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19:50 giovedì 12 febbraio 2026
Anna Wintour e Chloe Malle hanno fatto la loro prima intervista insieme ed è talmente strana che non si capisce se fossero serie o scherzassero L'ha pubblicata il New York Times, per discutere del futuro di Vogue. Si è finiti a parlare di microespressioni e linguaggio del corpo.
Sembra proprio che la quarta stagione di Severance sarà anche l’ultima Le riprese della terza inizieranno quest'estate: dovremmo riuscire a vederla nel 2027.
Meta ha brevettato una AI che continua a postare per te sui social anche dopo la tua morte, per evitare che i follower sentano la tua mancanza Brevetto che, però, l'azienda ha detto che non ha intenzione di usare. Almeno per il momento.
Gli agenti dell’ICE si stanno lamentando su Reddit perché non gli arriva lo stipendio e non hanno l’assicurazione Il subreddit r/ICE_ERO è diventato uno sfogatoio per gli agenti dell'ICE, che a quanto pare hanno molto da dire su retribuzione e benefit.
Su YouTube si terrà una maratona dedicata a Umberto Eco, per festeggiare la fine dei 10 anni di silenzio su di lui chiesti dallo scrittore nel suo testamento L'evento si terrà in diretta streaming sui canali YouTube della Fondazione Umberto Eco e della Fondazione Bottega Finzioni Ets, con inizio alle 12 del 18 febbraio, ora italiana.
Pur di costringerle a usare la sua app di messaggistica, il governo russo ha improvvisamente impedito l’accesso a Whatsapp a 100 milioni di persone Tutto pur di costringere i russi a iscriversi a Max, una app molto simile a Whatsapp ma controllata dal governo stesso, ovviamente.
Google ha emesso un’obbligazione che gli investitori potranno incassare tra 100 anni, se saranno ancora vivi A quanto pare, era l'unica maniera di trovare tutti i soldi che l'azienda vuole investire nello sviluppo dell'intelligenza artificiale.
Il Partito Liberale Democratico di Sanae Takaichi ha preso così tanti voti che non ha abbastanza deputati per occupare tutti i seggi vinti, quindi ne ha dovuti “regalare” un po’ agli altri partiti La vittoria è stata così larga che a un certo punto si sono accorti che non avevano più deputati da mandare alla Camera.

Come si diventa un’ex divinità

Pechino foraggia i monaci che lo adorano. Il Dalai Lama lo ha dichiarato uno "spirito maligno."

24 Settembre 2011

Si respira una strana atmosfera nel monastero Songzanlin di Shangri-la, una cittadina dello Yunnan, in Cina. In una parte della struttura non solo compare una statua di Dorje Shugden, una divinità tibetana particolarmente controversa, ma in una stanza laterale ci sono ben 340 suoi busti nuovi, destinati a essere dislocati in altrettanti templi. In un altro edificio, invece, si vede un monaco dare il benvenuto a un visitatore con aria sospettosa. Solo dopo aver verificato la sua indifferenza nei confronti di Dorje Shugden il religioso cambia espressione e rassicura con gioia il suo interlocutore spiegandogli che si trova nell’area “pulita” del monastero. Quella in cui “il diavolo” non viene venerato.

Il culto di Dorje Shugden è oggi l’arma con cui Pechino cerca di dividere la comunità tibetana. E i risultati dati dall’aver finanziato sia la produzione di statue e poster della divinità sia le attività di proselitismo dei monaci pro Shugden iniziano a vedersi con chiarezza. Tanto da poter spingere il Dalai Lama a rivedere la sua posizione su questa divinità per recuperare un po’ di armonia e coesione all’interno della comunità tibetana. Anche se in questo modo rischia di perdere almeno in parte la stima di chi non ha mai avuto il coraggio di contraddirne scelte e insegnamenti.

La controversia su Dorje Shugden risale agli anni ’70, quando nel Libro Giallo di Kyabje Trijang Rinpoche, uno dei maestri del Dalai Lama, l’autore spiegò che i monaci che avessero praticato gli insegnamenti di altre scuole avrebbero suscitato la collera di Dorje Shugden. Il Dalai Lama percepì questa affermazione come una minaccia diretta alla sua leadership all’interno del movimento, e da quel momento indicò Dorje Shugden come uno spirito maligno, chiese ai suoi seguaci di rinunciare al culto verso questa “ex divinità”, di smettere di fare proseliti, pur autorizzandoli a rivolgerle, in privato, qualche preghiera.

Solo negli anni ’90 il Dalai Lama si rese conto che la sua richiesta non era stata presa in considerazione da nessuno. Molti religiosi avevano continuato a diffondere gli insegnamenti di Dorje Shugden, anche all’estero, tanto da rafforzare il culto della “divinità-diavolo” grazie all’opera di decine di migliaia di nuovi seguaci.
Anche se è difficile immaginare che la Cina abbia in qualche modo influenzato i contenuti del Libro Giallo di Rinpoche, è certo che Pechino ha monitorato con attenzione la situazione per riuscire ad inserirsi in una spaccatura che avrebbe potuto aiutarla a destabilizzare un movimento che le fa tanto paura. Per questo nella Repubblica popolare sono stati approvati stanziamenti extra destinati alla costruzione di nuovi templi dedicati a Dorje Shugden, all’estero sono state finanziate le attività di proselitismo per promuovere il culto della divinità “maligna”. Nella speranza di riuscire, in un secondo momento, ad aumentarne il numero di seguaci anche in Tibet. Grazie al passaparola tra fedeli.

Oggi il partito può dirsi soddisfatto dei risultati raggiunti. Monasteri “spaccati” come quello di Songzanlin non rappresentano casi isolati, e oggi ne esistono anche in Tibet. Tibetani pro-Dalai Lama e tibetani pro-Dorje Shugden sono sempre più diffidenti gli uni nei confronti degli altri. “Il culto di Dorje Shugden è responsabile di molte divisioni tra insegnanti e studenti, ma anche tra mariti e mogli”, racconta un ragazzo tibetano. “Alcune coppie hanno persino divorziato per Dorje Shugden. E noi tibetani, oggi, non riusciamo più a percepire noi stessi come un’unica comunità”, fa eco un altro. Non solo: alcuni seguaci di Dorje Shugden hanno iniziato a riflettere sul vero significato di “pietà” visto che il Dalai Lama che la predica da decenni si sente minacciato da una divinità qualsiasi. “Continuiamo a riconoscerlo come il leader spirituale del movimento tibetano, ma forse ha così tanta paura perché sa di non essere la vera reincarnazione del Lama”.

Fino a qualche anno fa sarebbe stato impossibile sentire pronunciare frasi del genere a un tibetano. La Cina naturalmente esulta e si sente quanto meno corresponsabile di aver instillato qualche dubbio nei fedeli di una comunità apparentemente tanto unita. E il Dalai Lama cosa può fare? Se continua a rinnegare Dorje Shugden rischia di spaccare ancora più profondamente il suo popolo. Se invece decide di riabilitare la “divinità maligna” potrebbe creare confusione e, addirittura, confermare i dubbi di una parte dei suoi fedeli.

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