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Ben Smith tra Politico, Twitter e il blog dell’era post-blog

07 Novembre 2011

Appena tre anni fa, nel 2008, un blog sembrava lo strumento perfetto per seguire una continuous news come le elezioni presidenziali statunitensi. Ben Smith, firma del quotidiano Politico, ha seguito quei mesi di passione (lo scontro finale tra Obama e McCain, il fattore Palin) dal blog ospitato nel sito del giornale. Un lavoro unico che gli ha fatto guadagnare il titolo di «padre del blog politico-giornalistico» – conquistato nel campo anche durante le sue esperienze precedenti, al New York Daily News e il New York Observer – e che ha fatto la fortuna della testata, che dalla sua fondazione (2007) aveva scelto l’approfondimento e le cronache da Capitol Hill come suo punto di forza. Il blog di Smith era tra le armi più potenti e note a disposizione di Politico. Una miniera di scoop e rivelazioni, pubblicate in tempo reale sul sito, un tesoro online che aiutava anche le vendite del cartaceo.

Tre anni dopo, però, tutto è cambiato. Il blog è diventato uno strumento lento e pesante, se paragonato a Twitter, nuova icona dell’istantaneità online. Ben Smith se ne è accorto e ai primi di settembre ne aveva parlato con Adweek:

Sin dai primi giorni della campagna 2008, Smith si è distinto per essere il primo ad arrivare sulla notizia. (…) Ma da allora molte cose sono cambiate. Secondo Smith, «Twitter sta succhiando la vita ai blog»: «Mentre un tempo i lettori riaggiornavano il mio blog per controllare le mie ultime notizie, ora stanno su Twitter».

L’intervista-sfogo continuava in una sorta di lamento professionale e umano: il giornalista definiva il suo lavoro «incredibilmente old school», stupendosi di come in appena tre anni quello che sembrava la Ferrari del giornalismo online si fosse tramutato in una Duna. Come fare? Abbandonare il blog e convertirsi in toto a Twitter? Impossibile: come fare a dare una notizia (spiegandola) in 140 caratteri?

Il problema non era solo di Smith ma di Politico.com (oltreché di molti altri giornalisti e blogger), che sulla formula-blog aveva basato il suo successo. A quanto pare, però, una soluzione è stata trovata. Di che si tratta? Di una cosa che al momento non ha ancora un nome («Come li chiamiamo?», si è chiesto lo stesso Smith, «Canali? Verticali? Pagine? Non ho ancora trovato una parola che vada bene») ma che, come ha annunciato il giornalista dal suo rinato diario online, si affaccia nell’era del post-blog.

Il vecchio e polveroso blog politico personale ha avuto bisogno di alcuni aggiornamenti. Twitter ha rimpiazzato i blog personali come spazio per la conversazione politica, liberandomi dal dover scrivere di ciò di cui tutti stanno parlando in tempo reale, e spingendomi verso scoop e approfondimenti. Altri blogger di successo – da Andrew Sullivan a Michelle Malkin, da Chris Cillizza a Ezra Klein — hanno dovuto istituzionalizzare il loro lavoro, assumendo personale e formalizzandosi per migliorare il proprio servizio al pubblico.

Lo staff che aiuterà Smith e il suo blog è composto da Emily Schultheis, reporter di Politico e Dylan Byers, ex di Adweek e autore dell’intervista-lamento pubblicata dal magazine a settembre.

Tre persone al posto di una, per ridare vita a un genere un po’ in crisi. E non è un caso che la ristrutturazione arrivi alle porte del 2012, anno delle prossime presidenziali Usa. Nella scorsa tornata elettorale Obama e il blog di Ben Smith trionfarono; oggi sono entrambi in difficoltà ed entrambi si sentono in dovere di non sprecare il lavoro fatto fino a oggi.

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