Twitter, Facebook e il mondo arabo
È passato poco più di un anno dalle rivolte egiziane chiamate, grazie a una gentile concessione della toponomastica, “di piazza Tahrir”. Si parlò – ed è nozione diffusa a tutt’oggi – dell’enorme importanza dei social network, Twitter in primis, tra i rivoltosi, e la scoperta di un’utilità veramente ” sociale” dei social network colpì il mondo dell’informazione.
Due infografiche prodotte da Khaled El Ahmad, blogger giordano, mostrano quanta “sensazione” fosse presente in quegli entusiasmi, e dicono chiaramente che la diffusione nei paesi arabi di social network è ancora piuttosto embrionale. Soltanto lo 0,26 % della popolazione egiziana è attiva su Twitter, ad esempio (e lo 0,1 % di quella tunisina, e lo 0,04 % di quella siriana). Dal nord Africa al Medio Oriente, invece, stupirà constatare come il paese in cui è maggiore l’abitudine “al cinguettio” è il Kuwait, con il 9 % circa della popolazione. Facebook è invece estremamente più popolare, e tocca il picco del 36 % negli Emirati Arabi Uniti.
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Lo ha fatto con un reel su Instagram, in cui racconta di essere affascinato tanto dal comportamento dell'animale quanto da quello di chi ne ha fatto un meme.
App, newsletter, piattaforme, servizi di ogni natura e genere: la nostra dipendenza dagli abbonamenti ormai ha anche un nome scientifico, subscription service overload. E, come per tutte le malattie gravi, c'è chi inizia a proporre e praticare cure molto radicali.
