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Sembra proprio che Billie Eilish farà il suo debutto da attrice interpretando la protagonista nel film de La campana di vetro di Sylvia Plath Dopo aver detto di non amare la recitazione, la cantante sembra aver cambiato idea grazie a Sylvia Plath e al personaggio di Esther Greenwood.
L’unico Paese entusiasta della decisione di riammettere la Russia alla Biennale di Venezia è la Russia Quasi tutti Paesi europei si sono espressi contro la decisione della Biennale e in tanti hanno già iniziato a minacciare il boicottaggio.
C2C Festival ha pubblicato il set che Nicolas Jaar ha dedicato a Sergio Ricciardone nella serata finale dell’ultima edizione del festival Un set speciale e segreto che ora, nel giorno dell'anniversario della morte del fondatore, si può ascoltare e scaricare gratuitamente sulla pagina Bandcamp di C2C Festival.
La Spagna ha approvato una legge che garantisce assistenza medica gratuita anche ai migranti senza documenti «L'obiettivo è rispondere a un'ondata di odio ribadendo che la dignità non dipende dal possesso di un visto», ha detto la ministra della Salute Mónica García.
A quasi ottant’anni, Arnold Schwarzenegger tornerà a interpretare Conan il barbaro L'attore ha 78 anni ma è prontissimo a indossare di nuovo i panni del re distruttore, che però nel nuovo film sarà anche re vecchio e stanco.
Il sindacato delle librerie indipendenti francesi ha cacciato Amazon dalla Fiera del libro di Parigi Amazon avrebbe dovuto essere il main sponsor del Festival du Livre de Paris, principale fiera letteraria francese. Il Syndicat de la Librairie Française si è opposto.
A Londra hanno aperto due punti di controllo qualità della droga per prevenire overdose e morti Si trovano a Hackney e Camden, li gestisce l'associazione The Loop, assieme al Comune e alla polizia locale.
Chloë Sevigny e Gillian Anderson hanno sfilato per Miu Miu ricordandoci che gli anni ’90 sono stati bellissimi Lo show, chiamato "Mindful Intimacy", rifletteva sul rapporto tra corpo e abito in un mondo così grande e problematico: un pensiero che, di per sé, è già molto anni '90.

Secondo i big data Shakespeare aveva molti co-autori

21 Febbraio 2017

The New Oxford Shakespeare, una recente edizione britannica delle opere di William Shakespeare curata da Gary Taylor, un noto studioso americano, si distingue soprattutto per due caratteristiche. Primo perché, per la prima volta, inserisce ben 14 altri drammaturghi come coautori: Christopher Marlowe è indicato come co-autore della trilogia su Enrico VI, mentre figurano anche i nomi di Thomas Nashe, George Peele, Thomas Heywood, Ben Jonson, George Wilkins, Thomas Middleton, e John Fletcher. Un altro dato interessante, poi, è come il ruolo di questi co-autori è stato scoperto, studiato e creditato: un’analisi computerizzata dei pattern linguistici in un database di opere teatrali contemporanea al corpus shakespeariano.

«Shakespeare è finalmente entrato nell’era dei big data», ha dichiarato Taylor in un comunicato stampa a ridosso della pubblicazione dell’edizione, avvenuta lo scorso autunno. Più recentemente, il New Yorker ha pubblicato un approfondimento di Daniel Pollack-Pelzner sul lavoro di Taylor e altri studiosi che hanno analizzato il rapporto di Shakespeare coi suoi contemporanei e collaboratori. Il dare spazio alle altre figure che hanno apportato il loro contributo alle sue opere, spiega Pollack-Pelzner, non significa accusare Shakespeare di plagio: semplicemente, «gli studiosi hanno riconosciuto che scrivere un’opera teatrale nel Sedicesimo secolo era un po’ come scrivere una sceneggiatura cinematografica oggi, con molte mani che revisionano un prodotto che appartiene a un’azienda».

Shakespeare co-autori

È dagli anni Ottanta che Taylor cerca non tanto di ridimensionare la figura di Shakespeare, quanto di metterla in un contesto più ampio: in Reinventing Shakespeare, per esempio, aveva decostruito l’immagine del drammaturgo come genio assoluto, sostenendo che «Shakespeare era una stella, ma non la sola stella della galassia». Quanto al suo recente utilizzo di analisi computerizzata, il New Yorker esprime qualche dubbio: «Il New Oxford Shakespeare sostiene che il suo algoritmo possa estrapolare il lavoro di una singola mano: una possibilità, certo, ma esistono ragioni di essere scettici davanti a questa metodologia computazionale».

Piuttosto è qualcos’altro che rende l’edizione di Taylor interessante: «La canonizzazione di Shakespeare ha fatto ché il suo modo di raccontare storie – e in particolare la sua visione monarco-centrica della storia – oggi ci sembri la norma, mentre in realtà ci sono altri modi di raccontare storie, e altri modi di metterle in scena, in cui magari altri autori erano più bravi. Se gli adoratori Shakespeare hanno raccontato una storia al fine di screditare i suoi rivali contemporanei, il New Oxford Shakespeare sta raccontando una storia per offrirgli un riconoscimento postumo».

Un’edizione del 1623 esposta durante un’asta a Sotheby’s, Londra (Scott Barbour/Getty Images)
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