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06:23 domenica 15 febbraio 2026
Sull’isola di Epstein c’era un Pokestop di Pokemon Go ma non si sa chi è stato a metterlo lì E probabilmente non lo sapremo mai, visto che lo sviluppatore del gioco Niantic nel frattempo lo ha rimosso.
Alla Berlinale, il Presidente della giuria Wim Wenders è stato criticatissimo per aver detto che «il cinema deve stare lontano dalla politica» Lo ha detto durante la conferenza stampa di presentazione del festival, rispondendo a una domanda su Israele e Palestina.
È scoppiato un grosso scandalo attorno al più famoso e lussuoso ristorante del mondo, il Noma di Copenaghen Un ex dipendente sta raccogliendo e pubblicando decine di accuse nei confronti dello chef René Redzepi: si va dagli abusi psicologici alla violenza fisica.
Per il suo centenario, E/O ripubblicherà tutta l’opera di Christa Wolf con le copertine degli anni Ottanta Si comincia il 9 aprile con la riedizione di Cassandra.
James Blake presenterà il suo nuovo disco con una listening session gratuita in Triennale Milano Trying Times, questo il titolo del disco, esce il 13 marzo. Con questo evento in Triennale, Blake lo presenta per la prima volta al pubblico.
Gisele Pelicot ha scritto un memoir in cui racconta tutto quello che ha passato dal giorno in cui ha scoperto le violenze del suo ex marito Il libro uscirà in contemporanea in 22 Paesi il 19 febbraio. In Italia sarà edito da Rizzoli e tradotto da Bérénice Capatti.
Le cure per il cancro sono costate così tanto che la famiglia di James Van Der Beek è rimasta senza risparmi ed è stata costretta a lanciare una raccolta fondi In nemmeno due giorni, 42 mila persone hanno fatto una donazione e sono stati raccolti più di 2 milioni di dollari.
Anna Wintour e Chloe Malle hanno fatto la loro prima intervista insieme ed è talmente strana che non si capisce se fossero serie o scherzassero L'ha pubblicata il New York Times, per discutere del futuro di Vogue. Si è finiti a parlare di microespressioni e linguaggio del corpo.

Le nuove regole di Meta permetteranno di dire cose orribili

08 Gennaio 2025

Al video con cui Mark Zuckerberg ha annunciato la chiusura del programma di fact checking di terze parti su Meta, per ora entrata in vigore soltanto negli Stati Uniti – una decisione presa, a suo dire, a causa di «bias politici dei fact checker» e di «censura istituzionalizzata dall’Unione Europea» (disse quello che ha deciso di bannare i capezzoli dalla faccia della Terra) – sono seguite altre inquietantissime novità sul nuovo regolamento introdotto da uno Zuckerberg ormai entrato nel vivo del suo processo di “muskizzazione” e avvicinamento a Donald Trump. Le novità decise dal fondatore e Ceo di Meta riguardano gli aggiornamenti apportati a quella che si chiama “Hateful Conduct Policy”, ovvero l’insieme di limitazioni che proteggevano gli utenti dagli insulti degli hater e dai contenuti offensivi.

Nel nuovo regolamento si legge chiaramente che le limitazioni su argomenti come «immigrazione, identità di genere e questioni di genere» sono state completamente eliminate, perché secondo l’azienda sono «spesso parte del dibattito politico». «Non è giusto che certe cose possano essere dette in tv o in Parlamento ma non sulle nostre piattaforme», si legge in un testo firmato da Joel Kaplan, repubblicanissimo nuovo capo degli affari internazionali prontamente piazzato alla dirigenza Zuckerberg al posto del britannico Nick Clegg.

Interpretando le affermazioni di Meta, quello che adesso succederà è che agli utenti sarà consentito, ad esempio, di accusare persone di malattia mentale o anormalità in base al loro genere e orientamento sessuale «dati i discorsi politici e religiosi sul transgenderismo, l’omosessualità e l’uso comune e non serio di parole come “strano”», si legge nella nuova policy. Come ha segnalato Wired, grazie a queste nuove regole sarà possibile riferirsi alle donne come oggetti domestici o proprietà e alle persone transgender o non binarie come a “esso” (affermazioni di questo tipo sarebbero finora state bloccate). Nelle linee guida si legge anche che da ora saranno permessi «contenuti che chiedono limitazioni basate sul genere per accedere a professioni nell’ambito militare, nelle forze dell’ordine e nell’insegnamento» perché «a volte le persone usano un linguaggio di esclusione per il sesso o il genere quando discutono dell’accesso a spazi spesso limitati dal sesso o dal genere. Ad esempio ai bagni, a scuole specifiche, a ruoli specifici nell’esercito, nelle forze dell’ordine o nell’insegnamento, e a gruppi sanitari o di supporto».

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