piccoli computer "artigianali", costruiti con pezzi vecchi, economici e di seconda mano, e personalizzati in ogni modo possibile e immaginabile.
Tolti gli Stati Uniti, l’Italia è il Paese in cui Il diavolo veste Prada 2 sta incassando di più in tutto il mondo Il film sta infrangendo record su record al botteghino italiano: ha già superato il milione di presenze in un solo fine settimana di programmazione.
Si è svolta in Colombia la prima conferenza dei Paesi che vogliono abbandonare per sempre i combustibili fossili Vi hanno preso parte 57 Paesi (compresa, a sorpresa, l'Italia). L'obiettivo è liberarsi della dipendenza dal fossile immediatamente.

Instapaper, come ti allungo il giornalismo

Come una semplice app ha ridato vita a un genere giornalistico in crisi

24 Ottobre 2011

C’è il vecchio adagio secondo cui gli utenti web leggono le prime righe di un articolo e poi passano ad altro. C’è quello che dice che è meglio puntare sui video e i multimedia per sfruttare la natura “televisiva” del nuovo medium. E poi c’è chi crede che proprio Internet sia l’habitat adatto a riportare in voga il long-form journalism americano, fatto di articoli lunghi quanto racconti, di eventi snocciolati fino al gigantismo e inchieste chilometriche. Un genere portato in auge a suo tempo da testate come il New Yorker, Esquire, il New York Times e l’Atlantic Monthly, e che da tempo – proprio a causa delle citate impedimenta culturali – soffriva e languiva in un angolo di qualche redazione giornalistica, frustrato a sangue dalla televisione prima e dalla Rete poi.

Può sembrare una contraddizione ma proprio l’arcigno schermo retroilluminato ha ridato forza agli articoli da qualche migliaio di parole, per leggere i quali è necessario pazienza e tempo. Il non sequitur si aggrava quando si precisa che a resuscitare l’antica arte ha contribuito anche Twitter, il social network dei 140 caratteri. Sembra una follia ma è una follia che è accaduta recentemente.

La causa di tutto è stata Instapaper, un’applicazione nata per iPhone e iPad (e ora diffusasi nei vari sistemi operativi, tra cui Kindle) che permette di salvare un articolo web e rileggerlo con calma, offline, senza il pensiero del wi-fi che traballa, e con una veste grafica sobria e ordinata.

Creata da Marco Arment, già responsabile tecnologico di Tumblr, Instapaper è un uovo di colombo scaricabile dall’iTunes Store a 3,99 euro, che in pochi anni ha creato un mostro. Parliamo di reazioni a catena in un ambiente come quello del web, confuso e inesplorato, perennemente in attesa di uno squarcio di luce. Il pulsante read later su cui si basa il software (e con cui si salvano gli articoli) si è presto diffuso nei media mainstream a una velocità impressionante, dando un nuovo senso all’esistenza degli articoli lunghi.

Difatti, se è a dir poco scomodo e insalubre leggersi una long story del New Yorker sul computer di casa, farlo dal proprio smartphone o tablet con Instapaper si rivela un’esperienza non solo tollerabile ma piacevole. Avete presente quando vi hanno detto che l’iPad serve per leggere gli e-book? Ecco, no. L’iPad, come ogni tavoletta, ha lo schermo retroilluminato: leggervi, quindi, può essere spiacevole, alla lunga. “A meno che”, deve aver pensato Armen, “non si aggiri il problema con uno sfondo monocromatico grigio e non si incolonni il testo, per rendere la lettura agevole”.

Era il 2008. Oggi quell’intuizione ha creato una nuova concezione giornalistica: il pulsante read later, infatti, fa capolino su Slate, Daily Beast e Mother Jones. Non solo: sull’onda del momento sono nati alcuni siti con la missione di raccogliere i migliori (e i più lunghi) pezzi giornalistici e darli in pasto ai lettori. Longreads.com e Longform.org sono i due principali esponenti della nuova leva giornalistica, secondo cui le misure non sono solo importanti. Sono essenziali.

Mark Armostrong è il fondatore di Longreads.com. Ha iniziato a collezionare articoli sempre più lunghi perché costretto ogni giorno a passare ore in treno, senza connessione Internet. Instapaper gli ha cambiato la vita, portandolo prima a creare un account twitter (e l’hashtag #longreads, con cui gli utenti consigliano lunghe letture) ed è finito per collaborare con Mother Jones, rivista americana nel cui sito propone settimanalmente cinque pezzi-da-leggere. Sorte simile è toccata a Max Linsky, fondatore di Longform.org, che ha da poco inaugurato una rubrica simile su Slate, in cui propone  articoli lunghi su un dato tema: pornografia, baseball, rapine in banca. Linsky fa un’opera di ricerca approfondita, scavando negli archivi storici delle riviste. Ogni sette giorni, come un palombaro, riemerge con reliquie sommerse della crème del giornalismo anglosassone.

Funziona. Se ne sono accorti tutte alcune delle maggiori testate mondiali che ora propongono i loro pezzi su Twitter, con l’hashtag #longreads o #longform. Un social network che si basa su messaggi di massimo 140 caratteri che alimenta il mercato del long journalism? “Ironico”, ha commentato Mark Arment.

Sì, Instapaper sta allungando il giornalismo, perché ha liberato il web dalla tirannia dell’online. Ora 7000, 10000, 20000 e più parole (proporzione: questo articolo ne ha circa 800) possono essere godute in pace, in quella terra di mezzo in cui la connessione non riesce a dare ritmi forsennati. Il tempo di premere read later, aggiornare il proprio profilo Instapaper, e ci si può scollegare dal mondo, godendosi quel limbo in cui la colonna destra di Repubblica.it sembra lontana lontana.

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