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In Francia c’è stato un altro caso di sottomissione chimica e stavolta l’accusato è un ex senatore Per fortuna la potenziale vittima, una deputata dell'Assemblea nazionale, si è accorta di essere stata drogata prima che succedesse qualcosa.
Dopo che Mamdani ha consigliato ai newyorchesi di leggere Heated Rivalry, i download del libro sono aumentati del 500 per cento Download tutti arrivati dalla rete delle biblioteche pubbliche della città, dove il libro si poteva scaricare gratuitamente.
Ikea ha annunciato che non produrrà più la borsa Frakta (quella blu da 99 centesimi) L'accessorio, passato anche sulle passerelle di Balenciaga e sui campi da tennis, sarà sostituito da un nuovo modello, in fase di progettazione.
Sydney Sweeney rischia una denuncia per atti vandalici per aver coperto la scritta Hollywood con i suoi reggiseni Era tutta una trovata pubblicitaria per lanciare la sua linea di biancheria intima, Syrn. Ma, a quanto pare, la trovata pubblicitaria la porterà in tribunale.
La CDU, il partito di maggioranza in Germania, vuole abolire il diritto di lavorare part time Secondo il partito del cancelliere Merz, la crisi economica tedesca è colpa soprattutto dei troppi lavoratori che decidono di fare part time.
I cittadini di Minneapolis hanno organizzato una festa per il licenziamento di Greg Bovino davanti all’hotel dove alloggiava Cori, canti, balli, musica, festeggiamenti. Fino a quando la polizia non è intervenuta per interrompere violentemente il party improvvisato.
Ad Amsterdam saranno installate lungo i canali delle mini scale per aiutare i gatti che cadono in acqua Centomila euro che il Comune ha deciso di investire nella costruzione di quelle che tecnicamente si chiamano “scale per l’uscita della fauna selvatica”.
Dopo il litigio con il figlio Brooklyn, una canzone di Victoria Beckham di 25 anni fa è arrivata in cima alle classifiche inglesi A 23 anni dal lancio, "Not Such An Innocent Girl" raggiunge la vetta di ben due classifiche inglesi, grazie al pubblico litigio tra Victoria e David da una parte e il figlio Brooklyn dall'altra.

La paura delle bambole ha a che fare col funzionamento del nostro cervello

21 Ottobre 2016

Perché abbiamo paura delle bambole? La pediofobia, com’è chiamata la paura patologica di bambolotti e giocattoli più o meno rassomiglianti a figure umane, colpisce sia i bambini che gli adulti, ed è tra le fobie più rappresentate dal filone horror di libri, film e serie tv. La bambola assassina, pellicola dell’orrore del 1988, è solo il primo titolo che viene in mente, ma a esso si potrebbero aggiungere il più recente Annabelle (2014), in cui una coppia inizia a essere vittima di eventi soprannaturali con protagonista una vecchia bambola, e un episodio della serie Ai confini della realtà.

Ma se la cultura popolare aiuta a coltivare il fascino “thriller” di questo tipo di giocattolo, non è tuttavia l’unico fattore da chiamare in causa. La prima ragione, anzi, ha a che vedere col nostro cervello: una bambola antropomorfa di plastica o porcellana rientra in ciò che l’esperto di ingegneria robotica giapponese degli anni Settanta Masahiro Mori chiamò famosamente “uncanny valley”, un limbo in cui la coscienza umana riconosce qualcosa di vagamente simile a una figura della sua specie, ma nel contempo abbastanza diversa da farle percepire inquietudine e spaesamento.

New York Doll Hospital Fixes Damaged Toys

La pediofobia è una parte di un disturbo più ampio, l’automatonofobia, ossia la repulsione per tutto ciò che è fatto a imitazione di un essere umano. Come spiegava un articolo uscito sul magazine Smithsonian l’anno scorso, la paura delle bambole come la conosciamo oggi ha fatto la sua prima apparizione nel XIX secolo, quando l’innovazione dell’industria dei giocattoli ha permesso di creare figure più somiglianti a una persona vera: «I nostri cervelli sono disegnati per passare in rassegna i volti in cerca di informazioni importanti sulle intenzioni, le emozioni e i possibili pericoli; siamo così pronti a vedere facce e reagire a esse che le vediamo ovunque, in finestre segnate e nelle macchie», scriveva il giornale. Le persone più affette da nevrosi, infatti, sono anche quelle più propense a riconoscere volti e venirne spaventate, e si tratta dello stesso meccanismo alla base della coulrofobia, la paura dei clown (oggi molto d’attualità).

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